domenica 15 dicembre 2013

Il Sole 24 ORE - Radiocor 09/12/2013 - 15:44
Pieralisi: commessa da 6 milioni di euro in Cina
Radiocor - Roma, 09 dic - Il gruppo Pieralisi, attivo nella produzione di macchine per l'estrazione dell'olio, ha annunciato l'acquisizione in Cina di una commessa per oltre 6 milioni di euro nel mercato delle biotecnologie alimentari, in particolare per l'estrazione delle proteine della soia. Lo comunica la societa' in una nota. Il nuovo stabilimento, che utilizzera' solo centrifughe Pieralisi, iniziera' ad operare a luglio 2014 ed entrera' in fase di piena produzione ad ottobre. Il gruppo Pieralisi, originario delle Marche e attivo in oltre 80 Paesi, continua cosi' il suo progetto di espansione a livello internazionale. Il gruppo ha concluso - informa inoltre il comunicato - un negoziato con le principali banche italiane che, insieme agli azionisti, hanno messo a disposizione nuova finanza per oltre 22 milioni di euro. 'E' stato - ha dichiarato Gennaro Pieralisi, numero uno del gruppo - grazie alla nostra tenacia, alla qualita' dei nostri prodotti e del nostro capitale umano che abbiamo potuto vincere questa commessa sulla quale i nostri concorrenti hanno fino all'ultimo istante usato tutti i mezzi per prevalere'. com-mma
Crisi, il grido di dolore di Gigi Riva: “Sardi fregati e disperati, non c’è via d’uscita”
L'ex calciatore, isolano d'adozione: "E' una marea che monta: le fabbriche e i negozi che chiudono, è troppo tardi... La gente qui è disperata e decisa. Poi non vengano a dire che sono un popolo di banditi perché sono stati presi per il culo mentre si regalavano i miliari agli imprenditori"
di Marco Palombi | 1 settembre 2012
Gigi Riva è sardo per scelta, per indole, per natura insulare e per storia. Non è importante che sia nato nel Varesotto. É sardo e basta: è arrivato nell’isola nell’aprile del ’62 vivendo la cosa come una punizione e non se n’è più andato. “Ho capito che sarei rimasto – ha detto una volta – quando andavamo in trasferta a Milano e ci chiamavano pecorai. O banditi”.

Gigi Riva è sardo perché è il santo laico dell’isola, l’immaginetta che la gente appende accanto alla Madonna, perché il suo Cagliari, alla Sardegna, ha regalato nome e orgoglio quando ancora non l’aveva. È sardo e parla da sardo di questa estate in cui i nodi del falso sviluppo stanno venendo al pettine: dalle fabbriche alle miniere fino alla campagna. Quando lo chiamiamo, dice subito: “Non voglio fare interviste”. Poi capisce quale sarà l’argomento e parte da solo perché anche con 67 primavere addosso è ancora “Rombo di Tuono”, il soprannome che gli diede il simpatetico Gianni Brera: “Sono in Sardegna da cinquant’anni e una situazione di questo genere non l’ho mai vissuta. Basta farsi un giro per strada a Cagliari per capire: vedi i negozi che non lavorano e nelle vetrine solo i cartelli affittasi. Qui vivono anche i miei due figli e tre nipoti e le dico che la situazione non ha vie d’uscita”.

Non le sembra di essere troppo pessimista?
Questa situazione non ha una via d’uscita: troppe famiglie sono senza lavoro, senza mangiare. Oggi se ne accorgono anche in regione e dicono di voler intervenire, ma la verità è che non hanno i mezzi. È una marea che monta: le fabbriche e i negozi che chiudono, è troppo tardi…

Non ha nessuna speranza nel futuro?
Ma mica è solo il Sulcis che è in crisi… E l’Alcoa e la Vinyls a Porto Torres e i pastori e il commercio? É spaventoso. Chiudono e basta e questa gente non ha più niente nonostante che, per anni e anni, pur di avere un posto e uno stipendio se n’è andata a lavorare dentro queste fabbriche pericolose, velenose. Ecco cosa hanno fatto i sardi per poter lavorare.

Ma di chi è la colpa di questa situazione?
É una cosa che nasce da lontano, da quando c’era la cosiddetta ‘Rinascita della Sardegna’ (il Piano di rinascita è del 1962, ndr) e hanno regalato soldi a questo e quell’altro: gente che veniva qui portandosi dietro macchinari usati e facendoseli pagare per nuovi. E adesso si vedono i risultati.

Quindi che succederà in Sardegna?
Lo ripeto: è una situazione delicata e pericolosa perché c’è troppa disperazione e i sardi li vedo decisi. Poi non vengano a dire che sono un popolo di banditi, perché questa gente, ai tempi della rinascita, è stata presa per il culo mentre si regalavano miliardi a imprenditori del continente e stranieri.

Potrebbe intervenire il governo, magari, fare investimenti nell’isola.
Ma che devono fare? Se almeno nel Paese ci fossero risorse… e invece c’è la crisi. Lo vede? Anche questo governo è già incasinato: i politici non possono nemmeno aspettare di vedere che risultati porta che già vogliono tornare al potere. Sono abituati a mangiar bene e non possono rinunciare nemmeno al dolce.

Anche la regione ha presentato dei progetti per il rilancio delle industrie.
Cappellacci, il presidente, è una brava persona, io lo conosco, posso dire che è un mio amico, ma è stato messo lì. Come tutti i politici sardi, d’altronde, che sono solo impiegati di quelli del continente. Sono convinto che se potesse fare qualcosa, lo farebbe, ma non può, è troppo tardi.

E allora?
Nelle scuole bisognerà ricominciare a dire ai bambini che la Sardegna è collegata con tutta Europa e bisogna andare a prendere il lavoro dove c’è, in Portogallo, in Germania o in Lussemburgo. Succederà come quando, molti anni fa, andai con un mio amico a Seui, un paesino, e c’erano solo vecchi perché i giovani lavoravano fuori.

E la stampa? Come si occupa della Sardegna?
I giornali benestanti mettono la notizia, dicono che c’è la crisi, ma non la spiegano, non la trattano. Non ne hanno bisogno.

lunedì 9 dicembre 2013

Il Sole 24 ORE - Radiocor 09/12/2013 - 09:20
Cina: surplus bilancia commerciale novembre sale a 33,8 mld dollari
Radiocor - Roma, 09 dic - La bilancia commerciale cinese ha segnato, a novembre, un surplus di 33,8 miliardi di dollari (31,1 a ottobre), secondo i dati diffusi nel weekend. I risultati sono stati ben al di sopra delle previsioni. In 11 mesi, la bilancia commerciale cinese ha aggiunto 3,8 trilioni di dollari, in rialzo del 7,7% su anno. Il governo ha fissato un target per il 2013 dell'8% di aumento.

sabato 7 dicembre 2013

L'Italia del Censis: "Infelice e passiva"
Il rapporto annuale sulla società italiana: boom di italiani in fuga all'estero, domina l'antipolitica, crescono le imprese di immigrati e donne.
Un Paese che sopravvive alla crisi, triste e incerto. L'Italia fotografata nel rapporto annuale del Censis viene definita "sciapa" e "infelice". Gli italiani - si legge nell'indagine presentata nella sede del Cnel - hanno perso vigore e fervore, sono dominati da una passiva accettazione della comunicazione di massa, sono disinteressati alla politica e al governo. E senza fervore - avverte il Censis - non si diventa solo sciapi, si diventa anche malcontenti, quasi infelici".

Non solo, in Italia "si vedono circolare troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale". Duro l'affondo anche sulla classe dirigente: "Resta sempre inadeguata", sentenzia il Censis. "Tende a ricercare la sua legittimazione nell'impegno a dare stabilità al sistema, magari partendo da annunci drammatici". "Ma non si costruisce nessuna classe dirigente con annunci di catastrofe emessi a ritmo continuo - prosegue il centro guidato da Giuseppe De Rita - con continue chiamate all'affanno e affannose proposte di rigore. Con questi atteggiamenti è impossibile pensare a un cambiamento. Ma la classe dirigente non può e non vuole uscire dall'implicita e ambigua scelta di drammatizzare la crisi per gestirla". Il Censis parla poi di "vuoto di politica, di società civile e di leadership collettiva". Qualche nota positiva c'è, il crollo atteso in Italia non c'è stato, ma sarebbe un errore adagiarsi ora.
Orosei: dopo l'alluvione le cartelle di Equitalia
Imprenditore suicida, l'Isola piange ancora
Pasqualino Contu, proprietario della 3C, si è tolto la vita ieri mattina. Lascia la moglie e i figli.

Aveva sconfitto la furia della natura due volte, rimettendo in moto le macchine della sua azienda danneggiata dall'esondazione del Cedrino, un fiume che scorre nella parte centro orientale della Sardegna. Si era rialzato, investendo anche tanto, proprio per proteggere la ditta che aveva aperto con il padre nel 1980, dalla violenza dell'acqua, ma il 18 novembre scorso l'ondata di maltempo che ha seminato morte e distruzione in 60 comuni dell'Isola, ha spazzato via anche le sue speranze, la sua voglia di ricominciare e di vivere.

L'imprenditore Pasqualino Contu, 49 anni, di Orosei, un Comune in provincia di Nuoro, titolare della Tre C, ditta specializzata nella costruzione di prefabbricati di cemento armato devastata dall'alluvione, si è suicidato, impiccandosi a un albero nel giardino di casa. E la diciottesima vittima del disastro. Un gesto inspiegabile per chi lo conosceva, un gesto spinto dalla disperazione per aver perso tutto per la terza volta in un momento in cui faceva già i conti con la crisi e con alcune cartelle di Equitalia di cui si apprestava a chiedere la rateaizzazione.

"Era come un fratello per me, lo conoscevo bene - racconta il sindaco di Orosei, Franco Mula, - è un gesto incomprensibile, abbiamo cercato di rassicurarlo, garantendogli che sarebbero ripartiti. E' un imprenditore che mancherà, era un esempio per questa comunità". Pochi giorni dopo l'alluvione lo stesso Pasqualino Contu aveva parlato ai microfoni della tv locale Videolina. "Questa volta la distruzione è evidente - aveva detto - sono stati sommersi tutti gli impianti e i macchinari, non abbiamo parole. Non è bastato sollevare i macchinari di un metro e cinquanta per prevenire questi problemi, non è stato sufficiente, l'azienda è completamente distrutta. E qui abbiamo 15 dipendenti".

Una dichiarazione confermata da una prima stima dei danni consegnata al Comune: quasi 1 milione e 200mila euro. Era stata la più colpita delle aziende della Valle del Cedrino, altre quattro avevano subito danni più lievi, nella zona strade danneggiate e allagamenti, con la Marina di Orosei piena di detriti. Rialzarsi e ricominciare ancora una volta, per Pasqualino Contu è stato impossibile, la speranza che le tre figlie e la moglie - che lavoravano con lui e che anche questa mattina erano andate in azienda - cercavano di trasmettergli ha lasciato il posto allo sconforto che lo ha spinto al suicidio.

"Sono attonito e scosso", ha detto il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci appena appresa la notizia della scomparsa dell'imprenditore. Sconvolto e amareggiato anche il presidente della Confindustria Sardegna Centrale Roberto Bornioli che in questi giorni aveva parlato con l'imprenditore. "L'abbiamo incontrato in associazione insieme alla moglie Lisa - ha ricordato il presidente - nel corso di un'iniziativa voluta per dare un supporto tangibile alle imprese devastate dall'alluvione".

Sabato 07 dicembre 2013 06:56

venerdì 6 dicembre 2013

Il leone della libertà
Mandela non è uomo da fugaci lacrime del giorno dopo.
Lui resta lì, in alto, tra gli eroi che hanno pagato in proprio.

Alla fine il vecchio leone ha dovuto arrendersi, per la prima e ultima volta. Ma anche dopo morto Nelson Mandela resterà con noi e con la Storia, perché il più grande eroe della riconciliazione espresso da un Novecento carico di sangue non può che appartenere a quell’Olimpo fatto di uomini che non passano, che non si dimenticano, che non escono più dai cuori e dalle coscienze che li hanno accolti. Le ultime immagini pubbliche di Madiba, come lo chiamava chi gli voleva bene, sono ancora quelle dei mondiali di calcio del 2010 in Sudafrica. Contro il parere dei medici, che gli avevano messo in testa un colbacco di perfetta foggia russa, il padre della patria volle chiudere i giochi con un giro di campo a bordo di un kart da golf. Non poteva non sapere, Nelson Mandela, che quello era un abbraccio d’addio al suo Paese e al mondo, non un semplice saluto al pubblico calcistico che lo acclamava come avrebbe fatto per la più straordinaria delle vittorie. Madiba usciva di scena, e da allora ogni mese, quasi ogni settimana, e negli ultimi tempi ogni ora, il mondo ha atteso che la luce si spegnesse. Perché di luce pura è stato portatore Mandela, e sbaglierebbe chi pensasse ai soliti trionfali omaggi post-mortem. Nelson Mandela ha lottato per la libertà, quella dei neri ma non soltanto dei neri, quando il Sudafrica applicava una feroce segregazione razziale. Nelson Mandela, proprio perché non si è mai arreso, ha scontato 27 anni di carcere duro invece di accettare i compromessi che sul finire della sua prigionia gli venivano offerti. E quando la libertà è arrivata, quando nel 1994 in Sudafrica si sono tenute le prime elezioni democratiche e multirazziali, cosa ha fatto il presidente Madiba? Ha affidato ad apposite commissioni il compito, anzi il dovere, di promuovere la riconciliazione attraverso la giustizia, di punire sì chi andava punito ma senza vendette e sostituendo una nuova fratellanza nazionale alle lacerazioni di un recentissimo passato. Con quale metro si può misurare tanta grandezza? Come potremmo mai dimenticarla o non considerarla un esempio, e metterla in archivio per poter ricominciare litigi infinitamente trascurabili davanti alla Storia? Madiba, prima di quel suo struggente addio tutt’intorno a un campo di calcio, aveva avuto una grande soddisfazione: quella di vedere che un uomo di colore era stato eletto presidente degli Stati Uniti. Ma in questi ultimi anni e mesi, alla sua residua lucidità sono stati inferti soltanto colpi dolorosi. Il Nobel del ’93 è lontano, il Sudafrica è tormentato da nuove divisioni di segno diverso, la crisi economica risparmia soltanto i nuovi privilegiati, la criminalità è tra le più diffuse del mondo. Persino dentro il movimento che Mandela guidò, l’Anc, si muovono lesti i coltelli della politica. E la famiglia è a pezzi, ricorre ai tribunali senza ricordare quell’altro metodo insegnato dal patriarca, quello della conciliazione giusta. Ora anche l’ingrato Sudafrica dovrà fermarsi, ricordare e piangere. Come si fermerà, ricorderà e piangerà il grande popolo del mondo. Ma attenzione, perché Nelson Mandela non è uomo da fugaci lacrime del giorno dopo. Lui resta lì, in alto, tra gli eroi che hanno pagato in proprio. E ci vorrebbe molto cinismo per continuare a tradire il suo retaggio.
Franco Venturini

06 dicembre 2013
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PREVENZIONE CORRUZIONE
Piani anticorruzione: dalla teoria alla pratica entro il 31 gennaio 2014
di Vincenzo Testa
All'interno dei Piani triennali di prevenzione della corruzione dovranno essere individuate le aree a rischio e per ciascuna di essa gli interventi per ridurre i rischi, programmate le iniziative di formazione, individuati i referenti e i soggetti tenuti a relazionare al Responsabile della prevenzione.

Per ciascuna delle misure previste nel Piano, dovrà essere individuato il responsabile e il termine per l'attuazione, prevedendo le modalità e i tempi di attuazione delle altre misure di carattere generale contenute nella legge n. 190/2012 e introdotto un sistema disciplinare che includa le sanzioni per i casi di illecito.

Dovranno, inoltre, essere definite misure per l'aggiornamento ed il monitoraggio del Piano, adeguando i sistemi informativi per gestire i corrispondenti flussi di informazioni.
In aggiunta, le amministrazioni e gli enti destinatari della normativa - anche in considerazione dei provvedimenti che hanno successivamente completato la disciplina complessiva sulla prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione, i decreti legislativi n. 33/2013 e n. 39/2013 e il Dpr n. 62/2013 in particolare - dovranno prevedere ed attuare all'interno del Piano:

-gli adempimenti e gli obblighi previsti per la trasparenza e la pubblicità, i codici di comportamento, la rotazione del personale e gli obblighi di astensione in caso di conflitto di interesse;
-una disciplina specifica in materia di svolgimento di incarichi d'ufficio ed incarichi extra-istituzionali;
-una disciplina specifica in materia di conferimento di incarichi dirigenziali in caso di particolari attività o incarichi precedenti;
-la gestione di incompatibilità specifiche per le posizioni dirigenziali;
-una disciplina specifica in materia di formazione di commissioni, assegnazioni agli uffici, conferimento di incarichi dirigenziali in caso di condanna penale per delitti contro la pubblica amministrazione;
-una disciplina specifica in materia di attività successiva alla cessazione del rapporto di lavoro;
-una disciplina specifica in materia di tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito;
-un programma di formazione in materia di etica, integrità e altre tematiche attinenti alla prevenzione della corruzione.

Di particolare rilievo è la circostanza che il Piano nazionale anticorruzione (Pna) estende anche agli enti pubblici economici e agli altri enti di diritto privato in controllo pubblico, l'obbligo di nominare il responsabile anticorruzione, con significative conseguenze sul piano organizzativo e sanzionatorio.

Anche sulla base dell'art. 6 del Dlgs n. 231/2001, tali enti sono chiamati ad adottare appositi Modelli di prevenzione della corruzione, contenenti l'individuazione delle attività a rischio, la programmazione della formazione mirata per le aree a maggior rischio, la previsione delle procedure gestionali finalizzate alla prevenzione dei reati, l'individuazione di idonee modalità di gestione delle risorse umane e finanziarie, la regolazione di procedure per l'aggiornamento del modello e la previsione di obblighi di informazione nei confronti dell'organismo vigilante.
Essi dovranno, poi, introdurre un Codice di comportamento per i dipendenti che includa la regolazione dei casi di conflitto d'interesse.

Gli enti di diritto privato in controllo pubblico che svolgono funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore di PA o gestiscono servizi pubblici, dovranno, inoltre, adeguarsi alla disciplina sui conferimenti degli incarichi, come prevista dal Dlgs n. 39/2013.
La disciplina e gli obblighi di trasparenza e pubblicità previsti dal Dlgs n. 33/2013 si estendono anche alle società partecipate dagli enti locali, e dagli stessi controllate, in relazione alle attività di pubblico interesse dalle stesse svolte.

Dalla teoria alla pratica
Sulla scorta degli obiettivi strategici individuati dagli organismi internazionali per costruire un sistema normativo idoneo alla prevenzione e alla repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione, il dipartimento della Funzione pubblica ha recentemente adottato il Piano nazionale anticorruzione (Pna), che contiene le linee guida a cui dovranno attenersi anche le amministrazioni locali nella predisposizione dei piani triennali.

È stato dato in tal modo il definitivo avvio all'attuazione della normativa sull'anticorruzione.
Nelle linee guida, tra le altre, vanno segnalate le direttive operative da porre in essere per effettuare gli adeguamenti amministrativi ed organizzativi necessari per un'efficace adozione dei Piani di prevenzione.

Si tratta, secondo l'indicazione del dipartimento, di misure a decorrenza immediata, da riprodurre nell'ambito dello stesso Piano.

In primo luogo, le amministrazioni pubbliche, di cui all'art. 1, comma 2, del Dlgs n. 165/2001 devono adottare un Codice di comportamento che integri e specifichi il Codice adottato dal Governo con il Dpr n. 62 del 2013 cui, in ogni caso, sarà sempre opportuno un relativo richiamo.
Ne conseguirà la necessità di adeguare gli atti di incarico ed i contratti e di aggiornare le competenze dell'Ufficio per i procedimenti disciplinari (Upd) alle previsioni del nuovo Codice.
Sarà opportuna la previsione di un'adeguata attività formativa ed informativa per la corretta conoscenza e applicazione del Codice, di un monitoraggio annuale sulla sua attuazione ed una verifica del relativo stato di applicazione, sempre annuale, attraverso l'Upd.

Le amministrazioni, inoltre, dovranno adottare direttive interne per assicurare la rotazione del personale dirigenziale e del personale con funzioni di responsabilità operante nelle aree a rischio corruzione, individuando specificamente le modalità di attuazione della rotazione.

A tale riguardo, sarà necessario prevedere il criterio di rotazione nell'atto di indirizzo relativo ai criteri per il conferimento degli incarichi ed il caso di revoca o assegnazione ad altro incarico in seguito all'avvio di un procedimento penale o disciplinare.
In relazione, poi, all'obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse sarà necessario prevedere adeguate iniziative di formazione/informazione.

Con riferimento al conferimento ed all'autorizzazione allo svolgimento di incarichi ed attività, sia istituzionali che extra istituzionali, andrà adottato un atto, secondo i rispettivi ordinamenti, contenente i criteri per il conferimento e l'autorizzazione di incarichi ed andranno predisposte direttive interne al fine di adeguare gli atti di interpello relativi al conferimento di incarichi ed affinché gli interessati rendano la dichiarazione sostitutiva all'atto del conferimento dell'incarico. Direttive appropriate dovranno essere adottate per effettuare i controlli sui precedenti penali nel caso di attività successive alla cessazione dal servizio e per adottare le conseguenti eventuali determinazioni.

Adeguata attenzione dovrà poi essere prestata all'attuazione della disciplina in materia di inconferibilità e incompatibilità introdotta dal Dlgs n. 39/2013, prevedendo per i casi di particolari attività o incarichi precedenti, una disciplina specifica in materia di inconferibilità per incarichi dirigenziali.

Dovranno essere predisposte, inoltre, direttive interne per effettuare controlli su situazioni di incompatibilità e sulle conseguenti determinazioni in caso di esito positivo del controllo ovvero per adeguare gli atti d'interpello relativi al conferimento di incarichi.

In particolare, con riferimento alla formazione di commissioni, all'assegnazione agli uffici, al conferimento di incarichi in caso di condanna per delitti contro la PA andranno previsti la revisione degli atti normativi o degli altri atti individuati dai relativi ordinamenti recanti i regolamenti sulle commissioni, l'emanazione di direttive interne per effettuare controlli sui precedenti penali e per le conseguenti determinazioni in caso di esito positivo del controllo ovvero per l'adeguamento degli atti d'interpello per il conferimento di incarichi.

Riguardo la tutela del dipendente pubblico che segnala gli illeciti, oltre all'introduzione degli obblighi di riservatezza previsti dalla legge nel PTPC, viene indicata la proposta di sperimentazione di un sistema informatico differenziato e riservato di ricezione delle segnalazioni.

In materia di etica, integrità ed altre tematiche attinenti alla prevenzione della corruzione, un punto molto qualificante della legge n. 190/2012 è costituito dall'obbligo di attuazione di un adeguato corrispondente programma di formazione.

In tale senso, dovranno essere definite le procedure per formare i dipendenti, anche in collaborazione con la Scuola nazionale dell'amministrazione (Sna), pubblicizzati i criteri di selezione del personale da formare, realizzati percorsi formativi differenziati per destinatari, previste forme di "tutoraggio" per l'avvio al lavoro in occasione dell'inserimento in nuovi settori lavorativi, organizzati focus group sui temi dell'etica e della legalità.

Le misure di prevenzione diverse da quelle obbligatorie per legge
Un ulteriore punto qualificante del Pna è rappresentato dalla formulazione, sempre in un'ottica strumentale alla riduzione del rischio di corruzione, di una serie di misure di prevenzione diverse da quelle obbligatorie per legge e la cui elencazione, viene precisato, ha carattere meramente esemplificativo.

Un primo gruppo di misure potrebbe riguardare il potenziamento dei controlli, intensificando quelli a campione sulle dichiarazioni sostitutive di certificazione e di atto notorio rese dai dipendenti e dagli utenti, anche mediante l'intervento dell'eventuale servizio ispettivo dell'amministrazione.

Al riguardo, un'efficace modalità di intervento potrebbe essere rappresentata dalla promozione di convenzioni tra amministrazioni per l'accesso alle banche dati istituzionali contenenti informazioni e dati relativi a stati, qualità personali e fatti previsti dagli artt. 46 e 47 del Dpr n. 445 del 2000, disciplinando le modalità di accesso ai dati da parte delle amministrazioni procedenti senza oneri a loro carico (art. 58, comma 2, del Dlgs n. 82 del 2005).

Potrebbe, in aggiunta o in alternativa, essere previsto l'affidamento delle ispezioni, dei controlli e degli atti di vigilanza di competenza dell'amministrazione ad almeno due dipendenti abbinati secondo rotazione casuale.

Analogo criterio potrebbe essere adottato in occasione dello svolgimento di procedure o procedimenti "sensibili", dove, ferma la responsabilità del procedimento o del processo affidata ad un unico funzionario, potrebbe essere prevista la presenza di più funzionari.
Un secondo aspetto evidenziato nel Pna è costituito dalla regolazione dell'esercizio della discrezionalità nei procedimenti amministrativi e nei processi di attività, mediante circolari o direttive interne, in modo che lo scostamento dalle indicazioni generali debba essere motivato, con contestuale creazione di flussi informativi sulle deroghe e sugli scostamenti.

Potrebbero, inoltre, essere inserite nei Codici di comportamento settoriali apposite disposizioni per fronteggiare situazioni di rischio specifico (ad esempio, per particolari tipologie professionali, per condotte standard da seguire in particolari situazioni, come nel caso di accessi presso l'utenza); potrebbero essere introdotte procedure che prevedano che i verbali relativi ai servizi svolti presso l'utenza debbano essere sempre sottoscritti dall'utente destinatario; in caso di delega di potere, potrebbe essere prevista un'apposita programmazione di controlli a campione sulle modalità di esercizio della delega.

Un terzo aspetto da approfondire nelle attività di prevenzione riguarda l'adozione di una serie di misure finalizzate all'accrescimento della cultura della legalità.
Potrebbero essere al riguardo formalizzate modalità di comunicazione dirette, ad esempio, da parte di funzionari dell'Upd al fine di ascoltare ed indirizzare i dipendenti dell'amministrazione su situazioni o comportamenti, al fine di prevenire la commissione di fatti corruttivi e di illeciti disciplinari ovvero indiretti, mediante la pubblicazione sul sito internet dell'amministrazione di casi esemplificativi anonimi, tratti dall'esperienza concreta dell'amministrazione, in cui si prospettano comportamenti non adeguati, che realizzano illecito disciplinare, messi eventualmente a confronto con i comportamenti che invece sarebbero stati adeguati.

Con riferimento, poi, alla creazione di canali di ascolto, potrebbero essere realizzate nell'ambito delle strutture esistenti apposite funzioni o attività per curare il rapporto con le associazioni e le categorie di utenti esterni, in modo da raccogliere suggerimenti, proposte sulla prevenzione della corruzione e segnalazioni di illecito, e veicolare le informazioni agli uffici competenti. Ciò potrebbe avvenire utilizzando tutti i canali di comunicazione possibili, dal tradizionale numero verde, alle segnalazioni via web ai social media.

Con riguardo, infine, al ruolo assunto dalla gestione del personale e dall'organizzazione nei meccanismi di prevenzione, viene suggerita la creazione di meccanismi di raccordo tra i servizi competenti a gestire il personale (mediante consultazione obbligatoria e richiesta di avviso dell'Upd, ad esempio) al fine di consentire la valutazione complessiva dei dipendenti anche dal punto di vista comportamentale, in particolare stabilendo un raccordo tra l'ufficio di appartenenza del dipendente, il servizio del personale competente al rilascio di autorizzazioni allo svolgimento di incarichi extraistituzionali e l'Upd ovvero lo svolgimento di incontri e riunioni periodiche tra dirigenti competenti in settori diversi per finalità di aggiornamento sull'attività dell'amministrazione, circolazione delle informazioni e confronto sulle soluzioni gestionali.
Da non sottovalutare, infine, il ruolo dell'informatica per la realizzazione di adeguati raccordi informativi tra i vari settori dell'amministrazione, potendosi prevedere, nell'ambito delle risorse disponibili, l'informatizzazione del servizio di gestione del personale e/o creazione di meccanismi di raccordo tra le banche dati istituzionali dell'amministrazione.

Si ricorda che i Piani, sulla base delle indicazioni del dipartimento della Funzione pubblica, non vanno inviati neanche mediante modalità informatiche.
Deve, al contrario, essere comunicato all'apposito indirizzo mail predisposto dallo stesso Dipartimento (piani.prevenzionecorruzione@funzionepubblica.it) il link all'indirizzo sul proprio sito istituzionale ove risulta pubblicato, indicando nell'oggetto della mail la dicitura "comunicazione del P.T.P.C.".

L'articolo è tratto da Guida al Pubblico impiego n. 11/12 del 2013

Vincenzo Testa, funzionario del dipartimento della Funzione pubblica