lunedì 9 giugno 2014
RENZI: AL VIA MISSIONE IN ASIA, DOMANI IN CINA
Pechino, 9 giu. - Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi è arrivato a Hanoi, in Vietnam, prima tappa del suo viaggio in Asia che lo porterà in Cina e in Kazakistan. Si tratta della prima volta di un premier italiano nella capitale vietnamita dal 1973, quando sono state avviate le relazioni diplomatiche. Renzi verrà accolto con una cerimonia ufficiale al Mausoleo di Hanoi e poi incontrerà il primo ministro Nguyen Tan Dung, il presidente Truong Tan Sang e il segretario generale del Partito comunista vietnamita Nguyen Phu Trong. Renzi è atterrato alle 15.20 ora locale, le 10.20 in Italia, e la sua prima destinazione sarà il Mausoleo di Ho Chi Mnh. Renzi depositerà una corona di fiori. Il premier farà delle dichiarazioni alla stampa nel pomeriggio. La visita di Renzi, accompagnato da numerosi imprenditori, proseguirà domani con la visita agli stabilimenti della Ariston, nella provincia di Bach Ninh, e della Piaggio nella provincia di Vinh Phue.
Il premier ripartirà quindi da Hanoi per la Cina, dove farà tappa a Shanghai e Pechino. Nell'hub finanziario cinese Renzi parlerà ai membri della business community della metropoli riuniti allo Shanghai Italian Center, il padiglione italiano dell'Expo di Shanghai del 2010, alla presenza delle autorità italiane in Cina, tra cui l'ambasciatore, Alberto Bradanini. Per la parte cinese saranno presenti rappresentanti del China Corporate United Pavillion, il terzo padiglione cinese che sarà presente a Expo Milano 2015, oltre a quello governativo e a quello gestito dal gruppo immobiliare Vanke, espressione dei grandi gruppi industriali cinesi.
Al termine dell'incontro con gli imprenditori, Renzi ripartirà per Pechino, dove l'11 giugno prossimo si incontrerà nella Grande Sala del Popolo - il palazzo del Parlamento cinese, che sorge sul lato ovest di piazza Tienanmen - con le tre massime cariche della Repubblica Popolare Cinese: oltre all'incontro con il suo omologo cinese, il primo ministro Li Keqiang, è previsto anche un incontro il presidente e segretario generale del PCC, Xi Jinping, e con il presidente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il parlamento cinese, Zhang Dejiang. A Pechino, Renzi incontrerà anche i partecipanti al Business forum, che riunirà circa cento imprese egualmente ripartite tra italiane e cinesi. Tra i nomi di spicco dell'industria italiana, quelli di Finmeccanica, Unicredit, H3G ed Enel, che ad aprile scorso ha firmato a Pechino un memorandum d'intesa con la State Grid of China, il maggiore distributore di energia elettrica del Paese, per la cooperazione nel campo delle tecnologie Smart Grid per lo sviluppo urbano sostenibile e lo scambio di esperienze nella generazione di energia da fonti rinnovabili.
La visita del presidente del Consiglio italiano in Cina si inserisce nella cooperazione tra Italia e Cina nei "quattro pacchetti" oggetto di un memorandum d'intesa firmato a gennaio scorso dell'allora ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, e che si concentrano sulla cooperazione bilaterale sui temi dell'urbanizzazione, dell'ambiente, della sanità e della sicurezza agro-alimentare. Quest'ultimo settore era stato oggetto di un memorandum d'intesa firmato a Roma nel dicembre scorso dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, assieme al direttore della China Food & Drug Administration, Yong Zhang, per la cooperazione nei settori della sicurezza alimentare, dei prodotti farmaceutici, dei cosmetici e dei dispositivi medici. Il presidente del Consiglio ripartirà giovedì mattina per il Kazakistan, terza e ultima tappa del suo viaggio asiatico prima del rientro in Italia. Nel Paese eurasiatico, anch'esso strategico per gli investimenti italiani, Renzi incontrerà il presidente Nursultan Nazarbayev nel bellissimo resort di Burabay, a 250 chilometri da Astana, dove il leader kazako e' impegnato in quei giorni nel Foreign Investor Council, prestigioso consiglio presieduto dal presidente, del cui board fanno parte i principali investitori stranieri in Kazakistan.
9 giugno 2014
Renzi vola in oriente
Più Italia in Cina e Vietnam
Obbiettivo rafforzare i rapporti politici economici e finanziari con il Dragone
seconda potenza economica mondiale con una crescita del pil a due cifre
Matteo Renzi è da oggi in missione Vietnam e Cina, alla conquista dei mercati d’Oriente.
La visita ad Hanoi ha una valore storico (è la prima volta di un premier italiano in Vietnam), ma il clou del viaggio è rappresentato dalle tappe di Shanghai e Pechino, dove il premier punta a rafforzare i rapporti politici economici e finanziari con il Dragone.
In giornate in cui l’immagine di Expo 2015 è appannata da inchieste ed arresti, Renzi rilancerà a Shangai l’esposizione italiana: il premier incontrerà , nell’ex padiglione italiano dell’Expo 2010, la comunità d’affari cinese e italiana e partecipando alla presentazione della partecipazione cinese, con ben 3 padiglioni, all’Expo di Milano.
Ma è a Pechino che il premier italiano punterà, con una serie di incontri politici ed economici ai massimi livelli, a promuovere gli scambi commerciali ed economici tra l’Italia e la Cina, seconda potenza economica mondiale con una crescita del pil a due cifre. Nella capitale cinese Renzi, che è accompagnato dai rappresentanti di 50 aziende italiane, incontrerà il presidente Xi Jimping, il primo ministro Li Kequiang, ed il governatore della Banca Centrale Cinese.
Per promuovere l’interazione economica tra i due paesi, il presidente del consiglio parteciperà mercoledì 11 alla prima riunione del Business forum Italia-Cina, nella sede dell’assemblea nazionale del popolo, alla quale parteciperà il gotha dell’economia cinese e italiana. Con Renzi ci saranno l’ad di Finmeccanica Mauro Moretti, l’ad di Enel Francesco Starace, l’ad di Unicredit Federico Ghizzoni e una delegazione di imprenditori, tra i quali lo stilista Toni Scervino e l’ad italiano di H3G Italia Vincenzo Novari. A margine del business forum, saranno firmati una ventina di accordi sia tra i governi sia tra le imprese, come quello tra il ministero dello Sviluppo ed il gruppo Alibaba e tra Augusta Westland e Bgac per la fornitura di elicotteri.
Non meno strategico del «sogno cinese», sarà la tappa, lunedì 9 e martedì 10, ad Hanoi. Renzi sarà il primo presidente del consiglio ad andare in Vietnam, dove da anni lavorano e fanno affari varie imprese italiane. Nel Palazzo Presidenziale, il premier incontrerà le più alte cariche del paese per poi dedicarsi ad incontri e visite con la comunità d’affari italiana.
Insieme a Francesco Merloni visiterà lo stabilimento Ariston e poi andrà allo stabilimento Piaggio. Alla missione in Vietnam partecipa anche Sace che ha garantito un finanziamento da 200 milioni di dollari in favore della joint venture Nghi Son Refinery and Petrochemical Limited Liability Company (NSRP), per la realizzazione di una raffineria e un complesso petrolchimico greenfield nella provincia vietnamita di Thanh Hoa, a 200 kilometri a sud di Hanoi. Il finanziamento garantito da Sace sarà investito nelle forniture assegnate a oltre venti piccole e medie imprese italiane attive nella produzione di attrezzature per l’industria oil & gas.
Più Italia in Cina e Vietnam
Obbiettivo rafforzare i rapporti politici economici e finanziari con il Dragone
seconda potenza economica mondiale con una crescita del pil a due cifre
Matteo Renzi è da oggi in missione Vietnam e Cina, alla conquista dei mercati d’Oriente.
La visita ad Hanoi ha una valore storico (è la prima volta di un premier italiano in Vietnam), ma il clou del viaggio è rappresentato dalle tappe di Shanghai e Pechino, dove il premier punta a rafforzare i rapporti politici economici e finanziari con il Dragone.
In giornate in cui l’immagine di Expo 2015 è appannata da inchieste ed arresti, Renzi rilancerà a Shangai l’esposizione italiana: il premier incontrerà , nell’ex padiglione italiano dell’Expo 2010, la comunità d’affari cinese e italiana e partecipando alla presentazione della partecipazione cinese, con ben 3 padiglioni, all’Expo di Milano.
Ma è a Pechino che il premier italiano punterà, con una serie di incontri politici ed economici ai massimi livelli, a promuovere gli scambi commerciali ed economici tra l’Italia e la Cina, seconda potenza economica mondiale con una crescita del pil a due cifre. Nella capitale cinese Renzi, che è accompagnato dai rappresentanti di 50 aziende italiane, incontrerà il presidente Xi Jimping, il primo ministro Li Kequiang, ed il governatore della Banca Centrale Cinese.
Per promuovere l’interazione economica tra i due paesi, il presidente del consiglio parteciperà mercoledì 11 alla prima riunione del Business forum Italia-Cina, nella sede dell’assemblea nazionale del popolo, alla quale parteciperà il gotha dell’economia cinese e italiana. Con Renzi ci saranno l’ad di Finmeccanica Mauro Moretti, l’ad di Enel Francesco Starace, l’ad di Unicredit Federico Ghizzoni e una delegazione di imprenditori, tra i quali lo stilista Toni Scervino e l’ad italiano di H3G Italia Vincenzo Novari. A margine del business forum, saranno firmati una ventina di accordi sia tra i governi sia tra le imprese, come quello tra il ministero dello Sviluppo ed il gruppo Alibaba e tra Augusta Westland e Bgac per la fornitura di elicotteri.
Non meno strategico del «sogno cinese», sarà la tappa, lunedì 9 e martedì 10, ad Hanoi. Renzi sarà il primo presidente del consiglio ad andare in Vietnam, dove da anni lavorano e fanno affari varie imprese italiane. Nel Palazzo Presidenziale, il premier incontrerà le più alte cariche del paese per poi dedicarsi ad incontri e visite con la comunità d’affari italiana.
Insieme a Francesco Merloni visiterà lo stabilimento Ariston e poi andrà allo stabilimento Piaggio. Alla missione in Vietnam partecipa anche Sace che ha garantito un finanziamento da 200 milioni di dollari in favore della joint venture Nghi Son Refinery and Petrochemical Limited Liability Company (NSRP), per la realizzazione di una raffineria e un complesso petrolchimico greenfield nella provincia vietnamita di Thanh Hoa, a 200 kilometri a sud di Hanoi. Il finanziamento garantito da Sace sarà investito nelle forniture assegnate a oltre venti piccole e medie imprese italiane attive nella produzione di attrezzature per l’industria oil & gas.
domenica 8 giugno 2014
Sanna: «Fondi Ue per rilanciare il Nord»
Il sindaco ieri a Cagliari per un vertice in Regione sulla programmazione unitaria 2014-2020
SASSARI. La programmazione unitaria 2014-2020, l'utilizzo dei fondi europei per la realizzazione di azioni programmatiche più adeguate per affrontare le sfide che la Regione vuole affrontare per i prossimi sei anni, sono stati al centro della riunione che si è svolta ieri mattina a Cagliari, nell'auditorium dell'assessorato regionale alla Programmazione. Un incontro quello di ieri che, attraverso la partecipazione del Partenariato allargato, economico sociale e istituzionale, mirava alla condivisione degli indirizzi strategici. Alla riunione, alla quale ha partecipato il sindaco di Sassari, Nicola Sanna, assieme ad altri amministratori locali isolani e rappresentanti del mondo imprenditoriale, del lavoro e dell'associazionismo, erano presenti gli assessori regionali alla Programmazione Raffaele Paci, all'Agricoltura Elisabetta Falchi e al Lavoro Virginia Mura.
Il primo cittadino turritano ha ribadito la necessità di un approccio integrato degli interventi che comprendano le opera strategiche di collegamento tra i due aeroporti di Alghero e Olbia attraverso una adeguata linea ferroviaria. A questi si aggiungono una serie di interventi strutturali relativi alla mobilità su gomma. «Si tratta di opere che - ha detto Nicola Sanna - possono essere tali da rendere il Nord Sardegna un'area competitiva sulla scena europea e mediterranea, a servizio dell'intera isola».
Il sindaco di Sassari ha quindi fatto presente la necessità di avviare investimenti nel campo della ricerca, della sperimentazione e dell'innovazione nel settore delle produzioni agroindustriali, oltre che interventi mirati al raggiungimento della "sovranità" alimentare.
Nicola Sanna, inoltre, ha valutato positivamente la proposta relativa alle aree urbane di Sassari, Cagliari e Olbia e alla possibilità che sarà data a questi comuni di svolgere la funzione di autorità urbana per la gestione diretta dei fondi comunitari. Un accento particolare è stato posto sull'uso del fondo sociale europeo che consentirà, con l'apertura pomeridiana degli istituti scolastici, l'organizzazione di corsi di formazione per adulti.
Dopo la riunione dedicata alla programmazione unitaria, il sindaco di Sassari ha partecipato all'inaugurazione della mostra dedicata al trentennale della scomparsa di Enrico Berlinguer. La mostra sarà ospitata a Sassari dopo l'estate.
Il sindaco ieri a Cagliari per un vertice in Regione sulla programmazione unitaria 2014-2020
SASSARI. La programmazione unitaria 2014-2020, l'utilizzo dei fondi europei per la realizzazione di azioni programmatiche più adeguate per affrontare le sfide che la Regione vuole affrontare per i prossimi sei anni, sono stati al centro della riunione che si è svolta ieri mattina a Cagliari, nell'auditorium dell'assessorato regionale alla Programmazione. Un incontro quello di ieri che, attraverso la partecipazione del Partenariato allargato, economico sociale e istituzionale, mirava alla condivisione degli indirizzi strategici. Alla riunione, alla quale ha partecipato il sindaco di Sassari, Nicola Sanna, assieme ad altri amministratori locali isolani e rappresentanti del mondo imprenditoriale, del lavoro e dell'associazionismo, erano presenti gli assessori regionali alla Programmazione Raffaele Paci, all'Agricoltura Elisabetta Falchi e al Lavoro Virginia Mura.
Il primo cittadino turritano ha ribadito la necessità di un approccio integrato degli interventi che comprendano le opera strategiche di collegamento tra i due aeroporti di Alghero e Olbia attraverso una adeguata linea ferroviaria. A questi si aggiungono una serie di interventi strutturali relativi alla mobilità su gomma. «Si tratta di opere che - ha detto Nicola Sanna - possono essere tali da rendere il Nord Sardegna un'area competitiva sulla scena europea e mediterranea, a servizio dell'intera isola».
Il sindaco di Sassari ha quindi fatto presente la necessità di avviare investimenti nel campo della ricerca, della sperimentazione e dell'innovazione nel settore delle produzioni agroindustriali, oltre che interventi mirati al raggiungimento della "sovranità" alimentare.
Nicola Sanna, inoltre, ha valutato positivamente la proposta relativa alle aree urbane di Sassari, Cagliari e Olbia e alla possibilità che sarà data a questi comuni di svolgere la funzione di autorità urbana per la gestione diretta dei fondi comunitari. Un accento particolare è stato posto sull'uso del fondo sociale europeo che consentirà, con l'apertura pomeridiana degli istituti scolastici, l'organizzazione di corsi di formazione per adulti.
Dopo la riunione dedicata alla programmazione unitaria, il sindaco di Sassari ha partecipato all'inaugurazione della mostra dedicata al trentennale della scomparsa di Enrico Berlinguer. La mostra sarà ospitata a Sassari dopo l'estate.
Paci: «Fondi a pioggia inutili, si cambia»
Il piano sarà portato a Bruxelles il 22 luglio, domani la presentazione al partenariato. Floris (Uds): «Operazione di facciata»
Il piano sarà portato a Bruxelles il 22 luglio, domani la presentazione al partenariato. Floris (Uds): «Operazione di facciata»
CAGLIARI. A che cosa servono i Fondi europei? La domanda potrebbe sembrare retorica e la risposta predeterminata se la politica europea non fosse avvolta dal mistero. Per questo la Regione ha organizzato nei giorni scorsi la «Festa dell’Europa» che ha toccato diversi paesi della Sardegna e che avrà l’epilogo mercoledì prossimo a Cagliari.
Esempi. Senza i fondi europei non avremmo buona parte delle infrastrutture esistenti. Un esempio? Con 2,5 milioni è stata finanziata a Nuoro la rete internet e con 900 mila euro all’Asl di Sanluri è arrivato un apparecchio per la risonanza magnetica. Gianluca Cadeddu, direttore del Centro regionale di programmazione, la chiama «operazione San Tommaso perché con la festa dell’Europa abbiamo spiegato a cosa servono i fondi europei».
Il tour. Nelle piazze toccate, (Mandas, Carbonia, Guspini, Orani, Tortolì, Laconi, Castalsardo e Aggius), sono stati raccontati 110 progetti finanziati attraverso il Por Fesr del 2007-2013 di cui sono beneficiari 80 Comuni per un investimento di 210.998.397 euro.
L’assessore. «La festa dell’Europa cade in un momento importante», spiega l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci, «stiamo chiudendo il quadro di sostegno 2007-2013 e lo faremo senza perdere un euro e allo stesso tempo siamo nella fase organizzativa del quadro 2014-2020».
Nuova filosofia. L’Europa invita le regioni a spendere i fondi e a impiegarli bene. «Uno degli errori da evitare è quello di disperdere le risorse in mille rivoli», afferma Raffaele Paci. Un errore, peraltro comune a molte altre regioni, è stato quello di ipotizzare un progetto all’ultimo minuto per recuperare soldi che altrimenti sarebbero stati persi.
Progetti. La Regione dovrà presentare la nuova programmazione il 22 luglio a Bruxelles. Proprio, per la nuova filosofia si cercherà il più possibile di concentrare le risorse su azioni strategiche. I numeri dicono che sul quadro 2007-2013 erano state attivate 140 azioni che sono state poi ridotte a 90 e che si ridurranno a 40. «Se si fanno finanziamenti in mille rivoli», dice Paci, «diventa tutto più difficile anche perché i costi fissi sono gli stessi e allora è meglio concentrare le azioni».
Sorveglianza. Per monitorare l’andamento dei Fondi, martedì e mercoledì ci sarà la riunione del Comitato di sorveglianza. La lente punterà soprattutto il Por Fesr da un miliardo e 3621 milioni con cui la Regione ha finanziato 190 progetti.
«La Regione ha rispettato le procedure di rendicontazione previste per il 2014», afferma l’assessore al Bilancio, e conta di chiudere regolarmente anche il 2015 sia per i fondi Fse che per quelli Fesr. Qualche criticità è presente per i fondi destinati all’agricoltura». (Per questo l’assessore Elisabetta Falchi si è recata ieri a Bruxelles per trattate con la commissione le opportune correzioni).
Partenariato. La nuova programmazione sarà presentata domani ai portatori di interesse, (tutto il mondo produttivo sardo), in un incontro che si terrà nella sala Anfiteatro dell’assessorato all’Istruzione.
L’opposizione. L’illustrazione del Por non convince l’opposizione in Consiglio regionale: «È una vera e propria ammucchiata», accusa Mario Floris (Uds), «se non una beffa, per i rappresentanti delle parti istituzionali, economiche e sociali: in appena tre ore è prevista la consultazione di ben 80 rappresentanze». L'ex presidente della Regione rileva che nell'indirizzario dei convocati ci sono anche «soggetti che non hanno più l'incarico indicato, altri senza alcun titolo specifico, persone decedute e soggetti relegati in un ruolo del tutto improprio, come le associazioni degli enti locali.
Mediterraneo. Intanto la Regione è stata confermata per il prossimo settennio autorità di gestione del programma comunitario Enpi, «Bacino del Mediterraneo» che si propone di rafforzare i rapporti fra l’Ue e Paesi vicini, con particolare attenzione all’area Mediterranea. Nel periodo 2007-2013 l’Enpi ha potuto contare su 11 miliardi di euro, il 5% dei quali destinati a progetti di cooperazione transfrontaliera.
Il piano sarà portato a Bruxelles il 22 luglio, domani la presentazione al partenariato. Floris (Uds): «Operazione di facciata»
Il piano sarà portato a Bruxelles il 22 luglio, domani la presentazione al partenariato. Floris (Uds): «Operazione di facciata»
CAGLIARI. A che cosa servono i Fondi europei? La domanda potrebbe sembrare retorica e la risposta predeterminata se la politica europea non fosse avvolta dal mistero. Per questo la Regione ha organizzato nei giorni scorsi la «Festa dell’Europa» che ha toccato diversi paesi della Sardegna e che avrà l’epilogo mercoledì prossimo a Cagliari.
Esempi. Senza i fondi europei non avremmo buona parte delle infrastrutture esistenti. Un esempio? Con 2,5 milioni è stata finanziata a Nuoro la rete internet e con 900 mila euro all’Asl di Sanluri è arrivato un apparecchio per la risonanza magnetica. Gianluca Cadeddu, direttore del Centro regionale di programmazione, la chiama «operazione San Tommaso perché con la festa dell’Europa abbiamo spiegato a cosa servono i fondi europei».
Il tour. Nelle piazze toccate, (Mandas, Carbonia, Guspini, Orani, Tortolì, Laconi, Castalsardo e Aggius), sono stati raccontati 110 progetti finanziati attraverso il Por Fesr del 2007-2013 di cui sono beneficiari 80 Comuni per un investimento di 210.998.397 euro.
L’assessore. «La festa dell’Europa cade in un momento importante», spiega l’assessore alla Programmazione Raffaele Paci, «stiamo chiudendo il quadro di sostegno 2007-2013 e lo faremo senza perdere un euro e allo stesso tempo siamo nella fase organizzativa del quadro 2014-2020».
Nuova filosofia. L’Europa invita le regioni a spendere i fondi e a impiegarli bene. «Uno degli errori da evitare è quello di disperdere le risorse in mille rivoli», afferma Raffaele Paci. Un errore, peraltro comune a molte altre regioni, è stato quello di ipotizzare un progetto all’ultimo minuto per recuperare soldi che altrimenti sarebbero stati persi.
Progetti. La Regione dovrà presentare la nuova programmazione il 22 luglio a Bruxelles. Proprio, per la nuova filosofia si cercherà il più possibile di concentrare le risorse su azioni strategiche. I numeri dicono che sul quadro 2007-2013 erano state attivate 140 azioni che sono state poi ridotte a 90 e che si ridurranno a 40. «Se si fanno finanziamenti in mille rivoli», dice Paci, «diventa tutto più difficile anche perché i costi fissi sono gli stessi e allora è meglio concentrare le azioni».
Sorveglianza. Per monitorare l’andamento dei Fondi, martedì e mercoledì ci sarà la riunione del Comitato di sorveglianza. La lente punterà soprattutto il Por Fesr da un miliardo e 3621 milioni con cui la Regione ha finanziato 190 progetti.
«La Regione ha rispettato le procedure di rendicontazione previste per il 2014», afferma l’assessore al Bilancio, e conta di chiudere regolarmente anche il 2015 sia per i fondi Fse che per quelli Fesr. Qualche criticità è presente per i fondi destinati all’agricoltura». (Per questo l’assessore Elisabetta Falchi si è recata ieri a Bruxelles per trattate con la commissione le opportune correzioni).
Partenariato. La nuova programmazione sarà presentata domani ai portatori di interesse, (tutto il mondo produttivo sardo), in un incontro che si terrà nella sala Anfiteatro dell’assessorato all’Istruzione.
L’opposizione. L’illustrazione del Por non convince l’opposizione in Consiglio regionale: «È una vera e propria ammucchiata», accusa Mario Floris (Uds), «se non una beffa, per i rappresentanti delle parti istituzionali, economiche e sociali: in appena tre ore è prevista la consultazione di ben 80 rappresentanze». L'ex presidente della Regione rileva che nell'indirizzario dei convocati ci sono anche «soggetti che non hanno più l'incarico indicato, altri senza alcun titolo specifico, persone decedute e soggetti relegati in un ruolo del tutto improprio, come le associazioni degli enti locali.
Mediterraneo. Intanto la Regione è stata confermata per il prossimo settennio autorità di gestione del programma comunitario Enpi, «Bacino del Mediterraneo» che si propone di rafforzare i rapporti fra l’Ue e Paesi vicini, con particolare attenzione all’area Mediterranea. Nel periodo 2007-2013 l’Enpi ha potuto contare su 11 miliardi di euro, il 5% dei quali destinati a progetti di cooperazione transfrontaliera.
domenica 1 giugno 2014
Per fortuna Renzi ha vinto ma ci sono altri esami da superare
di EUGENIO SCALFARI 01 giugno 2014
SPERAVO che Renzi vincesse le elezioni europee ed anche le amministrative abbinate ad esse in due Regioni e in migliaia di Comuni sparsi in tutta Italia. Lo speravo e l’ho scritto nelle ultime due domeniche suscitando una certa sorpresa in molti miei amici e lettori che conoscevano la mia diffidenza nei suoi confronti. Ho spiegato le ragioni di quella scelta: il pericolo per la democrazia italiana e per l’Europa era Grillo e Renzi era il solo che potesse batterlo; i sondaggi li davano testa a testa e i più ottimisti tra noi avrebbero sottoscritto a due mani una sua vittoria anche con quattro o cinque punti di vantaggio, ma nessuno, neanche lui, credeva che lo scarto sarebbe stato di venti punti, esattamente il doppio. Impensabile: il Pd al 41 per cento dei votanti, il più forte partito europeo eletto col sistema proporzionale senza un premio di maggioranza che rafforzasse il vincitore.
Sono stato e sono contento. A parte la Democrazia cristiana di De Gasperi e di Fanfani, nessuno era arrivato a quel livello. Se guardiamo alle cifre assolute anziché alle percentuali, il Pd alla sua prima uscita elettorale guidato da Veltroni aveva avuto anche più voti di domenica scorsa: con il 34 per cento aveva incassato 12 milioni di voti, Renzi ne ha avuti 11 milioni. Ma Berlusconi ne prese allora molti di più. Queste comunque sono le cifre e bisogna rifletterci sopra studiando i flussi che hanno prodotto questo risultato.
Dunque: tutti i partiti hanno perso voti sia in rapporto agli elettori con diritto di voto sia agli elettori andati alle urne, facendo il paragone con le politiche dello scorso febbraio.
Tutti hanno perso voti tranne il Pd. Ma da che parte sono venuti i consensi che hanno determinato il successo? Da Forza Italia non più di 300mila; da 5 Stelle 400mila. Poca roba. Dai residui del centrismo montiano circa un milione. Ma due milioni sono arrivati da ex democratici che alle elezioni di febbraio si erano rifugiati nell’astensione perché non credevano più nel loro partito allora guidato da Bersani. Domenica scorsa hanno capito la gravità della situazione e sono tornati a casa. Succede di rado e il merito di Renzi è stato questo, ha recuperato i democratici scoraggiati e arrabbiati. È difficile capire se fossero democratici moderati o di sinistra. Probabilmente dell’uno e dell’altro colore, è un partito plurale e questa è la sua forza.
Luciana Castellina sul Manifesto di qualche giorno fa ha scritto che il Pd somiglia molto al partito democratico americano dove la sinistra “liberal” convive con molti gruppi decisamente conservatori specie negli Stati del sud. Ha ragione, anche se il Pd americano ha un’impronta decisamente innovatrice e progressista. Del resto un’analoga convivenza di segno opposto avviene nel partito repubblicano.
Un’altra caratteristica di quei partiti è che si identificano in un leader carismatico che, in caso di vittoria, diventa presidente e leader di tutto il paese.
Sullo stesso Manifesto un personaggio di sinistra come Alberto Asor Rosa aveva dichiarato il suo favore a votare Renzi. Un altro esponente della sinistra storica del Pci, Alfredo Reichlin, ha scritto ad elezioni avvenute che la vittoria di Renzi è un fatto positivo e l’ha incitato a fare del Pd il partito della Nazione e dell’Europa; Renzi lo ha citato nelle prime righe della relazione letta alla direzione del partito dopo la vittoria.
Cito alcuni di questi interventi perché rappresentano la complessità della situazione. Siamo uno dei paesi europei che la crisi in corso ormai da sei anni ha devastato economicamente e socialmente suscitando negli italiani e specialmente nei giovani frustrazione e rabbia. Potevano incanalarsi verso una disperazione distruttiva oppure verso una speranza costruttiva. Hanno scelto la seconda. Per questo oggi siamo contenti. Una notevole massa di italiani si è dimostrata all’altezza della situazione. Ma il bello, anzi il difficile, viene adesso. Per Renzi, per l’Italia, per l’Europa. Ed anche per noi che di mestiere siamo testimoni del tempo che passa.
* * *
Un difetto di quelli che aspirano alla leadership (di un partito, di un’azienda, di un paese) spesso è l’arroganza. Un altro possibile difetto è la demagogia. Sono difetti abbastanza diffusi in chi ricava soddisfazione dal guidare gli altri e Narciso è il personaggio mitologico che meglio li rappresenta.
I leader di questa fatta sarebbe meglio evitarli, ma è frequente il caso, specie nella storia d’Italia, che siano proprio loro i preferiti. Sanno sedurre e noi siamo un popolo che ama esser sedotto. Talvolta ne ricava anche qualche vantaggio personale perché ci sono molti furbi tra noi. Molti furbi e poco intelligenti nel senso dell’ intelligere.
Renzi una dose di narcisismo ce l’ha. Anche Grillo. Berlusconi non ne parliamo. Renzi però ha anche un innato senso della politica, cioè una visione del bene comune. Se quella prevale, Narciso viene richiuso da qualche parte e fa meno danni. Ogni tanto emerge, ma questo è normale ed è anche utile entro certi limiti. Se tutti riuscissimo ad anteporre il bene comune all’amore verso noi stessi che peraltro è legittimo, il mondo andrebbe di colpo assai meglio. Purtroppo non è così e siamo quasi tutti i giorni alla prova in questo difficilissimo confronto.
Anche Renzi e il suo partito sono alla prova. Direi su due punti. Il primo è l’essenza stessa del partito, nato come riformista ed erede della sinistra democratica. Renzi oltre che presidente del Consiglio è anche segretario del partito, ma ha bisogno per ovvie ragioni di delegare a qualcuno il compito di accudire il partito. Con quale obiettivo? Che non sia – come invece si sta profilando – un partito personale di Matteo Renzi. Forza Italia è un partito personale, i 5 Stelle sono un partito personale anche se qualche fremito per liberarsi dalla servitù al binomio Grillo-Casaleggio si avverte, ma è provocato da una sconfitta. Molto più difficile che ciò avvenga dopo una vittoria di inconsuete proporzioni. Eppure è necessario, altrimenti ci sarà un mutamento antropologico e non più una sinistra democratica.
Ho letto ieri sulla Stampa un’intervista che Renzi ha dato ad un gruppo di giornalisti. Ha detto varie cose di comune buonsenso già note al pubblico italiano, ma ne ha detta una che mi ha colpito: «Vorrei lasciare a mia figlia che sarà maggiorenne tra dieci anni un paese tranquillo e felice». Tra dieci anni? Due legislature? Ha ragione di augurarselo, Renzi, se avrà a sostenerlo un partito che lo giudichi per quel che fa o non fa, se lo fa bene o lo fa male; lo premi se il giudizio è positivo e lo sostituisca se è negativo.
Quindi deve delegare a qualcuno il compito di restituire il partito a se stesso. Di questo qualcuno si deve poter fidare, ma non può essere qualcuno dei suoi pulcini di antica o di recente covata. Deve fidarsi della sua onestà politica e intellettuale purché non sia della covata, altrimenti sarebbe del tutto inutile.
* * *
L’altra questione, di cui ho già più volte parlato, è la riforma del Senato. Ne riparlo dopo aver letto i contributi al seminario cui furono invitati dallo stesso Renzi: Elena Cattaneo, senatrice a vita, Gustavo Zagrebelsky e Alessandro Pace. Ho letto anche nel frattempo la legge che istituì il Bundesrat che è il Senato dei Lander della Germania e quella che rimodernò da cima a fondo la Camera dei Lords, varata nel 1999 da Tony Blair allora premier del Regno Unito.
Ne ho tratto le seguenti conclusioni. Il Senato delle autonomie voluto da Renzi con apposita legge costituzionale che dovrebbe andare tra pochi giorni in discussione all’attuale Senato è a mio avviso una riforma profondamente sbagliata. In Germania i Lander hanno una radice storica, sono di fatto gli antichi regni della Germania confederata: la Renania, la Westfalia, le città Anseatiche, la Sassonia, il Brandeburgo, la Baviera. I Lander hanno una storia secolare e spetta al Bundesrat controllarli e al tempo stesso rappresentarli.
In Italia questo problema è di tutt’altra forma. Le nostre Regioni sono istituzioni amministrative e la loro autonomia è amministrativa. I Comuni, quelli sì, hanno una storia e rivalità tuttora molto accese tra loro e più vicini sono più le rivalità aumentano.
Un Senato che si occupi di questi Enti locali, ne controlli l’efficienza e le modalità con cui operano e ne arbitri i conflitti tra loro e con lo Stato e adempia soltanto a questa funzione e a pochissime altre (la nomina di due giudici costituzionali e l’intervento al plenum che elegge il Capo dello Stato) equivale all’instaurazione di un potere legislativo monocamerale. Ciò comporterebbe una serie di riforme costituzionali, per ripristinare un equilibrio democratico, che non possono essere effettuate con l’articolo 138 della Costituzione. Richiederebbe, secondo me, una Assemblea costituente. Vi sembra possibile nei tempi attuali un fatto del genere? La Camera dei Lords è tutt’altra cosa. I Lords sono nominati a vita dalla Corona su proposta del premier. Non ha molti poteri. Anzi, quasi nessuno. La Camera dei Comuni le trasmette le leggi affinché le valuti, le approvi, le modifichi o le respinga. Di solito le approva. Se le modifica, di solito i Comuni accettano. Se le respinge, i Comuni le mantengono in vita e l’approvano con votazione definitiva. Ma la Camera dei Lords emette pareri su qualunque argomento che ritenga importante ed affronti problemi delicati e attuali sui quali governo e Comuni dovrebbero intervenire. I Lords sono nominati perché rappresentano delle vere e proprie “eccellenze” nei campi della cultura, medicina, scienza, tecnologia, musica, arte, urbanistica. Insomma. la società civile al suo massimo livello. I suoi pareri sono molto ascoltati e assai spesso Governi, Comuni e organizzazioni private intervengono come i Lords hanno auspicato. Questo tipo di Camera alta va considerata con molta attenzione.
Sarebbe nominata nel caso nostro dal Capo dello Stato e basata su rose di nomi proposte da Accademie, Università, parti sociali variamente scelte e indicate da una legge di riforma dell’attuale Senato della Repubblica che comunque dovrebbe continuare a chiamarsi così. Insomma, e per concludere, o si abolisce il Senato e si crea un organo che si occupi degli Enti locali, o si riforma la Camera alta lasciando che alta rimanga, partecipe delle funzioni del potere legislativo salvo quello di dare la fiducia al governo e di votare la legge di bilancio.
Vedremo Renzi alla prova, ma fretta non c’è perché per parecchi mesi avrà molto da fare in Italia e in Europa e lui lo sa. Deve puntare sul lavoro e la creazione di nuova occupazione, e deve puntare su un’Europa che consenta maggiore flessibilità finanziaria ai paesi che ne hanno bisogno e in prospettiva divenga uno Stato federale.
Per ora il Senato se lo tenga com’è e si limiti a togliergli il potere di fiducia al governo e basta così.
di EUGENIO SCALFARI 01 giugno 2014
SPERAVO che Renzi vincesse le elezioni europee ed anche le amministrative abbinate ad esse in due Regioni e in migliaia di Comuni sparsi in tutta Italia. Lo speravo e l’ho scritto nelle ultime due domeniche suscitando una certa sorpresa in molti miei amici e lettori che conoscevano la mia diffidenza nei suoi confronti. Ho spiegato le ragioni di quella scelta: il pericolo per la democrazia italiana e per l’Europa era Grillo e Renzi era il solo che potesse batterlo; i sondaggi li davano testa a testa e i più ottimisti tra noi avrebbero sottoscritto a due mani una sua vittoria anche con quattro o cinque punti di vantaggio, ma nessuno, neanche lui, credeva che lo scarto sarebbe stato di venti punti, esattamente il doppio. Impensabile: il Pd al 41 per cento dei votanti, il più forte partito europeo eletto col sistema proporzionale senza un premio di maggioranza che rafforzasse il vincitore.
Sono stato e sono contento. A parte la Democrazia cristiana di De Gasperi e di Fanfani, nessuno era arrivato a quel livello. Se guardiamo alle cifre assolute anziché alle percentuali, il Pd alla sua prima uscita elettorale guidato da Veltroni aveva avuto anche più voti di domenica scorsa: con il 34 per cento aveva incassato 12 milioni di voti, Renzi ne ha avuti 11 milioni. Ma Berlusconi ne prese allora molti di più. Queste comunque sono le cifre e bisogna rifletterci sopra studiando i flussi che hanno prodotto questo risultato.
Dunque: tutti i partiti hanno perso voti sia in rapporto agli elettori con diritto di voto sia agli elettori andati alle urne, facendo il paragone con le politiche dello scorso febbraio.
Tutti hanno perso voti tranne il Pd. Ma da che parte sono venuti i consensi che hanno determinato il successo? Da Forza Italia non più di 300mila; da 5 Stelle 400mila. Poca roba. Dai residui del centrismo montiano circa un milione. Ma due milioni sono arrivati da ex democratici che alle elezioni di febbraio si erano rifugiati nell’astensione perché non credevano più nel loro partito allora guidato da Bersani. Domenica scorsa hanno capito la gravità della situazione e sono tornati a casa. Succede di rado e il merito di Renzi è stato questo, ha recuperato i democratici scoraggiati e arrabbiati. È difficile capire se fossero democratici moderati o di sinistra. Probabilmente dell’uno e dell’altro colore, è un partito plurale e questa è la sua forza.
Luciana Castellina sul Manifesto di qualche giorno fa ha scritto che il Pd somiglia molto al partito democratico americano dove la sinistra “liberal” convive con molti gruppi decisamente conservatori specie negli Stati del sud. Ha ragione, anche se il Pd americano ha un’impronta decisamente innovatrice e progressista. Del resto un’analoga convivenza di segno opposto avviene nel partito repubblicano.
Un’altra caratteristica di quei partiti è che si identificano in un leader carismatico che, in caso di vittoria, diventa presidente e leader di tutto il paese.
Sullo stesso Manifesto un personaggio di sinistra come Alberto Asor Rosa aveva dichiarato il suo favore a votare Renzi. Un altro esponente della sinistra storica del Pci, Alfredo Reichlin, ha scritto ad elezioni avvenute che la vittoria di Renzi è un fatto positivo e l’ha incitato a fare del Pd il partito della Nazione e dell’Europa; Renzi lo ha citato nelle prime righe della relazione letta alla direzione del partito dopo la vittoria.
Cito alcuni di questi interventi perché rappresentano la complessità della situazione. Siamo uno dei paesi europei che la crisi in corso ormai da sei anni ha devastato economicamente e socialmente suscitando negli italiani e specialmente nei giovani frustrazione e rabbia. Potevano incanalarsi verso una disperazione distruttiva oppure verso una speranza costruttiva. Hanno scelto la seconda. Per questo oggi siamo contenti. Una notevole massa di italiani si è dimostrata all’altezza della situazione. Ma il bello, anzi il difficile, viene adesso. Per Renzi, per l’Italia, per l’Europa. Ed anche per noi che di mestiere siamo testimoni del tempo che passa.
* * *
Un difetto di quelli che aspirano alla leadership (di un partito, di un’azienda, di un paese) spesso è l’arroganza. Un altro possibile difetto è la demagogia. Sono difetti abbastanza diffusi in chi ricava soddisfazione dal guidare gli altri e Narciso è il personaggio mitologico che meglio li rappresenta.
I leader di questa fatta sarebbe meglio evitarli, ma è frequente il caso, specie nella storia d’Italia, che siano proprio loro i preferiti. Sanno sedurre e noi siamo un popolo che ama esser sedotto. Talvolta ne ricava anche qualche vantaggio personale perché ci sono molti furbi tra noi. Molti furbi e poco intelligenti nel senso dell’ intelligere.
Renzi una dose di narcisismo ce l’ha. Anche Grillo. Berlusconi non ne parliamo. Renzi però ha anche un innato senso della politica, cioè una visione del bene comune. Se quella prevale, Narciso viene richiuso da qualche parte e fa meno danni. Ogni tanto emerge, ma questo è normale ed è anche utile entro certi limiti. Se tutti riuscissimo ad anteporre il bene comune all’amore verso noi stessi che peraltro è legittimo, il mondo andrebbe di colpo assai meglio. Purtroppo non è così e siamo quasi tutti i giorni alla prova in questo difficilissimo confronto.
Anche Renzi e il suo partito sono alla prova. Direi su due punti. Il primo è l’essenza stessa del partito, nato come riformista ed erede della sinistra democratica. Renzi oltre che presidente del Consiglio è anche segretario del partito, ma ha bisogno per ovvie ragioni di delegare a qualcuno il compito di accudire il partito. Con quale obiettivo? Che non sia – come invece si sta profilando – un partito personale di Matteo Renzi. Forza Italia è un partito personale, i 5 Stelle sono un partito personale anche se qualche fremito per liberarsi dalla servitù al binomio Grillo-Casaleggio si avverte, ma è provocato da una sconfitta. Molto più difficile che ciò avvenga dopo una vittoria di inconsuete proporzioni. Eppure è necessario, altrimenti ci sarà un mutamento antropologico e non più una sinistra democratica.
Ho letto ieri sulla Stampa un’intervista che Renzi ha dato ad un gruppo di giornalisti. Ha detto varie cose di comune buonsenso già note al pubblico italiano, ma ne ha detta una che mi ha colpito: «Vorrei lasciare a mia figlia che sarà maggiorenne tra dieci anni un paese tranquillo e felice». Tra dieci anni? Due legislature? Ha ragione di augurarselo, Renzi, se avrà a sostenerlo un partito che lo giudichi per quel che fa o non fa, se lo fa bene o lo fa male; lo premi se il giudizio è positivo e lo sostituisca se è negativo.
Quindi deve delegare a qualcuno il compito di restituire il partito a se stesso. Di questo qualcuno si deve poter fidare, ma non può essere qualcuno dei suoi pulcini di antica o di recente covata. Deve fidarsi della sua onestà politica e intellettuale purché non sia della covata, altrimenti sarebbe del tutto inutile.
* * *
L’altra questione, di cui ho già più volte parlato, è la riforma del Senato. Ne riparlo dopo aver letto i contributi al seminario cui furono invitati dallo stesso Renzi: Elena Cattaneo, senatrice a vita, Gustavo Zagrebelsky e Alessandro Pace. Ho letto anche nel frattempo la legge che istituì il Bundesrat che è il Senato dei Lander della Germania e quella che rimodernò da cima a fondo la Camera dei Lords, varata nel 1999 da Tony Blair allora premier del Regno Unito.
Ne ho tratto le seguenti conclusioni. Il Senato delle autonomie voluto da Renzi con apposita legge costituzionale che dovrebbe andare tra pochi giorni in discussione all’attuale Senato è a mio avviso una riforma profondamente sbagliata. In Germania i Lander hanno una radice storica, sono di fatto gli antichi regni della Germania confederata: la Renania, la Westfalia, le città Anseatiche, la Sassonia, il Brandeburgo, la Baviera. I Lander hanno una storia secolare e spetta al Bundesrat controllarli e al tempo stesso rappresentarli.
In Italia questo problema è di tutt’altra forma. Le nostre Regioni sono istituzioni amministrative e la loro autonomia è amministrativa. I Comuni, quelli sì, hanno una storia e rivalità tuttora molto accese tra loro e più vicini sono più le rivalità aumentano.
Un Senato che si occupi di questi Enti locali, ne controlli l’efficienza e le modalità con cui operano e ne arbitri i conflitti tra loro e con lo Stato e adempia soltanto a questa funzione e a pochissime altre (la nomina di due giudici costituzionali e l’intervento al plenum che elegge il Capo dello Stato) equivale all’instaurazione di un potere legislativo monocamerale. Ciò comporterebbe una serie di riforme costituzionali, per ripristinare un equilibrio democratico, che non possono essere effettuate con l’articolo 138 della Costituzione. Richiederebbe, secondo me, una Assemblea costituente. Vi sembra possibile nei tempi attuali un fatto del genere? La Camera dei Lords è tutt’altra cosa. I Lords sono nominati a vita dalla Corona su proposta del premier. Non ha molti poteri. Anzi, quasi nessuno. La Camera dei Comuni le trasmette le leggi affinché le valuti, le approvi, le modifichi o le respinga. Di solito le approva. Se le modifica, di solito i Comuni accettano. Se le respinge, i Comuni le mantengono in vita e l’approvano con votazione definitiva. Ma la Camera dei Lords emette pareri su qualunque argomento che ritenga importante ed affronti problemi delicati e attuali sui quali governo e Comuni dovrebbero intervenire. I Lords sono nominati perché rappresentano delle vere e proprie “eccellenze” nei campi della cultura, medicina, scienza, tecnologia, musica, arte, urbanistica. Insomma. la società civile al suo massimo livello. I suoi pareri sono molto ascoltati e assai spesso Governi, Comuni e organizzazioni private intervengono come i Lords hanno auspicato. Questo tipo di Camera alta va considerata con molta attenzione.
Sarebbe nominata nel caso nostro dal Capo dello Stato e basata su rose di nomi proposte da Accademie, Università, parti sociali variamente scelte e indicate da una legge di riforma dell’attuale Senato della Repubblica che comunque dovrebbe continuare a chiamarsi così. Insomma, e per concludere, o si abolisce il Senato e si crea un organo che si occupi degli Enti locali, o si riforma la Camera alta lasciando che alta rimanga, partecipe delle funzioni del potere legislativo salvo quello di dare la fiducia al governo e di votare la legge di bilancio.
Vedremo Renzi alla prova, ma fretta non c’è perché per parecchi mesi avrà molto da fare in Italia e in Europa e lui lo sa. Deve puntare sul lavoro e la creazione di nuova occupazione, e deve puntare su un’Europa che consenta maggiore flessibilità finanziaria ai paesi che ne hanno bisogno e in prospettiva divenga uno Stato federale.
Per ora il Senato se lo tenga com’è e si limiti a togliergli il potere di fiducia al governo e basta così.
martedì 20 maggio 2014
Renzi, affondo contro Grillo: «Votate tutti, ma non i buffoni»
«I 5 Stelle stanno facendo meno piazza e meno gente, e prenderanno meno voti. C’è chi scommette su sconfitta dell’Italia, ma noi siamo prima di tutto italiani»
di Redazione Online : GOVERNO
http://www.corriere.it/politica/14_maggio_18/renzi-europee-votate-tutti-ma-non-buffoni-cd16daaa-de96-11e3-a788-0214fd536450.shtml
«C’è una parte delle forze politiche che punta a insultare, non a cambiare l’Italia, scommette sulla sconfitta dell’Italia». Lo afferma il premier Matteo Renzi, ospite a L’Arena di Massimo Giletti su Raiuno. «Prima di essere del Pd, di FI, di M5S dobbiamo ricordarci di essere italiani». «Mi sembra che Grillo viva questa esperienza come un grande spettacolo», pensando «che le persone siano il pubblico e sotto sotto se la rida sotto baffi pensando che qualcuno ci creda davvero». «Il 25 maggio si vota tra due schieramenti: da un lato i gufi - che sperano che il Pil vada male - e dall’altra ci siamo noi, che siamo imperfetti, ma siamo dei ragazzi che hanno cercato di fare qualcosa in 80 giorni. Io poteri dirle da segretario del Pd che i 5 Stelle stanno facendo meno piazza e meno gente, e prenderanno meno voti. Votate chi vi pare ma non mandate in Europa i buffoni». «Ho grande rispetto per Casaleggio ma queste elezioni servono ad eleggere il parlamento europeo, ed è importantissimo. Vorrei parlassimo di questo». E aggiunge: «Io ho anche grande rispetto per chi ha votato M5S, ma chiedo: siete davvero soddisfatti? Siete soddisfatti di chi ha votato contro l’abolizione delle Province? Ho qualche dubbio su Grillo che usa un linguaggio strano: Hitler, peste rossa. Sono termini che si utilizzavano in quegli anni là», ha aggiunto, riferendosi ai più recenti comizi del Movimento 5 stelle.«C’è una parte delle forze politiche che punta a insultare, non a cambiare l’Italia, scommette sulla sconfitta dell’Italia». Lo afferma il premier Matteo Renzi, ospite a L’Arena di Massimo Giletti su Raiuno. «Prima di essere del Pd, di FI, di M5S dobbiamo ricordarci di essere italiani». «Mi sembra che Grillo viva questa esperienza come un grande spettacolo», pensando «che le persone siano il pubblico e sotto sotto se la rida sotto baffi pensando che qualcuno ci creda davvero». «Il 25 maggio si vota tra due schieramenti: da un lato i gufi - che sperano che il Pil vada male - e dall’altra ci siamo noi, che siamo imperfetti, ma siamo dei ragazzi che hanno cercato di fare qualcosa in 80 giorni. Io poteri dirle da segretario del Pd che i 5 Stelle stanno facendo meno piazza e meno gente, e prenderanno meno voti. Votate chi vi pare ma non mandate in Europa i buffoni». «Ho grande rispetto per Casaleggio ma queste elezioni servono ad eleggere il parlamento europeo, ed è importantissimo. Vorrei parlassimo di questo». E aggiunge: «Io ho anche grande rispetto per chi ha votato M5S, ma chiedo: siete davvero soddisfatti? Siete soddisfatti di chi ha votato contro l’abolizione delle Province? Ho qualche dubbio su Grillo che usa un linguaggio strano: Hitler, peste rossa. Sono termini che si utilizzavano in quegli anni là», ha aggiunto, riferendosi ai più recenti comizi del Movimento 5 stelle.
Le tasse e il bonus da 80 euro
«Se anche noi come la Germania facessimo le riforme saremmo credibili, e noi abbiamo già iniziato con il ridurre le tasse. Il sistema politico può smettere di rompere le scatole» alle imprese «e abbassare le tasse. Noi abbiamo già iniziato con l’Irap, una tassa antipatica». «Gli 80 euro sono per sempre, e in parte arrivano dal taglio del costo della politica».
Tangenti
«Io non accetto che ci siano tangenti» e « mi strappa il cuore di mano» che «sono gli stessi di 20 anni fa. Se tu sei condannato per corruzione, tu nei palazzi della politica non devi mettere più piede» E il “daspo”, aggiunge, deve scattare con la «condanna definitiva». Quanto agli strumenti ad hoc da fornire a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, il presidente del Consiglio afferma: «Non è un supereroe, ma il presidente di una Authority prevista tre governi fa e che però nessuno ha fatto. Ora si tratta di capire: non può essere un sostituto del pm a Milano ma neanche un passatimbri, daremo dei poteri particolari».
18 maggio 2014 | 16:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«I 5 Stelle stanno facendo meno piazza e meno gente, e prenderanno meno voti. C’è chi scommette su sconfitta dell’Italia, ma noi siamo prima di tutto italiani»
di Redazione Online : GOVERNO
http://www.corriere.it/politica/14_maggio_18/renzi-europee-votate-tutti-ma-non-buffoni-cd16daaa-de96-11e3-a788-0214fd536450.shtml
«C’è una parte delle forze politiche che punta a insultare, non a cambiare l’Italia, scommette sulla sconfitta dell’Italia». Lo afferma il premier Matteo Renzi, ospite a L’Arena di Massimo Giletti su Raiuno. «Prima di essere del Pd, di FI, di M5S dobbiamo ricordarci di essere italiani». «Mi sembra che Grillo viva questa esperienza come un grande spettacolo», pensando «che le persone siano il pubblico e sotto sotto se la rida sotto baffi pensando che qualcuno ci creda davvero». «Il 25 maggio si vota tra due schieramenti: da un lato i gufi - che sperano che il Pil vada male - e dall’altra ci siamo noi, che siamo imperfetti, ma siamo dei ragazzi che hanno cercato di fare qualcosa in 80 giorni. Io poteri dirle da segretario del Pd che i 5 Stelle stanno facendo meno piazza e meno gente, e prenderanno meno voti. Votate chi vi pare ma non mandate in Europa i buffoni». «Ho grande rispetto per Casaleggio ma queste elezioni servono ad eleggere il parlamento europeo, ed è importantissimo. Vorrei parlassimo di questo». E aggiunge: «Io ho anche grande rispetto per chi ha votato M5S, ma chiedo: siete davvero soddisfatti? Siete soddisfatti di chi ha votato contro l’abolizione delle Province? Ho qualche dubbio su Grillo che usa un linguaggio strano: Hitler, peste rossa. Sono termini che si utilizzavano in quegli anni là», ha aggiunto, riferendosi ai più recenti comizi del Movimento 5 stelle.«C’è una parte delle forze politiche che punta a insultare, non a cambiare l’Italia, scommette sulla sconfitta dell’Italia». Lo afferma il premier Matteo Renzi, ospite a L’Arena di Massimo Giletti su Raiuno. «Prima di essere del Pd, di FI, di M5S dobbiamo ricordarci di essere italiani». «Mi sembra che Grillo viva questa esperienza come un grande spettacolo», pensando «che le persone siano il pubblico e sotto sotto se la rida sotto baffi pensando che qualcuno ci creda davvero». «Il 25 maggio si vota tra due schieramenti: da un lato i gufi - che sperano che il Pil vada male - e dall’altra ci siamo noi, che siamo imperfetti, ma siamo dei ragazzi che hanno cercato di fare qualcosa in 80 giorni. Io poteri dirle da segretario del Pd che i 5 Stelle stanno facendo meno piazza e meno gente, e prenderanno meno voti. Votate chi vi pare ma non mandate in Europa i buffoni». «Ho grande rispetto per Casaleggio ma queste elezioni servono ad eleggere il parlamento europeo, ed è importantissimo. Vorrei parlassimo di questo». E aggiunge: «Io ho anche grande rispetto per chi ha votato M5S, ma chiedo: siete davvero soddisfatti? Siete soddisfatti di chi ha votato contro l’abolizione delle Province? Ho qualche dubbio su Grillo che usa un linguaggio strano: Hitler, peste rossa. Sono termini che si utilizzavano in quegli anni là», ha aggiunto, riferendosi ai più recenti comizi del Movimento 5 stelle.
Le tasse e il bonus da 80 euro
«Se anche noi come la Germania facessimo le riforme saremmo credibili, e noi abbiamo già iniziato con il ridurre le tasse. Il sistema politico può smettere di rompere le scatole» alle imprese «e abbassare le tasse. Noi abbiamo già iniziato con l’Irap, una tassa antipatica». «Gli 80 euro sono per sempre, e in parte arrivano dal taglio del costo della politica».
Tangenti
«Io non accetto che ci siano tangenti» e « mi strappa il cuore di mano» che «sono gli stessi di 20 anni fa. Se tu sei condannato per corruzione, tu nei palazzi della politica non devi mettere più piede» E il “daspo”, aggiunge, deve scattare con la «condanna definitiva». Quanto agli strumenti ad hoc da fornire a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, il presidente del Consiglio afferma: «Non è un supereroe, ma il presidente di una Authority prevista tre governi fa e che però nessuno ha fatto. Ora si tratta di capire: non può essere un sostituto del pm a Milano ma neanche un passatimbri, daremo dei poteri particolari».
18 maggio 2014 | 16:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA
giovedì 8 maggio 2014
Expo 2015: Erice candidata dall’associazione Italo Cinese per un tour integrato dell’evento
In vista dell’expo milanese del 2015, l’Associazione Italo Cinese (Italy China Friendship Association – abbreviato ICFA) e la China Central Television o Televisione Centrale Cinese, abbreviato CCTV (la più grande rete televisiva della Cina continentale), sono in procinto di pianificare 3 tour turistici (nord, centro e sud-isole) da offrire come pacchetto turistico integrato ai milioni di cinesi che si apprestano a pianificare la loro partecipazione in Italia. Ieri mattina, previe intese con il Sindaco di Erice Giacomo Tranchida, per il tramite di referenze personali dallo stesso in precedenza intessute, il primo sopralluogo ad Erice da parte della Presidente cinese ICFA, sig.ra Yan Wang (per la sez. italiana, la paritaria presidenza è rivestita dall’ex on.le Pivetti) e del Deputy Edittor, sig. Shi Jian della CCTV.
La giornata, particolarmente buia, con la vetta coperta interamente dalla nebbia, non ha scoraggiato il primo cittadino dall’intrattenere con trasporto ed enfasi i “preziosi” ospiti, rassegnando loro la centralità storico-culturale di Erice nel Mediterraneo, financo con brevissime escursioni ad alcuni dei siti risalenti al VII sec A.C., dalle Mura Puniche al Castello di Venere (anticipando al pari il prossimo teatro di scavi archeologici alla ricerca dei resti del tempio di Venere), a seguire con la presentazione della preziosa testina della Venere (VI sec A.C.) custodita presso il nuovo Polo Museale Cordici. Il primo cittadino della vetta non ha fatto mistero, altresì, del sistema-turistico d’eccellenza che ruota attorno alla città/monte della Venere ericina: da Segesta a Selinunte, da Mothia alle Saline trapanesi, alle Egadi, bagnate dal Mediterraneo che si sposa con il Tirreno, regalando le spiagge cittadine di Erice e Trapani, per arrivare a quelle ambite di San Vito Lo Capo od alla Riserva dello Zingaro condivisa con Castellammare del Golfo.
Ed ancora da parte del sindaco Tranchida, non è mancata l’anticipazione culturale della prossima chicca: l’inaugurazione/riapertura della Torretta Pepoli per la prossima estate, destinata ad ospitare, d’intesa con la gemellata Città di Assisi, l’Osservatorio Euro Mediterraneo per la Pace ed il nuovo Journal Web, magazine telematico che metterà in rete tutte le Università che si affacciano sulle coste nord/sud del Mediterraneo.
Nell’offerta di candidatura, Erice non ha mancato di prender per la “gola” gli ambiti ospiti. Altro approccio culturale, dunque, con la degustazione di alcuni piatti tipici, a base di pesce ma con ricette miscelate con i prodotti della nostra terra, presso il noto Ristorante Monte San Giuliano, accompagnati da vini tipici del territorio. Scommessa che ha trovato molto attento il sig. Shi Jian della CCTV, peraltro ambasciatore del Gambero Rosso/guida Michelin per l’intero continente cinese. La visita all’enoteca comunale è stata dunque d’obbligo ed assai gradita.
Nelle prossime settimane la trasmissione di video paesaggistico-ambientali da parte dell’Amministrazione ericina ad entrambi i preziosi referenti cinesi (che espressamente hanno richiesto specifici video sulla particolare circostanza delle decine di matrimoni civili celebrati al Castello di Venere, peraltro stigmatizzandone l’esiguità della tariffa comunale di 500€ (sic!) ed entro giugno pv, l’eventuale ritorno della troupe CCTV per i primi documentari, qualora Erice superi il selettivo esame d’inserimento in uno dei 3 pacchetti turistici candidati agli oltre 600 milioni (!!!) di telespettatori cinesi della stessa CCTV.
“Sono leggermente ottimista – dichiara Tranchida – confidando nell’anticipazione data dal sig. Shi Jian, Deputy Edittor della CCTV, per il tramite della Presidente cinese ICFA che, traducendomi in italiano il pensiero del potente interlocutore della televisione di stato cinese, aveva a manifestarmi l’interesse d’intervistare financo il Sindaco della Città di Erice, dunque il sottoscritto, nel diretto invito (ovviamente con la traduzione in simultanea) ai telespettatori cinesi nel raccontare il mito della Venere, nata dalla spuma del mare, quale omaggio alla bellezza dell’incontro fra i popoli e le civiltà. Chissà – conclude Tranchida – che la nebbia, mitico abbraccio della Venere secondo i racconti ericini, non abbia fatto breccia. Di certo, il mercato turistico cinese, unitamente a quello russo, è uno dei più ambiti e ricchi potenziali segmenti del comparto. Spero dunque che il premier Renzi, incidentalmente dagli stessi interlocutori ieri anticipatomi, nel prossimo Giugno in visita ufficiale in Cina, possa costruire relazioni internazionali utili anche in tale direzione. Erice è pronta, speriamo bene”.
In vista dell’expo milanese del 2015, l’Associazione Italo Cinese (Italy China Friendship Association – abbreviato ICFA) e la China Central Television o Televisione Centrale Cinese, abbreviato CCTV (la più grande rete televisiva della Cina continentale), sono in procinto di pianificare 3 tour turistici (nord, centro e sud-isole) da offrire come pacchetto turistico integrato ai milioni di cinesi che si apprestano a pianificare la loro partecipazione in Italia. Ieri mattina, previe intese con il Sindaco di Erice Giacomo Tranchida, per il tramite di referenze personali dallo stesso in precedenza intessute, il primo sopralluogo ad Erice da parte della Presidente cinese ICFA, sig.ra Yan Wang (per la sez. italiana, la paritaria presidenza è rivestita dall’ex on.le Pivetti) e del Deputy Edittor, sig. Shi Jian della CCTV.
La giornata, particolarmente buia, con la vetta coperta interamente dalla nebbia, non ha scoraggiato il primo cittadino dall’intrattenere con trasporto ed enfasi i “preziosi” ospiti, rassegnando loro la centralità storico-culturale di Erice nel Mediterraneo, financo con brevissime escursioni ad alcuni dei siti risalenti al VII sec A.C., dalle Mura Puniche al Castello di Venere (anticipando al pari il prossimo teatro di scavi archeologici alla ricerca dei resti del tempio di Venere), a seguire con la presentazione della preziosa testina della Venere (VI sec A.C.) custodita presso il nuovo Polo Museale Cordici. Il primo cittadino della vetta non ha fatto mistero, altresì, del sistema-turistico d’eccellenza che ruota attorno alla città/monte della Venere ericina: da Segesta a Selinunte, da Mothia alle Saline trapanesi, alle Egadi, bagnate dal Mediterraneo che si sposa con il Tirreno, regalando le spiagge cittadine di Erice e Trapani, per arrivare a quelle ambite di San Vito Lo Capo od alla Riserva dello Zingaro condivisa con Castellammare del Golfo.
Ed ancora da parte del sindaco Tranchida, non è mancata l’anticipazione culturale della prossima chicca: l’inaugurazione/riapertura della Torretta Pepoli per la prossima estate, destinata ad ospitare, d’intesa con la gemellata Città di Assisi, l’Osservatorio Euro Mediterraneo per la Pace ed il nuovo Journal Web, magazine telematico che metterà in rete tutte le Università che si affacciano sulle coste nord/sud del Mediterraneo.
Nell’offerta di candidatura, Erice non ha mancato di prender per la “gola” gli ambiti ospiti. Altro approccio culturale, dunque, con la degustazione di alcuni piatti tipici, a base di pesce ma con ricette miscelate con i prodotti della nostra terra, presso il noto Ristorante Monte San Giuliano, accompagnati da vini tipici del territorio. Scommessa che ha trovato molto attento il sig. Shi Jian della CCTV, peraltro ambasciatore del Gambero Rosso/guida Michelin per l’intero continente cinese. La visita all’enoteca comunale è stata dunque d’obbligo ed assai gradita.
Nelle prossime settimane la trasmissione di video paesaggistico-ambientali da parte dell’Amministrazione ericina ad entrambi i preziosi referenti cinesi (che espressamente hanno richiesto specifici video sulla particolare circostanza delle decine di matrimoni civili celebrati al Castello di Venere, peraltro stigmatizzandone l’esiguità della tariffa comunale di 500€ (sic!) ed entro giugno pv, l’eventuale ritorno della troupe CCTV per i primi documentari, qualora Erice superi il selettivo esame d’inserimento in uno dei 3 pacchetti turistici candidati agli oltre 600 milioni (!!!) di telespettatori cinesi della stessa CCTV.
“Sono leggermente ottimista – dichiara Tranchida – confidando nell’anticipazione data dal sig. Shi Jian, Deputy Edittor della CCTV, per il tramite della Presidente cinese ICFA che, traducendomi in italiano il pensiero del potente interlocutore della televisione di stato cinese, aveva a manifestarmi l’interesse d’intervistare financo il Sindaco della Città di Erice, dunque il sottoscritto, nel diretto invito (ovviamente con la traduzione in simultanea) ai telespettatori cinesi nel raccontare il mito della Venere, nata dalla spuma del mare, quale omaggio alla bellezza dell’incontro fra i popoli e le civiltà. Chissà – conclude Tranchida – che la nebbia, mitico abbraccio della Venere secondo i racconti ericini, non abbia fatto breccia. Di certo, il mercato turistico cinese, unitamente a quello russo, è uno dei più ambiti e ricchi potenziali segmenti del comparto. Spero dunque che il premier Renzi, incidentalmente dagli stessi interlocutori ieri anticipatomi, nel prossimo Giugno in visita ufficiale in Cina, possa costruire relazioni internazionali utili anche in tale direzione. Erice è pronta, speriamo bene”.
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