giovedì 21 febbraio 2013

A quanto pare investire in Italia non paga



Il Sole 24 ORE - Radiocor 21/02/2013 - 11:58
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NOTIZIARIO ASIA

Tod's: Andrea Della Valle, previsioni ottime per 2013 con focus su Cina
Radiocor - Milano, 21 feb - Tod's guarda al 2013 con ottimismo. 'Il nostro gruppo ha previsioni ottime perche' abbiamo seminato e adesso stiamo raccogliamo i frutti', ha dichiarato a Radiocor Andrea Della Valle, vice presidente del gruppo marchigiano. 'La situazione per l'Europa e soprattutto per l'Italia e' delicata - ha proseguito l'imprenditore - ma chi ha seminato con costanza e chi ha un'identita' precisa e non trascura mai il dna proprio del marchio ha dei risultati'. Andrea Della Valle ha ricordato la strategia decisa dalla societa' di ridurre la propria esposizione in Italia: 'Abbiamo fatto una piccola pulizia a livello di clientela', ha detto. Tod's, invece, punta sull'espansione all'estero. 'Stiamo crescendo in Oriente - ha dichiarato - stiamo aprendo molti negozi in Cina. Personalmente sono ottimista'.

ovviamente anche la bosana garantisce un'ottima relazione fra cellule favorendo una vita sana



Le olive sono amiche del cuore
Favoriscono anche il dialogo tra le cellule

La varietà di olive tipica della zona di Bari, chiamata coratina, è così ricca di potenti antiossidanti da poter essere utilizzata una delle armi al servizio della prevenzione dopo un infarto.
Altre sostanze, come l'acido butirrico contenuto nelle piante a foglia larga e nei grassi animali, e l'acido retinoico, ricco di vitamina A e presente nella carota e nel tuorlo d'uovo sono i primi candidati a indurre un ambiente favorevole allo sviluppo delle cellule staminali. Studiare questa funzione è l’obiettivo di un progetto di ricerca in corso nella Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

''Finora è stata un po' come la questione della Torre di Babele, cioè se aggiungi nuovi operai, non è detto che si arrivi alla realizzazione definitiva della Torre’’, spiegano i ricercatori. ‘’Così l'aggiunta di cellule staminali nei tessuti può non risolvere i problemi legati alla loro rigenerazione. L'obiettivo della ricerca - aggiungono – è favorire la comunicazione tra le cellule presenti nell'organismo attraverso la mediazione delle sostanze nutraceutiche’’.
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così ci svelano il segreto della lunga vita

Il resveratrolo contenuto nell'uva e nel vino rosso è una potente sostanza antiossidante in grado di rallentare il processo di invecchiamento: lo hanno confermato esperimenti partiti dall'Italia e riprodotti in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, al Sudafrica.
Grazie alle sue proprietà anti-infiammatorie e anti-aggreganti, questa sostanza aiuta infatti a prevenire malattie tipiche dell'invecchiamento, come deficit cognitivi e problemi muscolari, spiega il coordinatore delle prime ricerche di questo tipo fatte in Italia, Alessandro Cellerino, del laboratorio di Neurobiologia della Scuola Normale di Pisa.


Nell'uva i segreti per combattere l'invecchiamento
Racchiusi nel resveratrolo

Da tempo il resveratrolo è all’attenzione del mondo della ricerca, soprattutto perchè ha riesce ad influenzare processi molto diversi fra loro. Per questo si è deciso di studiarlo in dettaglio, osservandone gli effetti su un pesce chiamato Nothobranchius, che vive soltanto pochi mesi, crescendo e invecchiando molto rapidamente.
In condizioni naturali il Nothobranchius al confine tra Zimbabwe e Mozambico, in pozze che si asciugano all’arrivo della stagione secca. Grazie alla velocità del loro ciclo vitale sono diventati dei nuovi modelli animali per studiare i meccanismi dell’invecchiamento: ‘’permettono di eseguire in poco tempo esperimenti che richiederebbero molti anni’’, osserva Cellerino.

Nell’esperimento condotto nella Scuola Normale di Pisa i Nothobranchius sono stati nutriti con cibo arricchito di resveratrolo: ‘’abbiamo visto che vivevano più a lungo e che avevano miglioramenti neuromuscolari. Ad esempio, nuotavano più velocemente e mostravano un miglioramento nei test si apprendimento e memoria’’.
Questi risultati, che risalgono al 2006, sono stati replicati negli Stati Uniti in esperimenti analoghi condotti sui topi. ‘’In questi mammiferi il resveratrolo ha dimostrato di aiutare a prevenire alcune malattie legate all’invecchiamento, ma non ha aumentato la longevità’’. L’esperimento è stato ripetuto da altri gruppi di ricerca in Cina e Sudafrica con risultati analoghi.
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alleandoci per primo con le piante



Dalle difese delle piante ai benefici per l’uomo
Così lo stress può provocare risposte positive

Le sostanze naturalmente prodotte dalle piante per difendersi dagli attacchi esterni possono diventare alleate della salute umana.
Sono sostanze biologicamente attive perché sono state costruite dall’evoluzione per essere tali e la teoria che cerca di spiegare i loro effetti benefici si chiama Xeno-ormesi. E’ il fenomeno per il quale un piccolo stress può provocare una risposta positiva: è lo stesso principio sul quale si fonda l’allenamento sportivo.

Ad esempio’’ il resveratrolo viene prodotto dall’uva quando questa viene attaccata dai funghi, ma se viene ingerito dall’uomo genera una risposta adattativa allo stress’’, osserva Alessandro Cellerino, del laboratorio di Neurobiologia della Scuola Normale di Pisa.

E la curcuma attiva il meccanismo dello shock termico, che si attiva quando le cellule superano la temperatura di 37 gradi e devono proteggersi. La scommessa è capire come questo meccanismo funziona e riuscire a controllarlo.
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è vitale Bionutrirsi per bene



Che cos'é la nutraceutica
Perchè alcune sostanze contenute nei cibi hanno effetti benefici

Ispirata tanto alla nutrizione quanto alla farmaceutica, la nutraceutica intende spiegare perché alcune sostanze contenute nei cibi hanno effetti benefici, verificando se alla base della loro azione esiste un meccanismo molecolare ‘’che è possibile descrivere con dati accurati, riproducibili e trasferibili alla pratica’’, spiega Vincenzo Lionetti, dell'Istituto di Scienze della vita della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

''L'idea – prosegue - é tornare a Ippocrate utilizzando le nuove tecnologie. Già nel 490 a.C. Ippocrate affermava: 'fà che il cibo sia la tua medicina e medicina il tuo cibo'’’. Oggi si potrebbero immaginare prodotti che derivano dalla ricerca nutraceutica in vendita nelle farmacie. Ma qual è la differenza fra un prodotto nutraceutico ed un farmaco? Mente i farmaci puntano a curare malattie in un tempo relativamente breve, i prodotti nutraceutici puntano soprattutto alla prevenzione e richiedono tempi molto più lunghi.

Attualmente la nutraceutica è una disciplina molto diffusa in Italia, ma rimasta a lungo in ombra. ‘’In alcuni casi – osserva Lionetti – questa disciplina viene guardata con perplessità da parte dell'industria farmaceutica. Solo recentemente é uscita dall' ombra e alcune aziende hanno cominciato a considerarla con interesse, parallelamente al'affermarsi di un vasto mercato degli integratori’’. Tuttavia, prosegue, ‘’la nutraceutica non dovrebbe però basarsi sugli integratori, ma garantire l'ingresso sul mercato di cibi potenzialmente ricchi di sostanze benefiche, frutto di una sorta di 'agricoltura sanitaria’''.
Le parole chiave di questo nuovo ambito di ricerca sono quindi, secondo Lionetti, ‘’rispetto dell'ambiente, valorizzazione dell'alimentazione sana e sviluppo fondato sull'economia sostenibile’’.
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A proposito di alimentazione



Le biofabbriche della natura
Crocevia fra nutrizione e farmaceutica

Nutrizione e farmaceutica hanno incrociato le loro strade e dall’incontro delle due discipline è nato il filone di ricerca chiamato ‘’nutraceutica’’. Il termine è stato coniato nel 1989 da un ricercatore di origine italiana e l’obiettivo della nutraceutica è individuare quali, fra le sostanze naturalmente contenute in frutta e verdura , in alte concentrazioni possono avere effetti terapeutici.

Ad esempio, l’una nera e il vino rosso sono ricchi di una sostanza antiossidante chiamata resveratrolo; di ossidanti sono ricchi anche i pomodori e i frutti di bosco, mentre le albicocche sono ricche di vitamina C, carotenoidi e potassio. A seconda delle dosi alle quali vengono utilizzate, queste sostanze possono avere un valore terapeutico.

Non si tratta quindi semplicemente della base di un’alimentazione salutare, ma di un nuovo strumento al servizio della prevenzione e della terapia. La ricerca in questo campo sta gradualmente crescendo e si sta diffondendo anche in Italia, dove alcune università le dedicano dei corsi. Il punto della ricerca in questo campo è stato tracciato nella prima edizione de ‘’Il banco nutraceutico’’, organizzato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
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Analisi reale


IL PUNTO SULL'ECONOMIA
CINA AL BIVIO
di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest

Pechino, 20 feb. - La Cina è a un bivio. Può continuare a fare massicci investimenti statali per sostenere la propria crescita economica, oppure fare le riforme per limitare l'intervento dello Stato in economia. Il pericolo è quello di una crisi finanziaria e della svalutazione della propria valuta. E in tempi anche piuttosto rapidi. E' l'analisi che Andy Xie fa per Caixin in cui traccia un profilo della politica economica del governo cinese (e dei suoi limiti) e il modo per uscire dall'impasse. Il punto di partenza dell'analisi di Xie è che i fixed-asset investment (FAI) -cioè gli investimenti statali in infrastrutture, macchinari e altri asset- non possono essere conteggiati come parte della crescita economia cinese. Soprattutto, non in questo momento, in cui la Cina non ha abbondanza di manodopera o di risorse sotto-utilizzate come negli scorsi venti anni, situazione ideale per i FAI che "anche se non fruttiferi possono creare un circolo virtuoso per l'economia intera".

All'epoca, e soprattutto dopo l'entrata della Cina nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nel 2001, gli investimenti diretti esteri hanno potuto avvantaggiarsi del surplus di manodopera e hanno contribuito alla crescita dell'export cinese ai valori che conosciamo oggi (nel 2012, secondo le ultime stime, il totale delle esportazioni ha toccato quota duemila miliardi di dollari). La mole delle esportazioni ha sostenuto il settore bancario, incline a concedere prestiti, con l'aumento dei depositi e sostenendo il tasso di cambio. Ma questo, spiega Xie, è "un circolo virtuoso che si è arrestato negli scorsi anni".

Poi è arrivata la crisi finanziaria globale con il conseguente declino delle esportazioni del Dragone. E sul fronte interno, cinque anni fa, si sono avuti i primi segnali di calo della manodopera non qualificata, che aveva retto il boom economico nei decenni passati. La politica del figlio unico che ha contribuito (e contribuisce) a sbilanciare la proporzione tra la forza-lavoro attiva e chi è pensione a favore di questi ultimi, assieme al maggiore numero di iscrizioni alle università hanno progressivamente assottigliato la fascia di lavoratori senza qualifiche. Fatto, questo, che ha trovato riscontro per la prima volta quest'anno anche nei dati dell'Ufficio Nazionale di Statistica che ha ammesso che la popolazione attiva ha subito un brusco calo, e che uno dei motivi principali è che i salari dei colletti blu non crescono al ritmo della produttività. E la conseguenza è stata un aumento dell'inflazione che a dicembre ha toccato il 2,5%, poi rientrata il mese scorso al 2%, "e probabilmente continuerà così anche nel 2013". E il circolo virtuoso alimentato anche dai FAI, che ha retto fino a qualche anno fa, ora si sta trasformando nel suo opposto.

Tra gli effetti negativi del FAI c'è la bolla immobiliare, fenomeno tipico di una fase economica che attraversa un boom di investimenti e di esportazioni, ma che in Cina ha un problema in più: "la differenza -scrive Caixin- è che il governo controlla la terra e conta i profitti dalle vendite come normali entrate, e questo ha spinto il governo a protrarre la bolla immobiliare il più a lungo possibile". E il risultato è che la Cina ora si trova ora con una doppia bolla, dei prezzi e immobiliare.

Neppure i dati degli ultimi mesi e le diverse voci che ritengono stabile la ripresa del Dragone e sostenibile nel tempo servono a convincere lo scettico Xie. I dati sulla ripresa nel settore del real estate nelle città di prima fascia negli scorsi tre mesi non sarebbe un segnale di inversione di tendenza, quanto piuttosto "un rimbalzo durante una scivolata pluriennale". Il fatto che molti dei maggiori casi di corruzione degli ultimi mesi vedessero implicati funzionari locali e costruttori in cerca di concessioni edilizie spiegherebbe quanto diffusa e profonda sia la natura stessa della bolla immobiliare. E' esattamente lo schema alla base dello scandalo di corruzione legato all'ex numero due del Sichuan Li Chuncheng, indagato per tangenti assieme a un costruttore locale tra novembre e dicembre scorso, che ha fatto del dirigente locale -che era anche membro supplente del Comitato Centrale del PCC- il primo alto funzionario dell'era Xi Jinping a finire indagato per corruzione.

Ma la preoccupazione principale di Andy Xie è legata ai vincoli alla crescita delle riserve monetarie. "La bolla potrebbe assumere dimensioni così grandi -spiega Xie- per la tendenza delle riserve monetarie di diventare reddito di corruzione e quest'ultimo trasformarsi in domanda di real estate. I redditi della corruzione sono una tassa su tutta la popolazione. La sua concentrazione nel settore immobiliare la ricicla a livello governativo e continua a sostenere il boom dei FAI ben oltre quello che è successo in altre economia dell'Asia Orientale". La campagna anti-corruzione voluta da Xi Jinping potrebbe allora ripercuotersi proprio sui proprietari di molti appartamenti che potrebbero decidere di vendere, come in alcuni casi sta già succedendo. Anche qualora il settore immobiliare si raffreddasse, però, questo non significherà una diminuita pressione fiscale a livello locale. "La pressione fiscale su consumatori e imprese è già molto alta. Per questo molti preferiscono andare a fare shopping all'estero anche per beni di prima necessità. Quest'ondata è collegata alla pressione fiscale in Cina".

Messi tutti insieme, i fattori che compongono la politica economica attuale del governo cinese rendono la situazione insostenibile. E creano un circuito illusorio che confonde la soluzione con il problema, i FAI, che non possono continuare al ritmo attuale come se la Cina si trovasse nella situazione economica degli anni Novanta. "La crescita è diventato il problema piuttosto che la soluzione negli ultimi cinque anni" scrive Xie. La necessità di ripensare il modello economico è stata al centro di un discorso pronunciato da Li Keqiang, il primo ministro in pectore, nel dicembre scorso, quando avvisava gli alti funzionari seduti al suo tavolo che la Cina in futuro continuerà a crescere attorno all'8% e non più a due cifre come in passato. E che bisogna costruire un modello economico che permettesse quella "moderata prosperità" che è stata uno dei tormentoni dello scorso Congresso del partito.

Cosa fare, allora? Occorre passare da un modello di sviluppo basato sugli investimenti a uno guidato dalla produttività diversificando la produzione. Da fabbrica del mondo, la Cina deve puntare sulla produzione a valore aggiunto, approfittando del fatto che "il costo del lavoro in Cina, nonostante si sia sostanzialmente alzato, è ancora un sesto o un settimo del livello OCSE. Mentre la Cina perde industrie fondate su un basso livello di manodopera nei confronti di altre economie emergenti, allo stesso tempo può spostarsi verso una produzione a manodopera qualificata". Per farlo occorre però affrontare le riforme, che molti temono per la paura che possano provocare squilibri sociali capaci di trasformarsi in rivolte, o semplicemente perché vengono ritenute troppo difficili. Da dove cominciare allora?

La soluzione di Andy Xie per dare il via a una stagione di riforme che possa trasformare l'encomia cinese sul lungo periodo è semplice: "mettere un tetto alle spese del governo". E fa anche qualche numero per cominciare. La spesa del governo cinese è già alta rispetto agli standard internazionali: il governo centrale, scrive Xie, "dovrebbe fermare la spesa totale al livello attuale di 16200 miliardi di yuan". E i FAI, infine, dovrebbero essere portati al di sotto del 30% del Pil, a un valore in ogni caso non superiore ai 12400 miliardi di yuan. L'alternativa? Andare incontro alla crisi finanziaria e valutaria.