domenica 1 giugno 2014

Per fortuna Renzi ha vinto ma ci sono altri esami da superare

di EUGENIO SCALFARI                          01 giugno 2014

SPERAVO che Renzi vincesse le elezioni europee ed anche le amministrative abbinate ad esse in due Regioni e in migliaia di Comuni sparsi in tutta Italia. Lo speravo e l’ho scritto nelle ultime due domeniche suscitando una certa sorpresa in molti miei amici e lettori che conoscevano la mia diffidenza nei suoi confronti. Ho spiegato le ragioni di quella scelta: il pericolo per la democrazia italiana e per l’Europa era Grillo e Renzi era il solo che potesse batterlo; i sondaggi li davano testa a testa e i più ottimisti tra noi avrebbero sottoscritto a due mani una sua vittoria anche con quattro o cinque punti di vantaggio, ma nessuno, neanche lui, credeva che lo scarto sarebbe stato di venti punti, esattamente il doppio. Impensabile: il Pd al 41 per cento dei votanti, il più forte partito europeo eletto col sistema proporzionale senza un premio di maggioranza che rafforzasse il vincitore.

Sono stato e sono contento. A parte la Democrazia cristiana di De Gasperi e di Fanfani, nessuno era arrivato a quel livello. Se guardiamo alle cifre assolute anziché alle percentuali, il Pd alla sua prima uscita elettorale guidato da Veltroni aveva avuto anche più voti di domenica scorsa: con il 34 per cento aveva incassato 12 milioni di voti, Renzi ne ha avuti 11 milioni. Ma Berlusconi ne prese allora molti di più. Queste comunque sono le cifre e bisogna rifletterci sopra studiando i flussi che hanno prodotto questo risultato.

Dunque: tutti i partiti hanno perso voti sia in rapporto agli elettori con diritto di voto sia agli elettori andati alle urne, facendo il paragone con le politiche dello scorso febbraio.

Tutti hanno perso voti tranne il Pd. Ma da che parte sono venuti i consensi che hanno determinato il successo? Da Forza Italia non più di 300mila; da 5 Stelle 400mila. Poca roba. Dai residui del centrismo montiano circa un milione. Ma due milioni sono arrivati da ex democratici che alle elezioni di febbraio si erano rifugiati nell’astensione perché non credevano più nel loro partito allora guidato da Bersani. Domenica scorsa hanno capito la gravità della situazione e sono tornati a casa. Succede di rado e il merito di Renzi è stato questo, ha recuperato i democratici scoraggiati e arrabbiati. È difficile capire se fossero democratici moderati o di sinistra. Probabilmente dell’uno e dell’altro colore, è un partito plurale e questa è la sua forza.

Luciana Castellina sul Manifesto di qualche giorno fa ha scritto che il Pd somiglia molto al partito democratico americano dove la sinistra “liberal” convive con molti gruppi decisamente conservatori specie negli Stati del sud. Ha ragione, anche se il Pd americano ha un’impronta decisamente innovatrice e progressista. Del resto un’analoga convivenza di segno opposto avviene nel partito repubblicano.

Un’altra caratteristica di quei partiti è che si identificano in un leader carismatico che, in caso di vittoria, diventa presidente e leader di tutto il paese.

Sullo stesso Manifesto un personaggio di sinistra come Alberto Asor Rosa aveva dichiarato il suo favore a votare Renzi. Un altro esponente della sinistra storica del Pci, Alfredo Reichlin, ha scritto ad elezioni avvenute che la vittoria di Renzi è un fatto positivo e l’ha incitato a fare del Pd il partito della Nazione e dell’Europa; Renzi lo ha citato nelle prime righe della relazione letta alla direzione del partito dopo la vittoria.

Cito alcuni di questi interventi perché rappresentano la complessità della situazione. Siamo uno dei paesi europei che la crisi in corso ormai da sei anni ha devastato economicamente e socialmente suscitando negli italiani e specialmente nei giovani frustrazione e rabbia. Potevano incanalarsi verso una disperazione distruttiva oppure verso una speranza costruttiva. Hanno scelto la seconda. Per questo oggi siamo contenti. Una notevole massa di italiani si è dimostrata all’altezza della situazione. Ma il bello, anzi il difficile, viene adesso. Per Renzi, per l’Italia, per l’Europa. Ed anche per noi che di mestiere siamo testimoni del tempo che passa.

* * *
Un difetto di quelli che aspirano alla leadership (di un partito, di un’azienda, di un paese) spesso è l’arroganza. Un altro possibile difetto è la demagogia. Sono difetti abbastanza diffusi in chi ricava soddisfazione dal guidare gli altri e Narciso è il personaggio mitologico che meglio li rappresenta.

I leader di questa fatta sarebbe meglio evitarli, ma è frequente il caso, specie nella storia d’Italia, che siano proprio loro i preferiti. Sanno sedurre e noi siamo un popolo che ama esser sedotto. Talvolta ne ricava anche qualche vantaggio personale perché ci sono molti furbi tra noi. Molti furbi e poco intelligenti nel senso dell’ intelligere.

Renzi una dose di narcisismo ce l’ha. Anche Grillo. Berlusconi non ne parliamo. Renzi però ha anche un innato senso della politica, cioè una visione del bene comune. Se quella prevale, Narciso viene richiuso da qualche parte e fa meno danni. Ogni tanto emerge, ma questo è normale ed è anche utile entro certi limiti. Se tutti riuscissimo ad anteporre il bene comune all’amore verso noi stessi che peraltro è legittimo, il mondo andrebbe di colpo assai meglio. Purtroppo non è così e siamo quasi tutti i giorni alla prova in questo difficilissimo confronto.

Anche Renzi e il suo partito sono alla prova. Direi su due punti. Il primo è l’essenza stessa del partito, nato come riformista ed erede della sinistra democratica. Renzi oltre che presidente del Consiglio è anche segretario del partito, ma ha bisogno per ovvie ragioni di delegare a qualcuno il compito di accudire il partito. Con quale obiettivo? Che non sia – come invece si sta profilando – un partito personale di Matteo Renzi. Forza Italia è un partito personale, i 5 Stelle sono un partito personale anche se qualche fremito per liberarsi dalla servitù al binomio Grillo-Casaleggio si avverte, ma è provocato da una sconfitta. Molto più difficile che ciò avvenga dopo una vittoria di inconsuete proporzioni. Eppure è necessario, altrimenti ci sarà un mutamento antropologico e non più una sinistra democratica.

Ho letto ieri sulla Stampa un’intervista che Renzi ha dato ad un gruppo di giornalisti. Ha detto varie cose di comune buonsenso già note al pubblico italiano, ma ne ha detta una che mi ha colpito: «Vorrei lasciare a mia figlia che sarà maggiorenne tra dieci anni un paese tranquillo e felice». Tra dieci anni? Due legislature? Ha ragione di augurarselo, Renzi, se avrà a sostenerlo un partito che lo giudichi per quel che fa o non fa, se lo fa bene o lo fa male; lo premi se il giudizio è positivo e lo sostituisca se è negativo.

Quindi deve delegare a qualcuno il compito di restituire il partito a se stesso. Di questo qualcuno si deve poter fidare, ma non può essere qualcuno dei suoi pulcini di antica o di recente covata. Deve fidarsi della sua onestà politica e intellettuale purché non sia della covata, altrimenti sarebbe del tutto inutile.

* * *
L’altra questione, di cui ho già più volte parlato, è la riforma del Senato. Ne riparlo dopo aver letto i contributi al seminario cui furono invitati dallo stesso Renzi: Elena Cattaneo, senatrice a vita, Gustavo Zagrebelsky e Alessandro Pace. Ho letto anche nel frattempo la legge che istituì il Bundesrat che è il Senato dei Lander della Germania e quella che rimodernò da cima a fondo la Camera dei Lords, varata nel 1999 da Tony Blair allora premier del Regno Unito.

Ne ho tratto le seguenti conclusioni. Il Senato delle autonomie voluto da Renzi con apposita legge costituzionale che dovrebbe andare tra pochi giorni in discussione all’attuale Senato è a mio avviso una riforma profondamente sbagliata. In Germania i Lander hanno una radice storica, sono di fatto gli antichi regni della Germania confederata: la Renania, la Westfalia, le città Anseatiche, la Sassonia, il Brandeburgo, la Baviera. I Lander hanno una storia secolare e spetta al Bundesrat controllarli e al tempo stesso rappresentarli.

In Italia questo problema è di tutt’altra forma. Le nostre Regioni sono istituzioni amministrative e la loro autonomia è amministrativa. I Comuni, quelli sì, hanno una storia e rivalità tuttora molto accese tra loro e più vicini sono più le rivalità aumentano.

Un Senato che si occupi di questi Enti locali, ne controlli l’efficienza e le modalità con cui operano e ne arbitri i conflitti tra loro e con lo Stato e adempia soltanto a questa funzione e a pochissime altre (la nomina di due giudici costituzionali e l’intervento al plenum che elegge il Capo dello Stato) equivale all’instaurazione di un potere legislativo monocamerale. Ciò comporterebbe una serie di riforme costituzionali, per ripristinare un equilibrio democratico, che non possono essere effettuate con l’articolo 138 della Costituzione. Richiederebbe, secondo me, una Assemblea costituente. Vi sembra possibile nei tempi attuali un fatto del genere? La Camera dei Lords è tutt’altra cosa. I Lords sono nominati a vita dalla Corona su proposta del premier. Non ha molti poteri. Anzi, quasi nessuno. La Camera dei Comuni le trasmette le leggi affinché le valuti, le approvi, le modifichi o le respinga. Di solito le approva. Se le modifica, di solito i Comuni accettano. Se le respinge, i Comuni le mantengono in vita e l’approvano con votazione definitiva. Ma la Camera dei Lords emette pareri su qualunque argomento che ritenga importante ed affronti problemi delicati e attuali sui quali governo e Comuni dovrebbero intervenire. I Lords sono nominati perché rappresentano delle vere e proprie “eccellenze” nei campi della cultura, medicina, scienza, tecnologia, musica, arte, urbanistica. Insomma. la società civile al suo massimo livello. I suoi pareri sono molto ascoltati e assai spesso Governi, Comuni e organizzazioni private intervengono come i Lords hanno auspicato. Questo tipo di Camera alta va considerata con molta attenzione.

Sarebbe nominata nel caso nostro dal Capo dello Stato e basata su rose di nomi proposte da Accademie, Università, parti sociali variamente scelte e indicate da una legge di riforma dell’attuale Senato della Repubblica che comunque dovrebbe continuare a chiamarsi così. Insomma, e per concludere, o si abolisce il Senato e si crea un organo che si occupi degli Enti locali, o si riforma la Camera alta lasciando che alta rimanga, partecipe delle funzioni del potere legislativo salvo quello di dare la fiducia al governo e di votare la legge di bilancio.
Vedremo Renzi alla prova, ma fretta non c’è perché per parecchi mesi avrà molto da fare in Italia e in Europa e lui lo sa. Deve puntare sul lavoro e la creazione di nuova occupazione, e deve puntare su un’Europa che consenta maggiore flessibilità finanziaria ai paesi che ne hanno bisogno e in prospettiva divenga uno Stato federale.

Per ora il Senato se lo tenga com’è e si limiti a togliergli il potere di fiducia al governo e basta così.

martedì 20 maggio 2014

Renzi, affondo contro Grillo: «Votate tutti, ma non i buffoni»
«I 5 Stelle stanno facendo meno piazza e meno gente, e prenderanno meno voti. C’è chi scommette su sconfitta dell’Italia, ma noi siamo prima di tutto italiani»
di Redazione Online : GOVERNO
http://www.corriere.it/politica/14_maggio_18/renzi-europee-votate-tutti-ma-non-buffoni-cd16daaa-de96-11e3-a788-0214fd536450.shtml
«C’è una parte delle forze politiche che punta a insultare, non a cambiare l’Italia, scommette sulla sconfitta dell’Italia». Lo afferma il premier Matteo Renzi, ospite a L’Arena di Massimo Giletti su Raiuno. «Prima di essere del Pd, di FI, di M5S dobbiamo ricordarci di essere italiani». «Mi sembra che Grillo viva questa esperienza come un grande spettacolo», pensando «che le persone siano il pubblico e sotto sotto se la rida sotto baffi pensando che qualcuno ci creda davvero». «Il 25 maggio si vota tra due schieramenti: da un lato i gufi - che sperano che il Pil vada male - e dall’altra ci siamo noi, che siamo imperfetti, ma siamo dei ragazzi che hanno cercato di fare qualcosa in 80 giorni. Io poteri dirle da segretario del Pd che i 5 Stelle stanno facendo meno piazza e meno gente, e prenderanno meno voti. Votate chi vi pare ma non mandate in Europa i buffoni». «Ho grande rispetto per Casaleggio ma queste elezioni servono ad eleggere il parlamento europeo, ed è importantissimo. Vorrei parlassimo di questo». E aggiunge: «Io ho anche grande rispetto per chi ha votato M5S, ma chiedo: siete davvero soddisfatti? Siete soddisfatti di chi ha votato contro l’abolizione delle Province? Ho qualche dubbio su Grillo che usa un linguaggio strano: Hitler, peste rossa. Sono termini che si utilizzavano in quegli anni là», ha aggiunto, riferendosi ai più recenti comizi del Movimento 5 stelle.«C’è una parte delle forze politiche che punta a insultare, non a cambiare l’Italia, scommette sulla sconfitta dell’Italia». Lo afferma il premier Matteo Renzi, ospite a L’Arena di Massimo Giletti su Raiuno. «Prima di essere del Pd, di FI, di M5S dobbiamo ricordarci di essere italiani». «Mi sembra che Grillo viva questa esperienza come un grande spettacolo», pensando «che le persone siano il pubblico e sotto sotto se la rida sotto baffi pensando che qualcuno ci creda davvero». «Il 25 maggio si vota tra due schieramenti: da un lato i gufi - che sperano che il Pil vada male - e dall’altra ci siamo noi, che siamo imperfetti, ma siamo dei ragazzi che hanno cercato di fare qualcosa in 80 giorni. Io poteri dirle da segretario del Pd che i 5 Stelle stanno facendo meno piazza e meno gente, e prenderanno meno voti. Votate chi vi pare ma non mandate in Europa i buffoni». «Ho grande rispetto per Casaleggio ma queste elezioni servono ad eleggere il parlamento europeo, ed è importantissimo. Vorrei parlassimo di questo». E aggiunge: «Io ho anche grande rispetto per chi ha votato M5S, ma chiedo: siete davvero soddisfatti? Siete soddisfatti di chi ha votato contro l’abolizione delle Province? Ho qualche dubbio su Grillo che usa un linguaggio strano: Hitler, peste rossa. Sono termini che si utilizzavano in quegli anni là», ha aggiunto, riferendosi ai più recenti comizi del Movimento 5 stelle.
Le tasse e il bonus da 80 euro
«Se anche noi come la Germania facessimo le riforme saremmo credibili, e noi abbiamo già iniziato con il ridurre le tasse. Il sistema politico può smettere di rompere le scatole» alle imprese «e abbassare le tasse. Noi abbiamo già iniziato con l’Irap, una tassa antipatica». «Gli 80 euro sono per sempre, e in parte arrivano dal taglio del costo della politica».
Tangenti
«Io non accetto che ci siano tangenti» e « mi strappa il cuore di mano» che «sono gli stessi di 20 anni fa. Se tu sei condannato per corruzione, tu nei palazzi della politica non devi mettere più piede» E il “daspo”, aggiunge, deve scattare con la «condanna definitiva». Quanto agli strumenti ad hoc da fornire a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, il presidente del Consiglio afferma: «Non è un supereroe, ma il presidente di una Authority prevista tre governi fa e che però nessuno ha fatto. Ora si tratta di capire: non può essere un sostituto del pm a Milano ma neanche un passatimbri, daremo dei poteri particolari».
18 maggio 2014 | 16:32
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giovedì 8 maggio 2014

Expo 2015: Erice candidata dall’associazione Italo Cinese per un tour integrato dell’evento
In vista dell’expo milanese del 2015, l’Associazione Italo Cinese (Italy China Friendship Association – abbreviato ICFA) e la China Central Television o Televisione Centrale Cinese, abbreviato CCTV (la più grande rete televisiva della Cina continentale), sono in procinto di pianificare 3 tour turistici (nord, centro e sud-isole) da offrire come pacchetto turistico integrato ai milioni di cinesi che si apprestano a pianificare la loro partecipazione in Italia. Ieri mattina, previe intese con il Sindaco di Erice Giacomo Tranchida, per il tramite di referenze personali dallo stesso in precedenza intessute, il primo sopralluogo ad Erice da parte della Presidente cinese ICFA, sig.ra Yan Wang (per la sez. italiana, la paritaria presidenza è rivestita dall’ex on.le Pivetti) e del Deputy Edittor, sig. Shi Jian della CCTV.
La giornata, particolarmente buia, con la vetta coperta interamente dalla nebbia, non ha scoraggiato il primo cittadino dall’intrattenere con trasporto ed enfasi i “preziosi” ospiti, rassegnando loro la centralità storico-culturale di Erice nel Mediterraneo, financo con brevissime escursioni ad alcuni dei siti risalenti al VII sec A.C., dalle Mura Puniche al Castello di Venere (anticipando al pari il prossimo teatro di scavi archeologici alla ricerca dei resti del tempio di Venere), a seguire con la presentazione della preziosa testina della Venere (VI sec A.C.) custodita presso il nuovo Polo Museale Cordici. Il primo cittadino della vetta non ha fatto mistero, altresì, del sistema-turistico d’eccellenza che ruota attorno alla città/monte della Venere ericina: da Segesta a Selinunte, da Mothia alle Saline trapanesi, alle Egadi, bagnate dal Mediterraneo che si sposa con il Tirreno, regalando le spiagge cittadine di Erice e Trapani, per arrivare a quelle ambite di San Vito Lo Capo od alla Riserva dello Zingaro condivisa con Castellammare del Golfo.
Ed ancora da parte del sindaco Tranchida, non è mancata l’anticipazione culturale della prossima chicca: l’inaugurazione/riapertura della Torretta Pepoli per la prossima estate, destinata ad ospitare, d’intesa con la gemellata Città di Assisi, l’Osservatorio Euro Mediterraneo per la Pace ed il nuovo Journal Web, magazine telematico che metterà in rete tutte le Università che si affacciano sulle coste nord/sud del Mediterraneo.
Nell’offerta di candidatura, Erice non ha mancato di prender per la “gola” gli ambiti ospiti. Altro approccio culturale, dunque, con la degustazione di alcuni piatti tipici, a base di pesce ma con ricette miscelate con i prodotti della nostra terra, presso il noto Ristorante Monte San Giuliano, accompagnati da vini tipici del territorio. Scommessa che ha trovato molto attento il sig. Shi Jian della CCTV, peraltro ambasciatore del Gambero Rosso/guida Michelin per l’intero continente cinese. La visita all’enoteca comunale è stata dunque d’obbligo ed assai gradita.
Nelle prossime settimane la trasmissione di video paesaggistico-ambientali da parte dell’Amministrazione ericina ad entrambi i preziosi referenti cinesi (che espressamente hanno richiesto specifici video sulla particolare circostanza delle decine di matrimoni civili celebrati al Castello di Venere, peraltro stigmatizzandone l’esiguità della tariffa comunale di 500€ (sic!) ed entro giugno pv, l’eventuale ritorno della troupe CCTV per i primi documentari, qualora Erice superi il selettivo esame d’inserimento in uno dei 3 pacchetti turistici candidati agli oltre 600 milioni (!!!) di telespettatori cinesi della stessa CCTV.
“Sono leggermente ottimista – dichiara Tranchida – confidando nell’anticipazione data dal sig. Shi Jian, Deputy Edittor della CCTV, per il tramite della Presidente cinese ICFA che, traducendomi in italiano il pensiero del potente interlocutore della televisione di stato cinese, aveva a manifestarmi l’interesse d’intervistare financo il Sindaco della Città di Erice, dunque il sottoscritto, nel diretto invito (ovviamente con la traduzione in simultanea) ai telespettatori cinesi nel raccontare il mito della Venere, nata dalla spuma del mare, quale omaggio alla bellezza dell’incontro fra i popoli e le civiltà. Chissà – conclude Tranchida – che la nebbia, mitico abbraccio della Venere secondo i racconti ericini, non abbia fatto breccia. Di certo, il mercato turistico cinese, unitamente a quello russo, è uno dei più ambiti e ricchi potenziali segmenti del comparto. Spero dunque che il premier Renzi, incidentalmente dagli stessi interlocutori ieri anticipatomi, nel prossimo Giugno in visita ufficiale in Cina, possa costruire relazioni internazionali utili anche in tale direzione. Erice è pronta, speriamo bene”.

mercoledì 16 aprile 2014

Il Sole 24 ORE - Radiocor  27/03/2014 - 16:31
Breaking News 24  NOTIZIARIO ASIA
Only Italia: Irene Pivetti cede il controllo ai cinesi di Balletown
Con il nuovo partner accordo per apertura negozi in Cina

Radiocor - Roma, 27 mar - L'ex presidente della Camera, Irene Pivetti, cede il controllo di Only Italia, il network di imprese fondato nel 2011 per promuovere e distribuire prodotti e brand delle pmi italiane. Ad acquistare l'80% del capitale sara' Balletown, societa' controllata da China Infrastructure Group (Cig) che effettuera' un investimento iniziale di 10 milioni di euro, si legge in una nota, per lo sviluppo di Only Italia. L'accordo prevede anche l'apertura di una catena di deparment store del made in Italy nei 20 shopping village che Balletown realizzera' in Cina entro il 2017 a margine di aree residenziali e commerciali di nuova costruzione, parte integrante del progetto immobiliare.

com-Ggz

martedì 1 aprile 2014

Breaking News 24 Il Sole 24 ORE - Radiocor
NOTIZIARIO ASIA 31/03/2014 - 15:14
Fiat: Marchionne, in Cina siamo partiti in ritardo ma passi avanti nel 2013
(Ilsole24ore radiocor) - Torino, 31 mar - 'In Cina siamo in ritardo di parecchi anni' rispetto a tedeschi e americani, ha spiegato l'ad di Fiat, Sergio Marchionne nel corso della conferenza stampa. 'Noi abbiamo fatto un paio di partenze fasulle, ora finalmente abbiamo trovato un partner capace per lo sviluppo della Fca, spero di poter dare dettagli piu' precisi a maggio (quando sara' presentato il piano, ndr)', ha detto Marchionne, ribadendo: 'siamo partiti indietro non siamo allo stesso livello (rispetto agli altri, ndr), ma nel 2013 abbiamo fatto passi avanti grazie all'appoggio della Chrysler e dell'apporto del marchio Jeep'.

Liz-Pal
Il Sole 24 ORE - Radiocor 27/03/2014 - 12:53
Enel: la Banca Popolare Cinese entra con il 2,07% del capitale
Radiocor - Roma, 27 mar - La Banca Popolare Cinese, l'istituto centrale di Pechino, ha acquistato il 2,07% del capitale dell'Enel secondo quanto emerge da una comunicazione Consob sulle partecipazioni rilevanti. La data dell'operazione e' lo scorso 21 marzo, stessa data dell'acquisto di una quota dell'Eni. Anche nel caso dell'Enel la quota e' detenuta in diretta proprieta'.

Stop alle riforme? Tutti a casa
Conferma che andrebbe a casa se le riforme non passeranno? "Confermo tutto, ma deve essere chiaro che anche chi frena andrebbe a casa". E' un passaggio dell'intervista concessa da Matteo Renzi a Sky Tg24 poco dopo la fine della conferenza stampa a Palazzo Chigi in cui il premier ha illustrato ai giornalisti il contenuto del disegno di legge di riforma costituzionale.
Andare al voto? "Non ci voglio nemmeno pensare, nel senso che non voglio stare a fare la minaccia "sennò vi porto a votare", intanto perché non spetta a me ma al presidente della Repubblica".
Quindi i numeri. "Se si tiene insieme il ddl costituzionale e il superamento delle province abbiamo un risparmio di 1 miliardo di euro per il quale ci eravamo impegnati nel confronto delle primarie". Quindi una 'bordata' a Beppe Grillo. "Non è un caso se in questo momento quello che più di tutti, come si dice a Roma, sta a rosicà è Beppe Grillo: è naturale che uno che ha avuto grandissimo successo parlando di rinnovamento ma ora che vede che si va verso il rinnovamento si sente franare la terra sotto i piedi".
''Berlusconi ha detto che manterrà l'impegno sulle riforme e io credo che lo farà perché vuole dare l'immagine al paese di una persona che rispetta gli impegni'', conclude il Premier
Il governo approva il ddl costituzionale
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al ddl costituzionale che riforma il Senato e il titolo V, riduce il numero dei parlamentari, sopprime il Cnel e le Province.
"L'abolizione del Cnel è l'antipasto della semplificazione che arriverà per la P. A." nelle prossime settimane, assicura Matteo Renzi. "Vorrei sapere, se c'è oggi in Italia qualcuno che pensa che questa istituzione ha risposto all'obiettivo avuto dai costituenti?''.
Il ddl di riforma costituzionale del Senato e del Titolo V è stato approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri, dice il premier Renzi in conferenza stampa. "E' una grandissima svolta per la politica e le istituzioni", ha aggiunto a proposito del via libera all'unanimità al ddl costituzionale sul Senato.
Poi aggiunge. "Immaginiamo di presentare il Def tra martedì e mercoledì della settimana prossima". Ma non è tutto. Nella "settimana di Pasqua" - sottolinea il Premier - saranno varati i decreti per gli sgravi di 80 euro in busta paga per i meno abbienti.
Con la riforma del Titolo V, non ci saranno "mai più conflitti tra Regioni e Stato, avremo un Paese più semplice, in cui chi ha a che fare con la Pubblica Amministrazione deve sapere chi è responsabile", ha detto Renzi al termine del Consiglio dei ministri. Il ddl, ha specificato, "riprende molto il lavoro della commissione dei 35 e dal punto di vista scientifico è apprezzato e significativo".
Renzi conferma poi gli elementi forti della riforma. "Intendiamo superare il bicameralismo perfetto" con "quattro paletti" per il Senato: no a fiducia, no a voto su bilancio, no elezione diretta per i senatori, no indennità. "Non so se ci sarà il lieto fine, ma questo è un buon inizio. Basta con i rinvii", taglia corto. "E' fondamentale" che si arrivi all'approvazione della prima lettura del ddl riforme al Senato "entro il 25 maggio, entro le elezioni europee".
"Sono certo - dice - che non ci saranno tra i senatori persone che non colgano la straordinaria opportunità che stiamo vivendo. In Italia sta tornando la speranza che le cose cambino davvero: sono sicuro che non ci sia alternativa al futuro ed è impensabile continuare a fingere" che non sia così. "Non sono preoccupato" da spaccature nel Pd sulle riforme, ribadisce Renzi. "Credo ci sarà una posizione di grande condivisione del progetto". "Poi se qualcuno - aggiunge - vorrà assumersi la responsabilità di far fallire questo percorso, lo farà. Noi più che dire che ci giochiamo tutto, non possiamo".
Grasso-Renzi: è botta e risposta.
Quasi in contemporanea arriva la precisazione del Presidente del Senato. "Rivendico la possibilità di poter esprimere la mia opinione sui temi della politica senza che nessuno possa temere o ipotizzare una parzialità nell'esercizio delle mie funzioni di presidente", scrive Piero Grasso sul suo profilo facebook in merito alle "reazioni alla mia intervista su come immagino il Senato del futuro".
"Qualcuno mi accusa di "voler restare attaccato alla poltrona": ciò non solo non corrisponde al vero ma è anche errato dal momento in cui le riforme che questo Parlamento dovrà necessariamente approvare avranno valore dalla prossima legislatura, nella quale, certamente, non avrò lo stesso mandato di oggi", continua Grasso. "Sono mesi che ripeto sia necessaria una riforma delle istituzioni, invocando sin dall'inizio del mandato il superamento del bicameralismo paritario. Ho voluto, in un momento così importante, dare un contributo concreto e approfondito al dibattito in corso".
Ma nel corso dell'intervista a Sky Matteo Renzi interviene anche su questo punto. "Non si è mai visto un presidente del Senato intervenire su provvedimenti in itinere, se sono arbitri non possono giocare. Quindi se Grasso è intervenuto come presidente del Senato ha commesso un errore, se è intervenuto come esponente del pd il vicesegretario Serracchiani è intervenuta come esponente del pd", dice Renzi. Che poi ribadisce: "Al di là delle cose che interessano gli addetti ai lavori, il punto è che io non sono d'accordo con quello che dice Grasso, non si può andare avanti con senato di eletti".
Grasso risponde a stretto giro. ''Posso tranquillizzarvi che non ci può essere nessuna ipotesi che l'aver espresso le mie opinioni possa influenzare la mia attività di presidente. State tranquilli, state sereni'': così Pietro Grasso, il presidente del Senato, ha risposto a una domanda del direttore della Stampa Mario Calabresi su quanto sta avvenendo in questi giorni. Il presidente del Senato ha parlato alla presentazione del suo libro 'Lezioni di Mafia' a Palazzo Sormani di Milano, un incontro a cui, oltre a Calabresi, hanno partecipato anche Nando Dalla Chiesa e il sindaco Giuliano Pisapia.