martedì 24 dicembre 2013

LA CONFERENZA STAMPA DI FINE ANNO
Letta: «Il 2013 anno della svolta generazionale
Grillo? Ha passato limite con Napolitano»
«Rivedremo ius soli e Bossi-Fini. Renzi fa bene a parlare con FI di legge elettorale.
Non sarò mai premier tecnico»
È la conferenza stampa di fine anno: Letta fa il punto sulle attività del suo governo, ma non solo. Il premier inizia ricordando il sacrificio del brigadiere Giangrande che, nel giorno dell’inaugurazione dell’esecutivo, ormai otto mesi fa, fermò lo sparatore davanti a Palazzo Chigi. E poi esordisce:
«Stiamo dando risposte alla fatica sociale che è il cuore della vicenda che abbiamo davanti, ma sono convinto che l’Italia ce la farà», dando uno sguardo a quel che sarà .

LA CARICA DEI 40ENNI - Quindi un passo indietro sull’anno appena trascorso: «Il 2013 sarà ricordato come l’anno della svolta generazionale: si è affermata una generazione di quarantenni senza alcun precedente nella storia repubblicana, se non nell’immediato dopoguerra. Ebbene non possiamo fallire». Si entra nello specifico e Letta promette di «tagliare le spese sul lavoro con le risorse derivanti dalla lotta all’evasione e dalla spending review »È la conferenza stampa di fine anno: Letta fa il punto sulle attività del suo governo, ma non solo. Il premier inizia ricordando il sacrificio del brigadiere Giangrande che, nel giorno dell’inaugurazione dell’esecutivo, ormai otto mesi fa, fermò lo sparatore davanti a Palazzo Chigi. E poi esordisce:
«Stiamo dando risposte alla fatica sociale che è il cuore della vicenda che abbiamo davanti, ma sono convinto che l’Italia ce la farà», dando uno sguardo a quel che sarà .

NIENTE IMU PER GLI ITALIANI NEL 2013 «Gli italiani non hanno pagato l’Imu sulla prima casa per il 2013» scandisce nitidamente il concetto il premier. E poi allarga lo scenario, sul tema delle tasse:«Ci impegneremo perché a gennaio termini l’iter della delega fiscale. Lì dentro ci sono una serie di riforme molto importanti per un fisco che sia migliore, con una serie di norme anti elusione molto importanti». E comunque Letta si dice sicuro che «nel prossimo anno» il carico fiscale sulla casa «sarà inferiore rispetto a come è stato nel 2012».

«TURBOLENZE PER LA SENTENZA BERLUSCONI» - Letta poi ammette che: «ci sono tante cose che avrei potuto fare meglio, me le tengo dentro, ma penso che la cosa principale oggi sia cercare di far sì che si riescano a cogliere per l’anno prossimo le opportunità che il 2013 ci ha lasciato». E comunque «le turbolenze vissute» in quest’anno «sono in parte dovute all’intreccio tra fattori esterni e politica, penso al tema della sentenza che ha riguardato uno dei tre leader che hanno fatto nascere questo governo».

«RENZI FA BENE A PARLARE CON FORZA ITALIA»- Gli chiedono se il neo segretario del Pd Matteo Renzi voglia in qualche modo ostacolarlo, se cerchi scorciatoie verso elezioni anticipate: «Assolutamente no» risponde «Renzi fa parte di quella svolta generazionale di cui parlavo prima: lui fa bene a parlare con Forza Italia e con altri che non fanno parte della maggioranza di riforme istituzionali. E Berlusconi le deve fare, senza terminare la sua carriera con una deriva populista e nichilista». E su eventuali rimpasti non ammette repliche: «Non sono all’ordine del giorno, sono contento della mia squadra».

AMNISTIA E INDULTO- Poi si sofferma sui provvedimenti di amnistia e indulto, che hanno fatto discutere: «Sono di competenza delle Camere. Noi abbiamo dato un segnale con il decreto dell’altro giorno, un primo passo importante nella direzione di rendere la vita nei carceri meno drammatica di quanto avviene oggi, senza che vi sia alcun pregiudizio per la sicurezza dei cittadini: un terzo dei detenuti è in attesa di giudizio ed è una situazione abnorme».

EMERGENZA MIGRANTI - Si passa all’emergenza-migranti. Prima Letta si sofferma sul lavoro di intervento: «Con Mare Nostrum, l’Italia autonomamente si è fatta carico di un’operazione che ha salvato più di duemila vite umane e ha colpito i mercanti di morte, con arresti di scafisti. È stata un’operazione molto efficace». Poi sulle azioni da intraprendere: «Rivedremo il meccanismo dei Cie e la Legge Bossi-Fini».

GIOCO D’AZZARDO E RIFORMA IUS SOLI - Promette dunque:«Cambieremo radicalmente la legge sulla cosiddetta “porcata” delle slot-machine e del gioco d’azzardo». E se prima si è parlato di migranti, ora si discute di italiani di seconda generazione: «Ho scommesso personalmente- dice Letta- sul tema con un ministro dell’Integrazione. Uno dei punti qualificanti sarà la riforma della normativa sullo ius soli».

NUOVA LEGGE PRIMA DELLE EUROPEE- Si ritorna quindi ad affrontare il tema delle riforme costituzionali: « il governo farà la sua parte. Prima delle Europee dovremo avere la nuova legge elettorale e i primi passaggi parlamentari sull’eliminazione del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, la riforma del Titolo V, e l’eliminazione della parola Province dalla Costituzione.Faremo mancare appositamente i due terzi e chiederemo ai cittadini un parere con un referendum ».

GRILLO, CON NAPOLITANO PASSATO IL LIMITE - Per la prima volta in quest’ora e venti di conferenza stampa compare Beppe Grillo. L’occasione sono gli strali del comico contro il Presidente della Repubblica. Ed è duro l’affondo del premier: « Gli attacchi di Grillo hanno passato il limite con parole fuori luogo. C’è bisogno da parte di tutti di essere assolutamente fermi. Le istituzioni hanno bisogno di difesa e di funzionare. Napolitano ha svolto un ruolo fondamentale, ha salvato l’Italia, che stava sbandando».

COSTI DELLA POLITICA, FACILE FARE TWEET- E sui costi della politica, tema caro a Grillo, Letta dice: «Nella discussione sull’eccesso di stipendi della classe politica, tanti parlano ma pochi fanno. Il governo ha fatto secondo le sue competenze: abbiamo eliminato lo stipendio del presidente del consiglio e se qualcuno lo vorrà ripristinare dovrà preparare una legge. È facile fare dei tweet, noi abbiamo dimostrato in questi mesi di parlare con i fatti».IOCO D’AZZARDO E RIFORMA IUS SOLI - Promette dunque:«Cambieremo radicalmente la legge sulla cosiddetta “porcata” delle slot-machine e del gioco d’azzardo». E se prima si è parlato di migranti, ora si discute di italiani di seconda generazione: «Ho scommesso personalmente- dice Letta- sul tema con un ministro dell’Integrazione. Uno dei punti qualificanti sarà la riforma della normativa sullo ius soli».

«RENZI PREMIER? L’IMPORTANTE È IL GIOCO DI SQUADRA» -La conferenza si avvia verso la conclusione, uscendo dai confini di casa nostra: uno sguardo alla Germania («Sono convinto che il governo tedesco sarà alleato e non un freno alla crescita») e al Medio Oriente («ci impegneremo per la pace tra Israele e Palestina»). E si chiude di nuovo con Renzi. La domanda è forte: «Lei intende sostenere la candidatura alla premiership» del sindaco di Firenze? Letta, di fatto, non risponde: «Se continueremo a fare gioco di squadra come adesso, potrà venirne solo del bene». E chiude per davvero: «Io non sono e non sarò mai un premier tecnico, ho fatto e farò scelte politiche. Ho rischiato quando si è ventilata la crisi, mi sono assunto le mie responsabilità. E continuerò ad assumermele».

23 dicembre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

lunedì 23 dicembre 2013

Più padiglioni di Shanghai e 141 Paesi
Le cifre record di Expo 2015
Prenotazioni entro le attese. Centomila si offrono per un lavoro
MILANO - Expo in overbooking. Continuano ad aggiungersi le richieste dei Paesi che vogliono partecipare all’esposizione del 2015, dedicata al tema «Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita». E, allo stesso tempo, fioccano le domande di lavoro: sul sito, alla sezione «Lavora con noi», sono già arrivate 100 mila candidature da diverse regioni italiane. Il commissario Giuseppe Sala è soddisfatto: «Siamo andati oltre ogni aspettativa. Ai 139 Paesi che avevano già firmato, si sono aggiunti nelle ultime ore Polonia e Bosnia e poi abbiamo sempre la promessa degli Stati Uniti e dell’Irlanda». E ci saranno 60 padiglioni, un record di tutti gli Expo, visto che perfino Shanghai, edizione 2010, si era fermata a 42: «Noi puntavamo ad eguagliare questa cifra, ma evidentemente c’è grande interesse sia verso l’Expo in sé, sia verso il tema che abbiamo scelto di approfondire».

L’evento sta anche disegnando una nuova geografia socio-politica del mondo. Fa notare Sala, ad esempio, che «avremo più padiglioni di Stati asiatici a Milano che non a Shanghai, segno evidente del fatto che molti di loro sono cresciuti in questi cinque anni». E ci sono anche alcune presenze africane inattese: «L’Angola, ad esempio, ci ha chiesto uno spazio proprio ed è chiaramente una nazione che sta molto correndo». Tra quelli che hanno prenotato le metrature più ampie ci sono i Paesi del Golfo, che non baderanno a spese e che vogliono mostrarsi al mondo al meglio: non a caso, gli Emirati Arabi si sono affidati per il loro progetto all’archistar Norman Foster. La consegna dei lotti è cominciata nei tempi previsti, lo scorso 16 dicembre e a febbraio arriveranno le prime squadre dei Paesi partecipanti per costruire le loro strutture: ma il boom di richieste ha messo in difficoltà i tecnici del sito, che stanno cercando di rivedere le posizioni e la disposizione degli spazi per garantire a tutti i metri quadrati richiesti.

Ovviamente, come prevede il regolamento di Expo, le assegnazioni vanno in base ai tempi di prenotazione: chi prima arriva, meglio si sistema insomma. Nei giorni scorsi, però, è stato annunciato che il padiglione Art and Food, una delle cinque aree tematiche previste all’interno del sito, andrà alla Triennale: «Sia per dare l’idea dell’esposizione diffusa - spiega ancora Sala - sia perché davvero sta diventando difficile dare spazio a tutti». Il paradosso, a questo punto, è che mentre all’estero sembrano aver colto che quella del 2015 è un’occasione per presentarsi e allacciare rapporti commerciali (gli svizzeri hanno annunciato che mettono sul piatto oltre ai 20 milioni di investimento previsti per realizzare il progetto, altri 20 di sponsor) e diplomatici, il lavoro va fatto sull’Italia. Il commissario del Padiglione italiano, Diana Bracco, ha da poco concluso una sorta di tour nelle quattro aree del Paese per presentare le possibilità offerte dal Palazzo Italia e dal cardo, uno dei due assi principali lungo i quali si snoda l’Expo (l’altro è il decumano) interamente dedicato alle nostre Regioni e ai nostri Comuni. La società Expo ha avviato un piano di comunicazione e proprio ieri è passato sulla Rai il primo spot televisivo: «Vogliamo coinvolgere e trasmettere calore», è l’auspicio di Sala. E durante la trasmissione «Quelli che il Calcio», il sindaco Giuliano Pisapia e il governatore Roberto Maroni hanno seguito e commentato con Bruno Pizzul la partita di calcio che si è svolta all’interno del carcere di Bollate: in campo «Identità golose», chef più o meno stellati, e Rai Expo , capitanata dallo stesso Sala. Il calcio d’inizio è stato dato da Pisapia: «Cominciamo Expo».

L’impegno deve ovviamente partire da Milano, la città che ospita l’evento: «Credo - sostiene Sala - che si debba lavorare soprattutto in due direzioni. Una è quella dell’offerta culturale, di eventi e di divertimento. In questo senso, Milano non può prescindere da moda e design che, sarà anche scontato, ma rappresentano un valore assoluto nell’offerta della nostra città a livello internazionale». E l’altra? «Il tema della mobilità. Molto positivo il rafforzamento della mobilità leggera e sostenibile che si sta facendo, soprattutto con il bike sharing, le auto elettriche e le piste ciclabili che realizzeremo entro il 2015. Ma anche il trasporto pubblico tradizionale sarà chiamato ad una grande prova e siamo certi che gli amministratori si dimostreranno all’altezza del compito». «La nostra prima regola - conclude il commissario - è fare di tutto per mantenere i tempi». Quindi, si corre: «Mancano meno di 500 giorni, che sono pochissimi ma anche lunghissimi. Tra l’altro noi evochiamo sempre il primo maggio 2015, data dell’inaugurazione dell’evento, ma poi arrivano i 184 giorni cruciali dell’evento». Il tempo stringe, dunque: «Abbiamo recuperato i ritardi, ma non ci sono margini. E tra pochi mesi avremo non uno ma 70-80 cantieri attivi contemporaneamente. Questo significa che dovremo ancora aumentare i controlli sull’organizzazione e la tempistica dei lavori, sulla sicurezza, sul rischio di infiltrazioni». Il mondo sta arrivando.

23 dicembre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATAMILANO -

domenica 22 dicembre 2013

Festeggiamento finito in tragedia
Lam Kok, miliardario cinese precipita con elicottero in Francia
Stava sorvolando il vigneto appena acquistato

Bordeaux - Il miliardario cinese Lam Kok, presidente del Brilliant, conosciuto nel mondo per essere uno dei pionieri degli investimenti asiatici nel settore vinicolo francese è deceduto ieri mentre con il figlio di 12 anni e un consulente finanziario stava sorvolando i 65 ettari di  vigneti che aveva appena acquistato. L'affare che aveva appena sottoscritto era stato indicato, in termini di valore economico, il più importante mai concluso da un cinese nel settore vitivinicolo della regione. James Gregoire, che aveva appena venduto i 65 ettari di Chateau de la Riviere, era ai comandi del veivolo precipitato. Dall'elicottero, caduto nel fiume Dordogna, è stato per il momento recuperato solo il corpo del figlio di 12 anni di Lam Kok.

sabato 21 dicembre 2013

GIGI RIVA, SARDO TRA I SARDI, E IL BISOGNO DI UNA MORALITÀ CHE UNISCE
Ho fatto un balzo sulla sedia, il 17 novembre, lette le ultime righe dell’intervista rilasciata da Gigi Riva al Corriere della Sera. La giornalista Elvira Serra – una brava cronista di origine sarda che si sta facendo strada sul panorama nazionale – ha semplificato col grassetto («L’ultimo sgambetto gliel’ha fatto L’Unione Sarda») un concetto che Rombo di Tuono mi ha riferito di aver pronunciato con il sorriso sulle labbra, quando si è parlato della proposta di candidatura a governatore lanciata dallo storico leader indipendentista Gavino Sale.
Affidandosi alla sintesi del quotidiano di via Solferino, si potrebbe quindi pensare che a stroncare sul nascere la carriera politica del campione sarebbe lo stesso giornale dei sardi che, poche righe più su, il grande bomber ha riferito di leggere ogni giorno («da 50 anni, caro Anthony», ha confermato ieri) e al quale appena qualche settimana fa ha fatto un grande regalo che sarà presto noto.
Si è trattato evidentemente di un equivoco, nato dalla cattiva interpretazione di una richiesta di precisazione – necessaria, visto che l’interlocutore era un indipendentista – fatta da un nostro eccellente notista politico, nel giorno in cui è venuta fuori l’idea di Riva presidente: «Il Nelson Mandela sardo? Ma se è nato a Leggiuno».
Siccome la posizione dei giornali la si evince sia dall’atteggiamento quotidiano che dalle prese di posizione del suo direttore, vi racconto ora come la pensiamo a proposito della possibile candidatura di Gigi Riva a governatore della Sardegna. Io credo che in un tempo di crollo dei valori, in cui l’illegalità diffusa e il malcostume sembrano offuscare il lavoro quotidiano portato avanti dai politici onesti e competenti, la disponibilità di un uomo come Rombo di Tuono, Sardo tra i Sardi, verrebbe accolta come una benedizione. Dio solo sa quanto ci sia bisogno di onestà, trasparenza e spirito di servizio. Caro Gigi, anche se non ti candiderai resterai sempre il nostro Presidente ideale.

venerdì 20 dicembre 2013

Strappo sulle slot machine: meno fondi dallo Stato ai Comuni virtuosi

Renzi: «Fermeremo la porcata sulle slot. È pazzesco, allucinante, è stata votata una cosa inaccettabile»
Matteo Renzi torna a sconfessare il Partito Democratico, ma anche il Nuovo Centrodestra e Scelta Civica, trovando stavolta come alleati la Lega Nord, il Movimento 5 Stelle, Sel e anche Forza Italia. Oggetto della discordia un emendamento (al decreto per fronteggiare il dissesto finanziario del Comune di Roma) che consente al governo di ridurre i trasferimenti alle Regioni e agli enti locali che emanano norme restrittive contro il gioco d’azzardo. Una norma che il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha definito «vergognosa» e Matteo Renzi «una porcata», ma che secondo chi l’ha proposta, il Nuovo Centrodestra, e chi l’ha votata, il partito di Alfano ma anche il Pd e Scelta Civica, servirebbe solo a risolvere un pasticcio.

«Le competenze sui giochi pubblici sono riservate allo Stato, e con la legislazione attuale se Regioni e Comuni mettono in atto limitazioni a questi giochi», tra i quali le famigerate slot machines , «questo comporta come conseguenza l’obbligo per lo Stato di risarcire le aziende che hanno in gestione questi giochi del danno subito da queste limitazioni» ha detto Sergio Lo Giudice, senatore del Pd, aggiungendo che oltre alla norma che impone il taglio dei trasferimenti pubblici a chi pone vincoli a sale giochi e slot machines , c’è anche un ordine del giorno che impegna il governo e i Comuni a concordare delle politiche di contenimento del gioco d’azzardo e di salvaguardia delle fasce più deboli e sensibili della popolazione. Le spiegazioni, però, non hanno convinto Forza Italia, M5S, Lega e Sel, che in Senato hanno votato contro l’emendamento, ma neanche i renziani.
«Che vergogna! La potente e ricchissima lobby delle slot e del gioco d’azzardo ha colpito ancora. Ostacoli le slot machines nel tuo territorio? Lo Stato ti taglia i trasferimenti» ha accusato il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, su Internet, attraverso il suo profilo Facebook, appena appresa la notizia. Seguito a ruota dallo stesso Renzi, questa volta via Twitter. «Non posso spiegarlo, perché è inspiegabile. Ho chiesto al Pd di rimediare» ha scritto, replicando a un suo interlocutore che gli chiedeva sulla rete lumi sull’atteggiamento dei senatori del Pd.

Per poi aggiungere poco dopo, in un’intervista al sito internet Vita.it , che «il Pd bloccherà la porcata sulle slot », oltre «all’ingiustizia sul finanziamento dei partiti previsto dal decreto del governo» che non garantisce parità di trattamento tra i finanziamenti alle organizzazioni senza fini di lucro e quelli a favore dei partiti. Quell’emendamento sui giochi, ha proseguito Renzi, «è pazzesco, allucinante. Ho chiamato Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del partito e si sta cercando una soluzione tecnica, un ordine del giorno o altro, perché è stata votata una cosa inaccettabile».
Il nuovo fronte di polemica si apre proprio mentre sta per chiudersi in modo non certo indolore quello, durato mesi, sulla legge di Stabilità. Oggi la Camera voterà la fiducia sul provvedimento, che poi passerà «blindato» all’ultimo esame del Senato, per il via libera atteso lunedì, mentre i sindaci protestano contro i tagli e chiedono l’intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nel testo, dopo le critiche di Renzi, resta una versione della «web-tax» molto più leggera, che colpisce solo la pubblicità sui siti internet, ma che comunque non piace alla Ue, secondo la quale infrange i principi di libertà e non discriminazione sanciti dai Trattati. Slitta invece a gennaio, nonostante le perplessità delle banche, l’esame in Senato del decreto sulla seconda rata Imu e la rivalutazione del capitale Bankitalia, misura sulla quale è atteso oggi il parere definitivo della Bce.

20 dicembre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATAROMA - Matteo Renzi torna a sconfessare il Partito Democratico, ma anche il Nuovo Centrodestra e Scelta Civica, trovando stavolta come alleati la Lega Nord, il Movimento 5 Stelle, Sel e anche Forza Italia. Oggetto della discordia un emendamento (al decreto per fronteggiare il dissesto finanziario del Comune di Roma) che consente al governo di ridurre i trasferimenti alle Regioni e agli enti locali che emanano norme restrittive contro il gioco d’azzardo. Una norma che il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha definito «vergognosa» e Matteo Renzi «una porcata», ma che secondo chi l’ha proposta, il Nuovo Centrodestra, e chi l’ha votata, il partito di Alfano ma anche il Pd e Scelta Civica, servirebbe solo a risolvere un pasticcio.

«Le competenze sui giochi pubblici sono riservate allo Stato, e con la legislazione attuale se Regioni e Comuni mettono in atto limitazioni a questi giochi», tra i quali le famigerate slot machines , «questo comporta come conseguenza l’obbligo per lo Stato di risarcire le aziende che hanno in gestione questi giochi del danno subito da queste limitazioni» ha detto Sergio Lo Giudice, senatore del Pd, aggiungendo che oltre alla norma che impone il taglio dei trasferimenti pubblici a chi pone vincoli a sale giochi e slot machines , c’è anche un ordine del giorno che impegna il governo e i Comuni a concordare delle politiche di contenimento del gioco d’azzardo e di salvaguardia delle fasce più deboli e sensibili della popolazione. Le spiegazioni, però, non hanno convinto Forza Italia, M5S, Lega e Sel, che in Senato hanno votato contro l’emendamento, ma neanche i renziani.
«Che vergogna! La potente e ricchissima lobby delle slot e del gioco d’azzardo ha colpito ancora. Ostacoli le slot machines nel tuo territorio? Lo Stato ti taglia i trasferimenti» ha accusato il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, su Internet, attraverso il suo profilo Facebook, appena appresa la notizia. Seguito a ruota dallo stesso Renzi, questa volta via Twitter. «Non posso spiegarlo, perché è inspiegabile. Ho chiesto al Pd di rimediare» ha scritto, replicando a un suo interlocutore che gli chiedeva sulla rete lumi sull’atteggiamento dei senatori del Pd.

Per poi aggiungere poco dopo, in un’intervista al sito internet Vita.it , che «il Pd bloccherà la porcata sulle slot », oltre «all’ingiustizia sul finanziamento dei partiti previsto dal decreto del governo» che non garantisce parità di trattamento tra i finanziamenti alle organizzazioni senza fini di lucro e quelli a favore dei partiti. Quell’emendamento sui giochi, ha proseguito Renzi, «è pazzesco, allucinante. Ho chiamato Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del partito e si sta cercando una soluzione tecnica, un ordine del giorno o altro, perché è stata votata una cosa inaccettabile».
Il nuovo fronte di polemica si apre proprio mentre sta per chiudersi in modo non certo indolore quello, durato mesi, sulla legge di Stabilità. Oggi la Camera voterà la fiducia sul provvedimento, che poi passerà «blindato» all’ultimo esame del Senato, per il via libera atteso lunedì, mentre i sindaci protestano contro i tagli e chiedono l’intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nel testo, dopo le critiche di Renzi, resta una versione della «web-tax» molto più leggera, che colpisce solo la pubblicità sui siti internet, ma che comunque non piace alla Ue, secondo la quale infrange i principi di libertà e non discriminazione sanciti dai Trattati. Slitta invece a gennaio, nonostante le perplessità delle banche, l’esame in Senato del decreto sulla seconda rata Imu e la rivalutazione del capitale Bankitalia, misura sulla quale è atteso oggi il parere definitivo della Bce.

20 dicembre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA

lunedì 16 dicembre 2013

Tassa sugli smartphone, la Siae si scrive il decreto
L’obiettivo: raccogliere da 130 a 200 milioni di euro sugli smartphone,
si sa che la Siae è abituata da tempi non sospetti ad alternare due smoking: uno che indossa quando si presenta come ente di diritto pubblico. L’altro che tira fuori dall’armadio quando si tratta di gestire il denaro privato raccolto per autori ed editori. Ora la Siae con il primo smoking si è di fatto scritta da sola la struttura dell’emendamento che dovrebbe entrare nella legge di Stabilità per aggiornare nel prossimo triennio il famigerato equo compenso. E con il secondo smoking è già pronta alla cassa per ritirare una cifra che, grazie a rincari del 500% su smartphone e tablet e nuovi compensi che potrebbero coinvolgere anche le smart tv, potrebbe andare dai 130 ai 200 milioni (un terzo del bilancio). Il conflitto è apparentemente dichiarato nel documento del comitato consultivo permanente per il diritto d’autore presso il ministero dei Beni e delle attività culturali. Si legge infatti nello schema di revisione del decreto ministeriale 30.12.2009: «Come proceduto quattro anni or sono [...] abbiamo richiesto, in sede di consulenza tecnica, alla Siae, una documentata relazione tecnica sullo stato dei mercati, sui più recenti comportamenti dei consumatori in ordine alla realizzazione di copie private, ed una rilevazione delle tariffe medie europee».

La Siae ha eseguito i compiti con solerzia tanto da andare anche oltre a quanto richiesto: non solo ha rilevato le medie europee (che non sono vere medie vista l’esclusione dei Paesi come la Gran Bretagna dove il compenso non esiste) ma si è calcolata anche da sola gli aggiornamenti delle tariffe. Numeri assorbiti dal documento del comitato del ministero guidato da Massimo Bray, grande sponsor di questi aggiornamenti tabellari.
La Siae si è fatta due conti e ha proceduto con equilibrio: ha ridotto l’equo compenso sui prodotti che ormai non hanno più mercato, come i registratori Vhs e i vecchi telefonini, e lo ha aumentato del 500% sui prodotti amati dagli italiani come gli smartphone e i tablet (da 50 centesimi a 5,2 euro). Per i computer la proposta è di 6 euro.

L’aggiornamento ha scatenato un braccio di ferro tra le associazioni di categoria, Confindustria digitale in primis, e la stessa Siae. L’arringa della difesa Siae verte sul convincimento che queste cifre non si scaricheranno sui consumatori finali (il cavallo di battaglia è che l’iPhone 5s costa di meno in Francia e in Germania nonostante la tariffa sia più alta).
Ma la questione è se l’equo compenso abbia senso viste le nuove tecnologie che stanno modificando le abitudini d’uso: la copia privata era quella che si faceva registrando un Vhs o spostando la musica da un cd a un altro vergine. Ma oggi la musica si ascolta per lo più in streaming con Google Play, Spotify e Deezer. E le copie non sono possibili. La stessa cosa avviene per i film «on demand».
Il campione di 2 mila persone della Siae, evidentemente, si è dimenticato di comprendere l’uomo della strada.

msideri@corriere.it

15 dicembre 2013
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Renzi-Grillo, è scontro sulle riforme
Porta sul volto l'emozione del grande evento e per 6 ore non lascia mai la sala proprio come un segretario che si rispetti. Ma Matteo Renzi, nel giorno dell'incoronazione da leader, chiarisce, già dalla colonna sonora dei Negrita, che la nuova generazione, ora alla tolda di comando, resterà "ribelle" per cambiare l'Italia. Un esordio tutto all'attacco: chiede un "patto di 15 mesi" al governo, indicando scadenze per un piano del lavoro e per la legge elettorale.

E rilancia la sfida a Grillo: "Se ti impegni sulle riforme, io rinuncio a 40 milioni di rimborsi. Firma qui. Se non ci stai sei un buffone". Dopo il trionfo alle primarie, con numeri schiaccianti sia tra i mille delegati dell'Assemblea sia in direzione, il rottamatore si prende tutta la scena del Parlamentino Pd, riunita alla Fiera di Milano. La vecchia guardia, da D'Alema a Bersani, è ridotta al ruolo di comparsa, e gli ex sfidanti Gianni Cuperlo e Pippo Civati aspettano alla prova il segretario, consapevoli che gli spazi di manovra della minoranza sulla carta sono stretti. D'altra parte il rottamatore chiarisce subito su quale linea di confine metterà la storia del Pd e non c'è posto per la nostalgia: "O si volta pagina o il passato è confinato in un museo. Casa nostra è sulla frontiera non al museo delle cere''. L'unico che, anche plasticamente, ha un posto d'onore accanto al neosegretario del Pd è il premier Enrico Letta. Siede al suo fianco in prima fila e ora dovrà costruire al governo la difficile convivenza tra Renzi, che vuole dettare l'agenda, e Angelino Alfano. Perchè, mette subito in chiaro il rottamatore, le primarie "sono state da parte dei nostri elettori l'ultimo appello per cambiare l'Italia senza se e senza ma". E l'unico obiettivo di questo governo, di larghe o piccole intese che siano, non è "la pacificazione fra noi e Berlusconi ma fare la pace con gli italiani, fare la pace fra i politici e gli italiani''. Come dice un vecchio motto, anche per Renzi se vuoi la pace prepara la guerra. Non sarà una guerra ma certo una scossa quella che subito il sindaco vuole imprimere al governo "perchè se balbetta alle europee la responsabilità sarà tutta del Pd".

Da gennaio il neoleader chiede "un patto alla tedesca" per i prossimi 15 mesi. Che abbia al primo punto il lavoro: "entro un mese presenteremo un grande progetto di legge" per semplificare le regole sul lavoro, il cosiddetto job act, perchè il governo deve mettere in campo un "gigantesco piano per il lavoro". Nel patto di coalizione il leader del Pd chiede l'eliminazione della Bossi-Fini e anche, "che piaccia a Giovanardi o no" le unioni civili. Tempi stringenti anche per il capitolo delle riforme: entro gennaio il primo via libera della Camera alla riforma elettorale "altrimenti perdiamo la faccia" e entro la legislatura il superamento del Senato "come carica elettiva" con la riduzione dei parlamentari. L'ultimo capitolo del patto di governo è una nuova rotta per l'Europa: "tutto il Pd aiuterà Enrico nel semestre Ue", promette, a condizione che a Bruxelles si capisca che "l'Europa non è il nostro salvatore e senza l'Italia non si va da nessuna parte". Letta dalla platea annuisce: prendendo la parola subito prima di Renzi si era detto certo che "ora il Pd è il baricentro della democrazia Italia" dopo che neanche sei mesi fa aveva rischiato "la fine" nella mancata elezione del presidente della Repubblica. Il premier lascerà l'assemblea soddisfatto subito dopo l'intervento del neoleader: "Bene la sfida a Grillo, molto bene la spinta per le riforme, benissimo sull'Europa. Uniti siamo imbattibili". Il rottamatore non propone, invece, nessun patto a Grillo.

Ma una sfida in piena regola che poche ore dopo il comico genovese respingerà al mittente: "In modo provocatorio - spiega Renzi - mi chiedi di rinunciare ai rimborsi elettorali. Ma lo dico io: 'Beppe, firma qui'. Se ti impegni nel prossimo anno a superare il Senato, a cancellare le province e sulla legge elettorale io rinuncio ai 40 milioni di rimborsi elettorali". Parlamentari e dipendenti Pd tirano un sospiro di sollievo, certi che il leader M5S non accetterà mai un confronto e Renzi non restituirà le quote del finanziamento pubblico. Ma in molti, al di là dell'atmosfera informale e degli apprezzamenti di rito del neosegretario, sanno che una nuova era è cominciata al Pd. Lo si capisce da un segnale piccolo ma inequivocabile: Renzi replica, dopo il consueto dibattito, solo due minuti, archiviando l'era di repliche prolisse: nomina tesoriere il fedelissimo Francesco Bonifazi e mette in direzione, come sua quota, 20 sindaci e non vip lontani dalla politica. Due minuti in cui, però, invita tutti a stare sulla palla perché "c'è un sacco di lavoro da fare, avremo un anno divertente e leggermente scoppiettante''.