Renzi in Cina: "Riforme per creare posti di lavoro
Matteo Renzi fa tappa in Cina. Dopo la visita in Vietnam il premier è a Shanghai e anche da lì ribadisce ancora una volta la necessità per l'Italia di fare le riforme. Servono "per creare posti di lavoro", ripete il presidente del Consiglio che ha parlato anche dell'importanza del Made in Italy. "Noi non siamo qui per riportare a casa le aziende, ma siamo qui per portare più Italia all'estero", le parole di Renzi. L'export è ancora troppo basso: "è segno - ha sottolineato il capo del governo - che qualcosa che non va da parte nostra".
martedì 10 giugno 2014
Pompei : Tour tra gli sprechi. Sei scempi per 20 milioni al vento
Antonio Irlando, dell’Osservatorio Patrimonio Culturale, ci guida tra le rovine dell’intervento pubblico.
di Antonio Castaldo > 9 giugno 2014 Corriere della sera
Il progetto Grande Pompei è una corsa contro il tempo: spendere 105 milioni per gli scavi archeologici, in larga parte fondi europei, entro fine 2015. Pena la perdita di finanziamenti essenziali per il sito minacciato da continui crolli e dalla chiusura sistematica di buona parte delle domus . Una vera e propria sfida, al punto che l’incarico è stato affidato ad un generale dei carabinieri noto per la sua efficienza. Ma, oltre che in fretta, i fondi andranno spesi bene. Ovvero in modo che lascino traccia di sé in modo duraturo. Nell’area degli scavi, e nelle immediate vicinanze, spuntano ovunque testimonianze di iniziative avviate negli anni passati e poi abbandonate all’oblio, strutture finite nel mirino della magistratura, cantieri inaugurati in pompa magna e poi lasciati in sospeso. In poche parole, al percorso delle domus, unico nel suo genere, si affianca un itinerario tra i monumenti allo spreco. In poco meno di una mezza giornata, con una guida esperta e aggiornata come Antonio Irlando, presidente dell’Osservatorio patrimonio culturale, è possibile visitarne alcuni. Basta poco per raggiungere la dignitosa cifra di 20 milioni di euro spesi per opere poco o mai utilizzate.
Il percorso degli sprechi
La nostra passeggiata comincia da porta Anfiteatro, a poche centinaia di metri dal Santuario che ogni anno è visitata da circa quattro milioni di pellegrini. Ai due lati del vialetto d’ingresso agli scavi sorge una struttura a nido d’uccello, che come ha scritto Enzo Esposito sul «Corriere del Mezzzogiorno», ricorda nell’architettura lo stadio nazionale di Pechino: «Doveva essere la nuova biglietteria - spiega il nostro Virgilio, Irlando - è stato completato anni fa ma non è mai stato inaugurato». Costo: 4,9 milioni di euro. Appena entrati negli scavi, alla sinistra del plesso di guardiania, sorge una piccola casetta di legno. Sulla porta è stampato il logo di Pompei bike, un percorso ciclabile con postazioni in varie aree del sito per depositare o prelevare le biciclette: «Si tratta di un’iniziativa lodevole, purtroppo durata non più di qualche mese - continua Irlando -. Poi le bici sono scomparse. E così anche le postazioni sono andate in abbandono». Nella relazione dell’allora commissario per l’emergenza di Pompei, Marcello Fiori, datata 10 novembre 2010, si parla di una spesa di circa 22 mila per i costi del personale: «In realtà tale cifra - aggiunge Irlando - arriva a sfiorare gli 80 mila euro considerando tutte le voci».
I cani randagi
Nella medesima relazione si annunciava che il progetto «Randagismo: campagna di adozione» sarebbe stato prorogato «visti i risultati positivi raggiunti». Già nel febbraio dell’anno scorso il «Corriere del Mezzogiorno» registrava che il censimento dei cani intercettati nell’area archeologica non era andato oltre quota 55 esemplari. Ventisei dei quali sono stati «adottati». Il tutto al costo di quasi 103mila euro, ovvero 3.690 euro a cane. «Terminato il progetto - chiosa Irlando - negli scavi sono rimaste le cucce vuote e i pannelli informativi ormai in disarmo».
L’ecomostro
Appena al di fuori delle mura pompeiane, in corrispondenza di Porta di Nola, sorge quello che fin dal primo «avvistamento» di un giornale locale è stato ribattezzato l’ecomostro di Pompei. Si tratta di un «bunker», almeno questa è l’idea che ispira ad una prima occhiata, tutto in cemento armato, mimetizzato alla vista del turista che percorre il circuito della visita agli Scavi, ma ben visibile dalla strada. Un’opera imponente, destinata con un bando d’appalto dell’agosto 2006 «ad ospitare nuovi depositi, uffici per il personale e magazzino archeologico». Doveva costare 3 milioni 796mila euro, ma il costo è lievitato fino a 4 milioni 906mila euro. «Per completarlo servirebbero diversi altri milioni - conclude Irlando - ed è forse per questo che da mesi i lavori sono sospesi». La visita tra gli sprechi ci porta quindi al teatro grande, il cui restauro costato circa 8 milioni, è stato oggetto di un’accurata indagine della Procura di Torre Annunziata. Un intervento paragonato da Gian Antonio Stella a uno «stupro». Solo nell’aprile scorso il monumentale teatro pompeiano è stato dissequestrato. «Ma ciò che resta è ai miei occhi di architetto specializzato in restauri conservativi uno scempio - aggiunge Irlando -. La memoria del passato è stata cancellata dal calcestruzzo. Solo per dare un’idea, hanno utilizzato per rifare la gradinate lo stesso tufo che si usa per le case di campagna. Il risultato è un’arena da villaggio turistico». L’ultima tappa di questo giro degli orrori è visibile da porta di Stabia, ma è collocato all’interno del perimetro degli scavi. Si tratta di un deposito che doveva essere provvisorio e che in realtà è ormai definitivo, ancorché non sia mai stato utilizzato. E tuttora appare arrugginito e spoglio. «Il tutto al costo di 2,6 milioni», conclude Irlando. Il totale supera, appunto, i 20 milioni. Una cifra che resta come un monito per le future spese. La visita termina qui. Quelle prese in esame sono eredità di precedenti gestioni, l’attuale Soprintendenza non ne ha alcuna colpa. Tuttavia sono nodi da affrontare e possibilmente sciogliere. Prima o poi.
Antonio Irlando, dell’Osservatorio Patrimonio Culturale, ci guida tra le rovine dell’intervento pubblico.
di Antonio Castaldo > 9 giugno 2014 Corriere della sera
Il progetto Grande Pompei è una corsa contro il tempo: spendere 105 milioni per gli scavi archeologici, in larga parte fondi europei, entro fine 2015. Pena la perdita di finanziamenti essenziali per il sito minacciato da continui crolli e dalla chiusura sistematica di buona parte delle domus . Una vera e propria sfida, al punto che l’incarico è stato affidato ad un generale dei carabinieri noto per la sua efficienza. Ma, oltre che in fretta, i fondi andranno spesi bene. Ovvero in modo che lascino traccia di sé in modo duraturo. Nell’area degli scavi, e nelle immediate vicinanze, spuntano ovunque testimonianze di iniziative avviate negli anni passati e poi abbandonate all’oblio, strutture finite nel mirino della magistratura, cantieri inaugurati in pompa magna e poi lasciati in sospeso. In poche parole, al percorso delle domus, unico nel suo genere, si affianca un itinerario tra i monumenti allo spreco. In poco meno di una mezza giornata, con una guida esperta e aggiornata come Antonio Irlando, presidente dell’Osservatorio patrimonio culturale, è possibile visitarne alcuni. Basta poco per raggiungere la dignitosa cifra di 20 milioni di euro spesi per opere poco o mai utilizzate.
Il percorso degli sprechi
La nostra passeggiata comincia da porta Anfiteatro, a poche centinaia di metri dal Santuario che ogni anno è visitata da circa quattro milioni di pellegrini. Ai due lati del vialetto d’ingresso agli scavi sorge una struttura a nido d’uccello, che come ha scritto Enzo Esposito sul «Corriere del Mezzzogiorno», ricorda nell’architettura lo stadio nazionale di Pechino: «Doveva essere la nuova biglietteria - spiega il nostro Virgilio, Irlando - è stato completato anni fa ma non è mai stato inaugurato». Costo: 4,9 milioni di euro. Appena entrati negli scavi, alla sinistra del plesso di guardiania, sorge una piccola casetta di legno. Sulla porta è stampato il logo di Pompei bike, un percorso ciclabile con postazioni in varie aree del sito per depositare o prelevare le biciclette: «Si tratta di un’iniziativa lodevole, purtroppo durata non più di qualche mese - continua Irlando -. Poi le bici sono scomparse. E così anche le postazioni sono andate in abbandono». Nella relazione dell’allora commissario per l’emergenza di Pompei, Marcello Fiori, datata 10 novembre 2010, si parla di una spesa di circa 22 mila per i costi del personale: «In realtà tale cifra - aggiunge Irlando - arriva a sfiorare gli 80 mila euro considerando tutte le voci».
I cani randagi
Nella medesima relazione si annunciava che il progetto «Randagismo: campagna di adozione» sarebbe stato prorogato «visti i risultati positivi raggiunti». Già nel febbraio dell’anno scorso il «Corriere del Mezzogiorno» registrava che il censimento dei cani intercettati nell’area archeologica non era andato oltre quota 55 esemplari. Ventisei dei quali sono stati «adottati». Il tutto al costo di quasi 103mila euro, ovvero 3.690 euro a cane. «Terminato il progetto - chiosa Irlando - negli scavi sono rimaste le cucce vuote e i pannelli informativi ormai in disarmo».
L’ecomostro
Appena al di fuori delle mura pompeiane, in corrispondenza di Porta di Nola, sorge quello che fin dal primo «avvistamento» di un giornale locale è stato ribattezzato l’ecomostro di Pompei. Si tratta di un «bunker», almeno questa è l’idea che ispira ad una prima occhiata, tutto in cemento armato, mimetizzato alla vista del turista che percorre il circuito della visita agli Scavi, ma ben visibile dalla strada. Un’opera imponente, destinata con un bando d’appalto dell’agosto 2006 «ad ospitare nuovi depositi, uffici per il personale e magazzino archeologico». Doveva costare 3 milioni 796mila euro, ma il costo è lievitato fino a 4 milioni 906mila euro. «Per completarlo servirebbero diversi altri milioni - conclude Irlando - ed è forse per questo che da mesi i lavori sono sospesi». La visita tra gli sprechi ci porta quindi al teatro grande, il cui restauro costato circa 8 milioni, è stato oggetto di un’accurata indagine della Procura di Torre Annunziata. Un intervento paragonato da Gian Antonio Stella a uno «stupro». Solo nell’aprile scorso il monumentale teatro pompeiano è stato dissequestrato. «Ma ciò che resta è ai miei occhi di architetto specializzato in restauri conservativi uno scempio - aggiunge Irlando -. La memoria del passato è stata cancellata dal calcestruzzo. Solo per dare un’idea, hanno utilizzato per rifare la gradinate lo stesso tufo che si usa per le case di campagna. Il risultato è un’arena da villaggio turistico». L’ultima tappa di questo giro degli orrori è visibile da porta di Stabia, ma è collocato all’interno del perimetro degli scavi. Si tratta di un deposito che doveva essere provvisorio e che in realtà è ormai definitivo, ancorché non sia mai stato utilizzato. E tuttora appare arrugginito e spoglio. «Il tutto al costo di 2,6 milioni», conclude Irlando. Il totale supera, appunto, i 20 milioni. Una cifra che resta come un monito per le future spese. La visita termina qui. Quelle prese in esame sono eredità di precedenti gestioni, l’attuale Soprintendenza non ne ha alcuna colpa. Tuttavia sono nodi da affrontare e possibilmente sciogliere. Prima o poi.
Agenzia Xinhua > Ansa di Pechino
CINA: SURPLUS COMMERCIALE +75% A MAGGIO, EXPORT +7%
Pechino, 8 giu. - Il surplus commerciale in Cina sale deo' 74,9% a maggio a 35,92 miliardi di dollari. In forte rialzo l'export che avanza del 7% a 195,47 miliardi di dollari, dopo il +0,9% di aprile. L'import cala dell'1,6% a 159,55 miliardi di dollari.
CINA: SURPLUS COMMERCIALE +75% A MAGGIO, EXPORT +7%
Pechino, 8 giu. - Il surplus commerciale in Cina sale deo' 74,9% a maggio a 35,92 miliardi di dollari. In forte rialzo l'export che avanza del 7% a 195,47 miliardi di dollari, dopo il +0,9% di aprile. L'import cala dell'1,6% a 159,55 miliardi di dollari.
Agenzia Xinhua > Ansa di Pechino
ALIBABA PUNTA A 8 AGOSTO COME DATA IPO: "E' NUMERO FORTUNATO"
Roma, 4 giu. - Il numero otto in Cina e' considerato il piu' fortunato e viene pronunciato 'ba', un suono che ricorda 'fa', ovvero 'prosperita'. Per questo Alibaba, il colosso cinese delle vendite online, avrebbe scelto l'8 agosto (8/8) come data per quello che a Wall Street sara' il debutto piu' atteso dell'anno. E' quanto scrive 'Bloomberg' citando fonti vicine alla compagnia, che nel nome di 'ba' ne ha ben due e vorrebbe pertanto che le fosse assegnato come codice 'BABA': doppio otto, doppia fortuna ('BA' e' invece gia' il codice delle azioni Boeing). E che non si parli di superstizione, dato che le Olimpiadi di Pechino, un indiscutibile successo, iniziarono l'8 agosto del 2008. Ne' Jack Ma e Joe Tsai, cofondatori di Alibaba, sono gli unici uomini d'affari orientali attenti al potere dei numeri. Per citare un esempio recente, il magnate thailandese (ma cinese di origini) Charoen Sirivadhanabhakdi, quando lo scorso febbraio tratto' l'acquisizione della singaporegna Fraser & Neave, pose come condizione del contratto che il prezzo fosse di 8,88 dollari per azione. Il collocamento in borsa di Alibaba, previsto entro la fine dell'anno, appare destinato a essere il maggiore della storia di Wall Street, con un flottante stimato sui 20 miliardi di dollari e una valutazione complessiva di mercato di 168 miliardi di dollari, cresciuta di oltre cinque volte in pochi anni. Le fonti citate da Bloomberg avvertono pero' che la data di agosto verra' sfruttata solo se le condizioni del mercato lo permetteranno, dato che si tratta di un mese caratterizzato da volumi di scambio molto bassi. Delle cento maggiori offerte pubbliche di azioni avvenute in Usa solo due, quella di Google e quella di Petroleo Brasileiro, avvennero infatti ad agosto. E' quindi probabile che Alibaba proroghi il debutto a Wall Street a settembre. Magari il 9 settembre. In Cina anche il nove e' infatti considerato un numero fortunato, dato che in mandarino suona come 'durevole'.
ALIBABA PUNTA A 8 AGOSTO COME DATA IPO: "E' NUMERO FORTUNATO"
Roma, 4 giu. - Il numero otto in Cina e' considerato il piu' fortunato e viene pronunciato 'ba', un suono che ricorda 'fa', ovvero 'prosperita'. Per questo Alibaba, il colosso cinese delle vendite online, avrebbe scelto l'8 agosto (8/8) come data per quello che a Wall Street sara' il debutto piu' atteso dell'anno. E' quanto scrive 'Bloomberg' citando fonti vicine alla compagnia, che nel nome di 'ba' ne ha ben due e vorrebbe pertanto che le fosse assegnato come codice 'BABA': doppio otto, doppia fortuna ('BA' e' invece gia' il codice delle azioni Boeing). E che non si parli di superstizione, dato che le Olimpiadi di Pechino, un indiscutibile successo, iniziarono l'8 agosto del 2008. Ne' Jack Ma e Joe Tsai, cofondatori di Alibaba, sono gli unici uomini d'affari orientali attenti al potere dei numeri. Per citare un esempio recente, il magnate thailandese (ma cinese di origini) Charoen Sirivadhanabhakdi, quando lo scorso febbraio tratto' l'acquisizione della singaporegna Fraser & Neave, pose come condizione del contratto che il prezzo fosse di 8,88 dollari per azione. Il collocamento in borsa di Alibaba, previsto entro la fine dell'anno, appare destinato a essere il maggiore della storia di Wall Street, con un flottante stimato sui 20 miliardi di dollari e una valutazione complessiva di mercato di 168 miliardi di dollari, cresciuta di oltre cinque volte in pochi anni. Le fonti citate da Bloomberg avvertono pero' che la data di agosto verra' sfruttata solo se le condizioni del mercato lo permetteranno, dato che si tratta di un mese caratterizzato da volumi di scambio molto bassi. Delle cento maggiori offerte pubbliche di azioni avvenute in Usa solo due, quella di Google e quella di Petroleo Brasileiro, avvennero infatti ad agosto. E' quindi probabile che Alibaba proroghi il debutto a Wall Street a settembre. Magari il 9 settembre. In Cina anche il nove e' infatti considerato un numero fortunato, dato che in mandarino suona come 'durevole'.
Agenzia Xinhua
SCOPERTI IN CINA I PANTALONI PIU ANTICHI AL MONDO
Pechino, 6 giu. Hanno 3.300 anni e sono i pantaloni più antichi al mondo. Il ritrovamento è avvenuto qualche settimana fa nelle regione autonoma cinese dello Xinjiang dove gli archeologi hanno rinvenuto due mummie identificate come due sciamani maschi sulla quarantina con indosso i pantaloni fatti di pelliccia animale. Un team internazionale sta ora lavorando per restaurare e conservare i due ritrovamenti, i più vecchi mai scoperti con una evidente somiglianza a quelli moderni. Sono molto simili a quelli usati oggi , ha dichiarato Lu Enguo, ricercatore presso l istituto di Archeologia del Xinjiang. In passato pantaloni simili erano stati trovati nella regione, ma si trattava di un modello più semplice senza il cavallo che univa le due gambe. Prima di questo ritrovamento, i pantaloni più vecchi risalivano a 2800 anni fa. Secondo gli archeologi, i pantaloni sarebbero stati inventati proprio dai nomadi che vivevano nella zona per poterli utilizzare per andare a cavallo. .
SCOPERTI IN CINA I PANTALONI PIU ANTICHI AL MONDO
Pechino, 6 giu. Hanno 3.300 anni e sono i pantaloni più antichi al mondo. Il ritrovamento è avvenuto qualche settimana fa nelle regione autonoma cinese dello Xinjiang dove gli archeologi hanno rinvenuto due mummie identificate come due sciamani maschi sulla quarantina con indosso i pantaloni fatti di pelliccia animale. Un team internazionale sta ora lavorando per restaurare e conservare i due ritrovamenti, i più vecchi mai scoperti con una evidente somiglianza a quelli moderni. Sono molto simili a quelli usati oggi , ha dichiarato Lu Enguo, ricercatore presso l istituto di Archeologia del Xinjiang. In passato pantaloni simili erano stati trovati nella regione, ma si trattava di un modello più semplice senza il cavallo che univa le due gambe. Prima di questo ritrovamento, i pantaloni più vecchi risalivano a 2800 anni fa. Secondo gli archeologi, i pantaloni sarebbero stati inventati proprio dai nomadi che vivevano nella zona per poterli utilizzare per andare a cavallo. .
lunedì 9 giugno 2014
Eurasia: al via workshop, Italia guarda a Oriente per il business
(AGI) - Roma, 9 giu. - L'Italia, prossima guida dell'Ue e ospite del vertice Asem che si terra' a Milano a ottobre, guarda con sempre maggiore interesse ai Paesi asiatici. Con l'obiettivo di rafforzare la cooperazione e creare reti internazionali per moltiplicare opportunita' di business e progetti culturali, ha preso il via stamane da Roma il Workshop Eurasia. Un 'palcoscenico' d'eccezione per fornire una panoramica della situazione attuale e sulle sue prospettive, per presentare i trend di crescita dei Paesi asiatici, per approfondire gli spazi di collaborazione con l'Italia, definendo con le istituzioni e le aziende strategie condivise di sviluppo. Un'iniziativa pluriennale di promozione internazionale, quella del workshop, nata sotto gli auspici del ministero degli Esteri e avviata congiuntamente da AGI, Universita' La Sapienza di Roma e Fondazione Roma-Mediterraneo, con il patrocinio dell'Ice. Come ha ricordato il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, il Workshop ha luogo alla "vigilia dell'avvio del semestre italiano di presidenza europea" e del "vertice Asem dei capi di Stato e di governo di 52 Paesi dell'Europa e dell'Asia, che si incontreranno il prossimo ottobre a Milano con l'obiettivo di promuovere la crescita e lo sviluppo delle due regioni e di consolidare il dialogo sulla cooperazione politico-economica e gli scambi socio-culturali". In quest'ottica, si inserisce anche l'appuntamento dell'Expo2015 a Milano, che rappresentera' una straordinaria opportunita' per trattare di temi centrali per lo sviluppo dei Paesi dell'Eurasia e per la crescita dell'interscambio tra le due aree. Confermando la "crescente attenzione dell'Italia per il consolidamento delle architetture regionali in Asia", Della Vedova ha sottolineato "l'intenzione di iniettare nuovo dinamismo nell'immagine e nel ruolo italiano in Asia". Di fronte a "un'interdipendenza economica crescente", ha aggiunto, "Europa e Asia devono lavorare insieme per migliorare le possibilita' di crescita", forti anche del comune interesse nel "garantire la sicurezza globale ed evitare la nascita di nuovi conflitti". Concorde il presidente della Fondazione Roma-Mediterraneo, Emmanuele F. M. Emanuele, che si e' detto convinto della necessita' di confrontarsi con lo "scenario internazionale", recuperando il rapporto con i Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo e "attraverso di essi con l'Oriente tutto, area in macroscopica espansione, vera fucina di innovazione e sviluppo tecnologico, industriale e finanziario". E che gli spazi su cui lavorare siano ampi, lo hanno confermato i relatori che si sono avvicendati sul palco.
A illustrare le prospettive economiche del gigante cinese, con i suoi punti di forza e le sue debolezze, ma anche le implicazioni per l'Europa sono stati chiamati, rispettivamente, Yuanan Zhang, giornalista del gruppo Caixin Media, e Laixiang Sun, professore all'Universita' Soas di Londra, seguiti da Giuseppe Izzo presidente della Camera di Commercio Europea di Taiwan, che si e' soffermato su risultati e sfide che attendono la moderna e dinamica isola. Non e' mancato un richiamo, da parte del presidente della Camera di Commercio di Roma Giancarlo Cremonesi, all'importanza dell'interscambio turistico che, complice anche una crescita esponenziale del ceto medio nelle grandi realta' emergenti dell'Asia, portera' a una forte espansione del settore. Occhi puntati sul Giappone e sulla politica economica del suo premier, denominata 'Abenomics', grazie alla presentazione di Naoyuki Yoshino, professore di Economia all'Universita' di Keio e consigliere dello stesso Shinzo Abe, prima di passare all'illustrazione di una realta' in espansione come la Mongolia, che, forte delle sue risorse minerarie, negli ultimi anni si e' aperta con sempre maggiore decisione all'esterno, come ha sottolineato Irmuun Demberel, della Invest Mongolia Agency. Spazio anche alla Corea del Sud e ai brillanti risultati conquistati negli ultimi decenni, in particolare nel settore high tech, evidenziati da Han Ki-Won, commissario della Invest Korea, a cui ha fatto eco Ajith N.
Cabraal, governatore della Banca Centrale dello Sri Lanka, che nel suo intervento ha messo l'accento sulla forte crescita dell'area, sottolineando la necessita' di un flusso continuo di investimenti. Non sono mancati infine gli interventi sulle prospettive e le sfide future di David O'Rear, economista della Camera di Commercio Generale di Hong Kong, e di Giuseppe Scognamiglio, vice presidente esecutivo del Gruppo Unicredit.
Nel pomeriggio e' attesa una seconda sessione di lavoro, incentrata su "Investire nei mercati emergenti dell'Eurasia, attrarre capitali in Europa", mentre domani si continuera' con un focus sul mondo dei media e della comunicazione, presieduto da Giovanni Di Giovanni, amministratore delegato dell'AGI, e una sessione sul ruolo della diplomazia.
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(AGI) - Roma, 9 giu. - L'Italia, prossima guida dell'Ue e ospite del vertice Asem che si terra' a Milano a ottobre, guarda con sempre maggiore interesse ai Paesi asiatici. Con l'obiettivo di rafforzare la cooperazione e creare reti internazionali per moltiplicare opportunita' di business e progetti culturali, ha preso il via stamane da Roma il Workshop Eurasia. Un 'palcoscenico' d'eccezione per fornire una panoramica della situazione attuale e sulle sue prospettive, per presentare i trend di crescita dei Paesi asiatici, per approfondire gli spazi di collaborazione con l'Italia, definendo con le istituzioni e le aziende strategie condivise di sviluppo. Un'iniziativa pluriennale di promozione internazionale, quella del workshop, nata sotto gli auspici del ministero degli Esteri e avviata congiuntamente da AGI, Universita' La Sapienza di Roma e Fondazione Roma-Mediterraneo, con il patrocinio dell'Ice. Come ha ricordato il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, il Workshop ha luogo alla "vigilia dell'avvio del semestre italiano di presidenza europea" e del "vertice Asem dei capi di Stato e di governo di 52 Paesi dell'Europa e dell'Asia, che si incontreranno il prossimo ottobre a Milano con l'obiettivo di promuovere la crescita e lo sviluppo delle due regioni e di consolidare il dialogo sulla cooperazione politico-economica e gli scambi socio-culturali". In quest'ottica, si inserisce anche l'appuntamento dell'Expo2015 a Milano, che rappresentera' una straordinaria opportunita' per trattare di temi centrali per lo sviluppo dei Paesi dell'Eurasia e per la crescita dell'interscambio tra le due aree. Confermando la "crescente attenzione dell'Italia per il consolidamento delle architetture regionali in Asia", Della Vedova ha sottolineato "l'intenzione di iniettare nuovo dinamismo nell'immagine e nel ruolo italiano in Asia". Di fronte a "un'interdipendenza economica crescente", ha aggiunto, "Europa e Asia devono lavorare insieme per migliorare le possibilita' di crescita", forti anche del comune interesse nel "garantire la sicurezza globale ed evitare la nascita di nuovi conflitti". Concorde il presidente della Fondazione Roma-Mediterraneo, Emmanuele F. M. Emanuele, che si e' detto convinto della necessita' di confrontarsi con lo "scenario internazionale", recuperando il rapporto con i Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo e "attraverso di essi con l'Oriente tutto, area in macroscopica espansione, vera fucina di innovazione e sviluppo tecnologico, industriale e finanziario". E che gli spazi su cui lavorare siano ampi, lo hanno confermato i relatori che si sono avvicendati sul palco.
A illustrare le prospettive economiche del gigante cinese, con i suoi punti di forza e le sue debolezze, ma anche le implicazioni per l'Europa sono stati chiamati, rispettivamente, Yuanan Zhang, giornalista del gruppo Caixin Media, e Laixiang Sun, professore all'Universita' Soas di Londra, seguiti da Giuseppe Izzo presidente della Camera di Commercio Europea di Taiwan, che si e' soffermato su risultati e sfide che attendono la moderna e dinamica isola. Non e' mancato un richiamo, da parte del presidente della Camera di Commercio di Roma Giancarlo Cremonesi, all'importanza dell'interscambio turistico che, complice anche una crescita esponenziale del ceto medio nelle grandi realta' emergenti dell'Asia, portera' a una forte espansione del settore. Occhi puntati sul Giappone e sulla politica economica del suo premier, denominata 'Abenomics', grazie alla presentazione di Naoyuki Yoshino, professore di Economia all'Universita' di Keio e consigliere dello stesso Shinzo Abe, prima di passare all'illustrazione di una realta' in espansione come la Mongolia, che, forte delle sue risorse minerarie, negli ultimi anni si e' aperta con sempre maggiore decisione all'esterno, come ha sottolineato Irmuun Demberel, della Invest Mongolia Agency. Spazio anche alla Corea del Sud e ai brillanti risultati conquistati negli ultimi decenni, in particolare nel settore high tech, evidenziati da Han Ki-Won, commissario della Invest Korea, a cui ha fatto eco Ajith N.
Cabraal, governatore della Banca Centrale dello Sri Lanka, che nel suo intervento ha messo l'accento sulla forte crescita dell'area, sottolineando la necessita' di un flusso continuo di investimenti. Non sono mancati infine gli interventi sulle prospettive e le sfide future di David O'Rear, economista della Camera di Commercio Generale di Hong Kong, e di Giuseppe Scognamiglio, vice presidente esecutivo del Gruppo Unicredit.
Nel pomeriggio e' attesa una seconda sessione di lavoro, incentrata su "Investire nei mercati emergenti dell'Eurasia, attrarre capitali in Europa", mentre domani si continuera' con un focus sul mondo dei media e della comunicazione, presieduto da Giovanni Di Giovanni, amministratore delegato dell'AGI, e una sessione sul ruolo della diplomazia.
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POLITICA INTERNA
CINA E VATICANO PENSANO A NUOVI COLLOQUI
di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest
Pechino, 9 giu. - Cina e Vaticano sono in trattative per avviare nuovi colloqui, i primi dal 2010. Non sarà facile, però, riesumare il dialogo interrottosi anni fa, spiegano membri della Chiesa di Hong Kong e fonti vicine alla Santa Sede che hanno parlato al South China Morning Post di Hong Kong, soprattutto dopo alcuni episodi avvenuti di recente, come la demolizione di alcune chiese nell'area di Wenzhou, nella Cina costiera, e l'elezione, nel maggio scorso, di Joseph Tang Yuenge come vescovo della Chiesa Cattolica nella diocesi di Chengdu, nel sud della Cina, su cui la Chiesa di Roma non si è ancora espressa. Secondo fonti vicine agli ambienti vaticani, in questo momento "l'atmosfera è abbastanza positiva da entrambe le parti per la ripresa del dialogo". La Santa Sede sarebbe in attesa di conoscere da Pechino la data e il luogo dei colloqui, ma secondo i più fiduciosi, vicini alla chiesa di Hong Kong, la ripresa del dialogo potrebbe avvenire già entro la fine dell'anno.
Nessuna conferma, per ora, delle ultime indiscrezioni, sembra provenire dalla Santa Sede. Dal 2010 ad oggi, il dialogo tra i due mondi, che diplomaticamente non si riconoscono, ha subito alcune battute d'arresto, anche se i rapporti potrebbero cambiare dopo il cambio al vertice della politica di Pechino e dopo l'elezione al soglio pontificio di Papa Francesco, avvenuta lo scorso anno a poche ore di distanza. A dividere Chiesa Cattolica e Repubblica Popolare c'è la vicenda di Thaddeus Ma Daqin, ex vescovo della Chiesa patriottica (approvata dal governo cinese, a cui fa capo) che dal luglio 2012 si trova agli arresti per avere apertamente professato la propria fedeltà alla Chiesa di Roma pochi giorni dopo la nomina a vescovo di Shanghai. A fare storcere il naso alla Chiesa di Roma c'è stato poi, l'abbattimento di sessanta chiese in alcune località della Cina orientale: tra queste, l'episodio che ha avuto maggiore risonanza mediatica è quello della Chiesa protestante di Sanjiang, nei pressi di Wenzhou, nella Cina costiera, demolita su ordine dell'amministrazione locale, nonostante avesse ricevuto il benestare della Chiesa patriottica, perché la sua costruzione non sarebbe stata in linea con i regolamenti per l'edilizia.
Nonostante gli intoppi e le differenze, Cina e Vaticano sarebbero però pronte a riaprire i colloqui interrotti nel 2010. "In base a quanto si apprende - ha spiegato al quotidiano di Hong Kong il vescovo John Fang Xingyao, presidente dell'Associazione della Chiesa Cattolica Patriottica - la Cina spera di stabilire legami diplomatici con il Vaticano, e la maggiore parte delle persone in Vaticano condivide questa speranza. Questo è il momento migliore per farcela, non dovremmo perderlo". Il test più importante per Cina e Santa Sede si gioca in queste settimane e riguarda proprio l'elezione nelle scorse settimane a vescovo di Chengdu, nel sud della Cina, di Joseph Tang Yuange, e in attesa di eventuale approvazione da parte del Vaticano, secondo quanto scriveva a maggio, il sito web UCA News specializzato sui temi della cristianità in Asia. All'elezione del vescovo hanno presenziato anche gli unici due vescovi del Sichuan - la regione dove si trova Chengdu - che la Chiesa Cattolica riconosce, Luo Xuegang di Yibin e Jospeh Chen Gong'ao di Nanchong. Sarebbe la prima volta dal 2012 che Cina e Santa Sede potrebbero trovare l'accordo su un rappresentante della Chiesa Cattolica su soglio cinese, dopo tre scomuniche ad altrettanti vescovi nominati unilateralmente da Pechino tra il 2011 e il 2012.
09 settembre 2014
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