"Cene e pranzi pagati dalla Regione Piemonte". I pm chiedono il processo per Cota
Si chiude l'inchiesta sugli scontrini: 40 indagati, tra i quali il governatore e il presidente del Consiglio regionale Cattaneo. Tra le spese contestate lingerie, borse griffate ed elettrodomestici
di SARAH MARTINENGHI
TORINO - Anche il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota e il presidente del consiglio regionale Valerio Cattaneo sono tra i 40 politici che devono aspettarsi di ricevere, alla fine della settimana, l'avviso di conclusione indagini per le spese "pazze" considerate illegittime a giudizio dalla procura. Cene al ristorante, viaggi, hotel, borse griffate, lingerie, tv, tagliaerba ed elettrodomestici: scoperchiato il pentolone dei rimborsi regionali, era emerso un po' di tutto, persino calze e mutande, il solarium e la colf, inserite in note spesa a fine mese dai vari consiglieri regionali. Il governatore, in particolare, è stato indagato per peculato a causa di cene e pranzi la cui finalità istituzionale non ha convinto la procura: nel mirino sarebbero finiti scontrini per oltre 20mila euro (circa 500 al mese).
INCHIESTA Le spese pazze dei consiglieri regionali
L'inchiesta della Procura di Torino partita nel 2012 che aveva inizialmente portato a iscrivere nel registro degli indagati con l'accusa di peculato ben 56 consiglieri piemontesi su 60 per scontrini folli da 1 milione e 850 mila euro, è infatti ormai formalmente conclusa: dopo aver vagliato migliaia di note spese, aver controllato le giustificazioni fornite o le memorie depositate, il cerchio ora si stringe su coloro che hanno speso in maniera ingiustificata - o ingiustificabile - quasi due milioni di euro di denaro pubblico utilizzati invece per scopi personali.
Sarebbero circa una quarantina, ovvero i due terzi dei consiglieri, coloro che dovrebbero ricevere il famoso "415 bis", l'atto con cui si avvisa l'indagato che le indagini sono ormai concluse e per i quali la procura si appresta a chiedere il rinvio a giudizio. È insomma l'ultima possibilità, anche per i vertici del governo piemontese, per offrire spiegazioni nel dettaglio sull'uso del denaro pubblico prima di finire a processo: spiegazioni però che devono andare ben al di là delle mere indicazioni "spese di rappresentanza" o "finalità istituzionale" che tanto sono state utilizzate durante i precedenti interrogatori e che poco hanno soddisfatto i pm Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi, coordinati dall'aggiunto Andrea Beconi. Dai controlli svolti "a campione" sulle cene al ristorante o i regali rimborsati, sarebbero anche emerse alcune bugie raccontate per coprire invano le proprie spese: le verifiche dei tabulati telefonici avrebbero ufficialmente smentito una decina di consiglieri.
Oltre a Cota e a Cattaneo, dovrebbe dunque, secondo indiscrezioni giunte da ambienti vicini alla procura, restare sotto inchiesta quasi tutta la maggioranza. Tutti, o quasi, cioè, i componenti del Pdl, e tutti i consiglieri della Lega. Coloro che, insomma, dovevano già rispondere delle cifre più alte: da giugno 2010 a dicembre 2012, i 22 consiglieri del Pdl avevano ad esempio accumulato, secondo l'accusa, 760 mila euro di rimborsi. I consiglieri della Lega avevano totalizzato spese per 280 mila euro e 500. Il moderato Dell'Utri aveva avuto la contestazione più alta: 210 mila euro da solo.
Molto si deduce anche dalle scelte difensive fatte nei mesi scorsi. La linea dura di quasi tutto il centrodestra di non presentarsi agli interrogatori, portata avanti in prima linea dall'avvocato di Cota e della Lega, Domenico Aiello, non sembra al momento aver premiato i suoi assistiti. Vero è che sia Cota che Cattaneo erano comparsi in procura per rispondere ai pm. Ma le giustificazioni fornite non erano fin da subito apparse esaurienti. In questi mesi di indagini, in ogni caso, c'è anche qualcuno che è riuscito a salvarsi, fornendo spiegazioni credibili. Si dovrebbe infatti "salvare" quasi tutto il Pd (a cui erano contestati meno di 50 mila euro), e i due componenti dei 5 Stelle: Davide Bono e l'ormai ex grillino Fabrizio Biolè.
lunedì 18 novembre 2013
PERCHÉ NON SIAMO CREDIBILI IN EUROPA
Dire molto per fare poco PERCHÉ NON SIAMO CREDIBILI IN EUROPA
Angelo Panebianco
La bocciatura, che però il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni nega essere tale, della nostra legge di Stabilità da parte della Commissione europea, è il segnale del cul de sac in cui ci troviamo, l’indice di un circolo vizioso che da molto tempo caratterizza il rapporto fra Italia e Europa: non siamo ritenuti affidabili, credibili, il che ci rende deboli nelle negoziazioni, ci toglie la forza che sarebbe indispensabile per strappare condizioni a noi più favorevoli.
Gettare la croce sul governo in carica è, per molti versi, ingiusto (anche se, in democrazia, è inevitabile: con chi altri prendersela?). Il governo è bloccato o procede a stento perché subisce un quotidiano bombardamento come effetto delle lotte per il potere che scuotono la sua divisissima maggioranza parlamentare. A dimostrazione del fatto che le Grandi Coalizioni possono funzionare relativamente bene solo se i partiti che le compongono sono organizzazioni coese, saldamente controllate dai loro leader. L’opposto di ciò che accade in Italia.
Si aggiunga il vincolo che pesa su tutti i governi italiani: le nostre istituzioni premiano i poteri di veto, non il potere di decisione. Da qui la tradizionale politica degli annunci: «Faremo questo, faremo quello». Poiché, in realtà, si può fare poco, poiché c’è sempre qualcuno che può porre veti (si veda cosa è successo appena il governo ha cercato di mettere mano ai conti della Sanità), i governi, anziché fare, devono limitarsi a promettere che faranno. Privatizzazioni? Spending review con quel che segue in termini di razionalizzazione della spesa? Riduzione delle tasse? Non ci crediamo noi. Perché dovrebbero crederci gli altri?
O si consideri il caso di Matteo Renzi, l’astro nascente. Se non gli gettano la proporzionale fra i piedi forse vincerà le prossime elezioni. Magari riuscirà anche a stravincerle. E si troverà a seguire le orme di Berlusconi: grandi maggioranze, scarsi risultati. Il nostro sistema politico-istituzionale è costruito per premiare la conservazione, non l’innovazione. Come ha scritto Adriano Sofri (sul Foglio del 16 novembre): chi parla di «Costituzione più bella del mondo» ne ha mai lette almeno due?
Il che ci porta al nostro rapporto con l’Europa. Romano Prodi ha lanciato una idea (Il Messaggero , 2 novembre) molto discussa. L’Europa, e l’Italia più di altri, hanno bisogno di politiche pro crescita. Ma la Germania - osserva Prodi - è irremovibile. Occorre un cambiamento nei rapporti di forza. Occorre una alleanza strategica fra Francia, Italia e Spagna che negozi con la Germania una rimodulazione della politica europea. Prodi ha ragione. Sulla carta, non c’è altra strada. Ma gli ostacoli sono formidabili. Dovuti alle condizioni di Francia e Italia. In Francia, un presidente ormai debolissimo, ai minimi storici di popolarità, difficilmente potrebbe trovare l’energia per dichiarare ufficialmente chiusa la stagione delle finzioni e delle illusioni: l’illusione, soprattutto, di potere ricostituire un giorno quell’asse franco-tedesco che, per decenni, diede alla Francia il ruolo di co-gestore della politica europea. Occorrerebbe un presidente assai più forte di Hollande per un così marcato cambio di strategia. E ci sono poi le strutturali debolezze dell’Italia di cui si è detto.
La cattiva notizia è che abbiamo necessità di costruire nuove alleanze in Europa ma non ne abbiamo la forza. La buona notizia, se così si può dire, è che, per lo meno, la storia è sempre imprevedibile, e magari ci sbagliamo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
18 novembre 2013
Dire molto per fare poco PERCHÉ NON SIAMO CREDIBILI IN EUROPA
Angelo Panebianco
La bocciatura, che però il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni nega essere tale, della nostra legge di Stabilità da parte della Commissione europea, è il segnale del cul de sac in cui ci troviamo, l’indice di un circolo vizioso che da molto tempo caratterizza il rapporto fra Italia e Europa: non siamo ritenuti affidabili, credibili, il che ci rende deboli nelle negoziazioni, ci toglie la forza che sarebbe indispensabile per strappare condizioni a noi più favorevoli.
Gettare la croce sul governo in carica è, per molti versi, ingiusto (anche se, in democrazia, è inevitabile: con chi altri prendersela?). Il governo è bloccato o procede a stento perché subisce un quotidiano bombardamento come effetto delle lotte per il potere che scuotono la sua divisissima maggioranza parlamentare. A dimostrazione del fatto che le Grandi Coalizioni possono funzionare relativamente bene solo se i partiti che le compongono sono organizzazioni coese, saldamente controllate dai loro leader. L’opposto di ciò che accade in Italia.
Si aggiunga il vincolo che pesa su tutti i governi italiani: le nostre istituzioni premiano i poteri di veto, non il potere di decisione. Da qui la tradizionale politica degli annunci: «Faremo questo, faremo quello». Poiché, in realtà, si può fare poco, poiché c’è sempre qualcuno che può porre veti (si veda cosa è successo appena il governo ha cercato di mettere mano ai conti della Sanità), i governi, anziché fare, devono limitarsi a promettere che faranno. Privatizzazioni? Spending review con quel che segue in termini di razionalizzazione della spesa? Riduzione delle tasse? Non ci crediamo noi. Perché dovrebbero crederci gli altri?
O si consideri il caso di Matteo Renzi, l’astro nascente. Se non gli gettano la proporzionale fra i piedi forse vincerà le prossime elezioni. Magari riuscirà anche a stravincerle. E si troverà a seguire le orme di Berlusconi: grandi maggioranze, scarsi risultati. Il nostro sistema politico-istituzionale è costruito per premiare la conservazione, non l’innovazione. Come ha scritto Adriano Sofri (sul Foglio del 16 novembre): chi parla di «Costituzione più bella del mondo» ne ha mai lette almeno due?
Il che ci porta al nostro rapporto con l’Europa. Romano Prodi ha lanciato una idea (Il Messaggero , 2 novembre) molto discussa. L’Europa, e l’Italia più di altri, hanno bisogno di politiche pro crescita. Ma la Germania - osserva Prodi - è irremovibile. Occorre un cambiamento nei rapporti di forza. Occorre una alleanza strategica fra Francia, Italia e Spagna che negozi con la Germania una rimodulazione della politica europea. Prodi ha ragione. Sulla carta, non c’è altra strada. Ma gli ostacoli sono formidabili. Dovuti alle condizioni di Francia e Italia. In Francia, un presidente ormai debolissimo, ai minimi storici di popolarità, difficilmente potrebbe trovare l’energia per dichiarare ufficialmente chiusa la stagione delle finzioni e delle illusioni: l’illusione, soprattutto, di potere ricostituire un giorno quell’asse franco-tedesco che, per decenni, diede alla Francia il ruolo di co-gestore della politica europea. Occorrerebbe un presidente assai più forte di Hollande per un così marcato cambio di strategia. E ci sono poi le strutturali debolezze dell’Italia di cui si è detto.
La cattiva notizia è che abbiamo necessità di costruire nuove alleanze in Europa ma non ne abbiamo la forza. La buona notizia, se così si può dire, è che, per lo meno, la storia è sempre imprevedibile, e magari ci sbagliamo.
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18 novembre 2013
domenica 17 novembre 2013
Due giorni intensi che non potrò dimenticare 17 novembre 2013
di EUGENIO SCALFARI
La scissione del Pdl e la nascita di quella che noi chiamiamo la destra repubblicana rappresenta una novità di grandissimo rilievo nel panorama della politica non soltanto italiana ma anche europea.
Il governo Letta ne esce rafforzato perché scompare la presenza di Berlusconi e del berlusconismo dalla maggioranza. La prima conseguenza riguarda l'essenza stessa del governo Letta-Alfano. Finora infatti si trattava d'una situazione di necessità anche se, con l'ipocrisia che a volte è politicamente indispensabile, molti si ostinavano a chiamarlo di "grandi intese". Ma dopo la scissione Letta- Alfano consente anche quelle intese per realizzare le riforme e gli interventi che la crisi europea richiede.
I partiti che ora compongono la nuova maggioranza senza Berlusconi debbono tener conto di questa novità e comportarsi di conseguenza. Soprattutto il Pd che ora è la maggiore forza politica non solo alla Camera ma anche al Senato.
Non mi diffonderò più a lungo su questo tema del quale da tempo il nostro giornale auspicava la realizzazione. In un futuro ancora lontano anche in Italia una destra moderata e liberale disputerà il potere con una sinistra liberal-socialista; ma nel frattempo entrambe sono impegnate insieme per riformare lo Stato e l'assetto europeo all'insegna del lavoro e dello sviluppo economico.
* * *
Ora però il tema di questo articolo sarà un altro.
Accadono a volte per puro caso delle giornate particolarmente intense, punteggiate da incontri che ti emozionano e ti suscitano una scia di ricordi e di pensieri che dal passato si riflettono sul presente e disegnano un ancora incerto futuro.
A me è accaduto tra giovedì e venerdì, a Roma prima e poi a Milano.
A Roma giovedì mattina ero, insieme a molte altre persone, al Quirinale dove si è svolto l'incontro ufficiale, ma in parte anche riservato, tra il presidente Napolitano e papa Francesco. Non si è parlato certo di teologia, ma di politica, in pubblico e in privato.
Il Concordato - del quale Napolitano ha ricordato l'inserimento nella nostra Costituzione che fu opera dell'Assemblea Costituente con il voto favorevole della Dc e del Pci e quello contrario dei socialisti, del Partito d'azione e dei liberali - assicura la leale collaborazione tra lo Stato (laico per definizione) e la Chiesa cattolica nelle loro due distinte sfere della politica e della religione.
Questa situazione dura dal 1947 ma c'è da qualche mese un'importante novità: la Chiesa non prenderà più iniziative "parapolitiche" né tramite la Segreteria di Stato vaticana né attraverso la Conferenza episcopale italiana.
Di fatto questo non era mai accaduto per secoli e secoli, anche dopo la caduta del potere temporale verificatasi il 20 settembre del 1870 con la conquista di Roma da parte dei bersaglieri. Il potere temporale era rinato sotto altre spoglie.
Ora Francesco ha messo il fermo. La Chiesa predica il Vangelo ed esorta all'amore del prossimo; questo e solo questo è il suo compito, in Italia come nel resto del mondo. Un compito molto impegnativo che servirà (dovrebbe servire) anche alla politica per attuare con i propri strumenti la stessa visione: solidarietà, tutela dei diritti, rispetto dei doveri, libertà e giustizia.
La libertà riguarda anche la Chiesa di Francesco che ha teorizzato in varie occasioni la libertà di coscienza dei cristiani come di tutti gli altri uomini e la loro libera scelta tra quello che ciascuno di loro ritiene sia il Bene e quello che ritiene sia il Male. E portando avanti il Vaticano II ha deciso di dialogare con la cultura moderna.
Tutte queste questioni estremamente significative hanno echeggiato nelle sale del Quirinale e così si spiega l'amarissima constatazione di Napolitano che, di fronte a queste mete da perseguire, ha denunciato la situazione politica italiana, ammorbata da spirito di parte, interessi di gruppi e diffusione di veleni.
Ne abbiamo purtroppo conferma tutti i giorni e lì, nelle sale d'un palazzo che fu sede prima dei Papi, poi dei Re d'Italia e infine dei presidenti della Repubblica, erano presenti i vertici del governo, del Parlamento, dei partiti e delle gerarchie della Chiesa. Papa e Presidente hanno dato testimonianza del cammino ancora da compiere e della loro decisione di stimolarne con gli strumenti a loro disposizione il completamento.
Personalmente ne sono uscito assai confortato.
* * *
Milano è città assai diversa da Roma. Ci ho vissuto a lungo negli anni Cinquanta e poi l'ho sempre assiduamente frequentata. Ne fui consigliere comunale dal '60 al '63 e deputato dal '68 al '72; ma a Milano ci sono sempre state le redazioni dell'Espresso (dal 1955) e di Repubblica (dal 1976).
Venerdì scorso ho avuto modo d'incontrare nel corso di una cena in piedi una quantità di amici d'un tempo e di rievocare con loro la Milano di allora.
Qual era la Milano degli anni Cinquanta e Sessanta? Quella della ricostruzione e poi del "miracolo italiano" nelle sue classi dirigenti politiche ed economiche? Chi erano gli esponenti di quei partiti, di quei sindacati, di quel capitalismo e di quella classe operaia? C'erano parecchi dei loro figli a quella cena dell'altro ieri: la figlia di Bruno Visentini, il figlio di Carlo Draghi, il figlio di Raffaele Mattioli, Maurizio, il figlio di La Malfa, la figlia di Aldo Crespi, la moglie e i figli di Franco Cingano. Io conoscevo i padri, ma poi ho incontrato anche loro e ne sono diventato amico. Sono i vantaggi, per mia fortuna, d'una lunga vita.
Adesso (lo dico tra parentesi) mi preparo a ritirarmi su una panchina del Pincio come mi ha consigliato Beppe Grillo, ma la data non l'ho ancora decisa e Grillo dovrà pazientare ancora un poco.
I cardini del capitalismo milanese d'allora, che forniva al paese gran parte della sua visione degli interessi ma anche dei valori d'una borghesia agiata e al tempo stesso colta, erano una singolare mescolanza d'imprenditori, banchieri e uomini politici e se dovessi indicarne il personaggio più rappresentativo di quella mescolanza farei il nome di Mattioli.
Era abruzzese di nascita, aveva esordito come segretario di Toeplitz; aveva assistito alla crisi bancaria del '32 e poi aveva preso il posto di amministratore delegato. Era stato il rifondatore della Comit (si chiamava così la Banca commerciale italiana) che era diventata con lui la più importante in Italia e una delle più importanti in Europa.
Ma Mattioli finanziava anche l'editore Riccardi che pubblicava in una splendida collana i classici della letteratura italiana; finanziava anche l'Istituto di studi storici fondato a Napoli da Benedetto Croce, dal quale uscirono personaggi come Omodeo, Calogero, Salvatorelli, Romeo, De Capraris.
Era amico di Sraffa, emigrato durante il fascismo a Cambridge e depositario per molti anni delle carte di Gramsci e del suo testamento.
La sera, terminato il lavoro, Mattioli teneva salotto nel suo studio alla Comit in piazza della Scala. Durava un paio d'ore e gli ospiti abituali erano Adolfo Tino che era stato uno dei dirigenti del Partito d'azione durante la Resistenza e che fu poi presidente di Mediobanca; Franco Cingano che era uno dei massimi dirigenti della Comit di cui poi diventò amministratore delegato; Leo Valiani. Ugo La Malfa e Bruno Visentini frequentavano il salotto Mattioli quando venivano da Roma a Milano e altrettanto faceva Elena Croce, figlia di don Benedetto, ed Elio Vittorini.
Mattioli a quell'epoca somigliava a Maurice Chevalier, l'attore francese. O almeno così pareva a me e un giorno glielo dissi. Lui si schermì ma da allora mi volle più bene di prima.
Ma in quegli stessi anni il capitalismo milanese era anche rappresentato da Leopoldo Pirelli, dai giovani membri della famiglia Bassetti, da Vincenzo Sozzani e soprattutto da Cuccia (Mediobanca) e Rondelli (Credito italiano).
Ricordo ancora che uno degli obiettivi di La Malfa, anzi il senso stesso della sua vita, era quello di cambiare la sinistra e il capitalismo. Li conosceva bene tutti e due, anzi era con un piede in una e un piede nell'altro. Lo stesso, nel suo medesimo Partito repubblicano, era l'obiettivo di Visentini e tutti e due videro con speranza e poi con giubilo l'arrivo di Berlinguer alla guida del Partito comunista.
Questo era allora il capitalismo, soprattutto nella sua proiezione bancaria ma non soltanto, e la sinistra riformatrice che aveva Gobetti e i fratelli Rosselli nel suo Dna ma si era anche nutrita del pensiero liberale di Croce e di Luigi Einaudi. Non dimentichiamoci che quest'ultimo fu il primo governatore della Banca d'Italia dopo la caduta del fascismo, poi ministro del Bilancio con De Gasperi e infine primo presidente della Repubblica.
Napolitano, militante e poi dirigente del Pci, deriva direttamente dalla cultura di Croce e di Einaudi. Adesso queste cose sembrano assurdità, ma allora la realtà era quella e fu quella a fare dell'Italia una democrazia e del capitalismo un sistema che apprezzava e sosteneva lo Stato sociale, il welfare e l'economia sociale di mercato.
Poi dalla fine dei Sessanta in giù, la situazione è cambiata, la partitocrazia ha occupato le istituzioni, una piccola parte della sinistra ha inclinato verso il terrorismo, mentre un'altra parte si è corrotta insieme al ventre molle della Dc e il capitalismo ha cambiato natura. Invece di costruire imprese, le ha dissanguate. Il capitalismo reale ha ceduto il posto alla finanza speculativa. I legami tra affari e politica non furono più culturali ma corruttivi e intanto il popolo sovrano diventava "gente", folla emotiva, materiale umano disponibile per i demagoghi e gli avventurieri.
Questo è purtroppo il paese. L'incontro con i discendenti del periodo migliore del Novecento mi ha al tempo stesso dato conforto e profonda tristezza, sperando che i figli emulino i padri ma disperando che riescano a educare la gente e farle riscoprire il popolo sovrano che è tutt'altra cosa.
Vorrei tanto che i giovani s'innamorassero di quest'idea ma se continuano a preferire l'avventura e gli avventurieri, allora non saremo più una nave ma una zattera con quel che ne segue.
* * *
Poi, prima di ripartire per Roma, la sera sono andato con mia moglie allo spettacolo di Nicoletta Braschi al teatro Parenti. Il programma era un testo di Samuel Beckett intitolato "Giorni felici". Nicoletta è una grande attrice di teatro, il testo da lei recitato è terribile ma splendido nella sua terribilità. Poi abbiamo cenato insieme a lei e a suo marito Roberto Benigni, con Franco Marcoaldi e Nadia Fusini.
Una volta scrissi che Benigni, quando Napolitano se ne andrà anche lui sulla panchina del Pincio come auspica Grillo, potrebbe benissimo andare al Quirinale.
Naturalmente era una battuta ma la cultura di Roberto e di Nicoletta è tremendamente seria e quello che pensa e come ama il nostro paese Benigni è esattamente quello che penso ed amo anch'io. Non siamo molti ma, come dice Beckett, la vita è fatta di poche cose. L'importante sarebbe di saperle scegliere e spero che questo avvenga.
di EUGENIO SCALFARI
La scissione del Pdl e la nascita di quella che noi chiamiamo la destra repubblicana rappresenta una novità di grandissimo rilievo nel panorama della politica non soltanto italiana ma anche europea.
Il governo Letta ne esce rafforzato perché scompare la presenza di Berlusconi e del berlusconismo dalla maggioranza. La prima conseguenza riguarda l'essenza stessa del governo Letta-Alfano. Finora infatti si trattava d'una situazione di necessità anche se, con l'ipocrisia che a volte è politicamente indispensabile, molti si ostinavano a chiamarlo di "grandi intese". Ma dopo la scissione Letta- Alfano consente anche quelle intese per realizzare le riforme e gli interventi che la crisi europea richiede.
I partiti che ora compongono la nuova maggioranza senza Berlusconi debbono tener conto di questa novità e comportarsi di conseguenza. Soprattutto il Pd che ora è la maggiore forza politica non solo alla Camera ma anche al Senato.
Non mi diffonderò più a lungo su questo tema del quale da tempo il nostro giornale auspicava la realizzazione. In un futuro ancora lontano anche in Italia una destra moderata e liberale disputerà il potere con una sinistra liberal-socialista; ma nel frattempo entrambe sono impegnate insieme per riformare lo Stato e l'assetto europeo all'insegna del lavoro e dello sviluppo economico.
* * *
Ora però il tema di questo articolo sarà un altro.
Accadono a volte per puro caso delle giornate particolarmente intense, punteggiate da incontri che ti emozionano e ti suscitano una scia di ricordi e di pensieri che dal passato si riflettono sul presente e disegnano un ancora incerto futuro.
A me è accaduto tra giovedì e venerdì, a Roma prima e poi a Milano.
A Roma giovedì mattina ero, insieme a molte altre persone, al Quirinale dove si è svolto l'incontro ufficiale, ma in parte anche riservato, tra il presidente Napolitano e papa Francesco. Non si è parlato certo di teologia, ma di politica, in pubblico e in privato.
Il Concordato - del quale Napolitano ha ricordato l'inserimento nella nostra Costituzione che fu opera dell'Assemblea Costituente con il voto favorevole della Dc e del Pci e quello contrario dei socialisti, del Partito d'azione e dei liberali - assicura la leale collaborazione tra lo Stato (laico per definizione) e la Chiesa cattolica nelle loro due distinte sfere della politica e della religione.
Questa situazione dura dal 1947 ma c'è da qualche mese un'importante novità: la Chiesa non prenderà più iniziative "parapolitiche" né tramite la Segreteria di Stato vaticana né attraverso la Conferenza episcopale italiana.
Di fatto questo non era mai accaduto per secoli e secoli, anche dopo la caduta del potere temporale verificatasi il 20 settembre del 1870 con la conquista di Roma da parte dei bersaglieri. Il potere temporale era rinato sotto altre spoglie.
Ora Francesco ha messo il fermo. La Chiesa predica il Vangelo ed esorta all'amore del prossimo; questo e solo questo è il suo compito, in Italia come nel resto del mondo. Un compito molto impegnativo che servirà (dovrebbe servire) anche alla politica per attuare con i propri strumenti la stessa visione: solidarietà, tutela dei diritti, rispetto dei doveri, libertà e giustizia.
La libertà riguarda anche la Chiesa di Francesco che ha teorizzato in varie occasioni la libertà di coscienza dei cristiani come di tutti gli altri uomini e la loro libera scelta tra quello che ciascuno di loro ritiene sia il Bene e quello che ritiene sia il Male. E portando avanti il Vaticano II ha deciso di dialogare con la cultura moderna.
Tutte queste questioni estremamente significative hanno echeggiato nelle sale del Quirinale e così si spiega l'amarissima constatazione di Napolitano che, di fronte a queste mete da perseguire, ha denunciato la situazione politica italiana, ammorbata da spirito di parte, interessi di gruppi e diffusione di veleni.
Ne abbiamo purtroppo conferma tutti i giorni e lì, nelle sale d'un palazzo che fu sede prima dei Papi, poi dei Re d'Italia e infine dei presidenti della Repubblica, erano presenti i vertici del governo, del Parlamento, dei partiti e delle gerarchie della Chiesa. Papa e Presidente hanno dato testimonianza del cammino ancora da compiere e della loro decisione di stimolarne con gli strumenti a loro disposizione il completamento.
Personalmente ne sono uscito assai confortato.
* * *
Milano è città assai diversa da Roma. Ci ho vissuto a lungo negli anni Cinquanta e poi l'ho sempre assiduamente frequentata. Ne fui consigliere comunale dal '60 al '63 e deputato dal '68 al '72; ma a Milano ci sono sempre state le redazioni dell'Espresso (dal 1955) e di Repubblica (dal 1976).
Venerdì scorso ho avuto modo d'incontrare nel corso di una cena in piedi una quantità di amici d'un tempo e di rievocare con loro la Milano di allora.
Qual era la Milano degli anni Cinquanta e Sessanta? Quella della ricostruzione e poi del "miracolo italiano" nelle sue classi dirigenti politiche ed economiche? Chi erano gli esponenti di quei partiti, di quei sindacati, di quel capitalismo e di quella classe operaia? C'erano parecchi dei loro figli a quella cena dell'altro ieri: la figlia di Bruno Visentini, il figlio di Carlo Draghi, il figlio di Raffaele Mattioli, Maurizio, il figlio di La Malfa, la figlia di Aldo Crespi, la moglie e i figli di Franco Cingano. Io conoscevo i padri, ma poi ho incontrato anche loro e ne sono diventato amico. Sono i vantaggi, per mia fortuna, d'una lunga vita.
Adesso (lo dico tra parentesi) mi preparo a ritirarmi su una panchina del Pincio come mi ha consigliato Beppe Grillo, ma la data non l'ho ancora decisa e Grillo dovrà pazientare ancora un poco.
I cardini del capitalismo milanese d'allora, che forniva al paese gran parte della sua visione degli interessi ma anche dei valori d'una borghesia agiata e al tempo stesso colta, erano una singolare mescolanza d'imprenditori, banchieri e uomini politici e se dovessi indicarne il personaggio più rappresentativo di quella mescolanza farei il nome di Mattioli.
Era abruzzese di nascita, aveva esordito come segretario di Toeplitz; aveva assistito alla crisi bancaria del '32 e poi aveva preso il posto di amministratore delegato. Era stato il rifondatore della Comit (si chiamava così la Banca commerciale italiana) che era diventata con lui la più importante in Italia e una delle più importanti in Europa.
Ma Mattioli finanziava anche l'editore Riccardi che pubblicava in una splendida collana i classici della letteratura italiana; finanziava anche l'Istituto di studi storici fondato a Napoli da Benedetto Croce, dal quale uscirono personaggi come Omodeo, Calogero, Salvatorelli, Romeo, De Capraris.
Era amico di Sraffa, emigrato durante il fascismo a Cambridge e depositario per molti anni delle carte di Gramsci e del suo testamento.
La sera, terminato il lavoro, Mattioli teneva salotto nel suo studio alla Comit in piazza della Scala. Durava un paio d'ore e gli ospiti abituali erano Adolfo Tino che era stato uno dei dirigenti del Partito d'azione durante la Resistenza e che fu poi presidente di Mediobanca; Franco Cingano che era uno dei massimi dirigenti della Comit di cui poi diventò amministratore delegato; Leo Valiani. Ugo La Malfa e Bruno Visentini frequentavano il salotto Mattioli quando venivano da Roma a Milano e altrettanto faceva Elena Croce, figlia di don Benedetto, ed Elio Vittorini.
Mattioli a quell'epoca somigliava a Maurice Chevalier, l'attore francese. O almeno così pareva a me e un giorno glielo dissi. Lui si schermì ma da allora mi volle più bene di prima.
Ma in quegli stessi anni il capitalismo milanese era anche rappresentato da Leopoldo Pirelli, dai giovani membri della famiglia Bassetti, da Vincenzo Sozzani e soprattutto da Cuccia (Mediobanca) e Rondelli (Credito italiano).
Ricordo ancora che uno degli obiettivi di La Malfa, anzi il senso stesso della sua vita, era quello di cambiare la sinistra e il capitalismo. Li conosceva bene tutti e due, anzi era con un piede in una e un piede nell'altro. Lo stesso, nel suo medesimo Partito repubblicano, era l'obiettivo di Visentini e tutti e due videro con speranza e poi con giubilo l'arrivo di Berlinguer alla guida del Partito comunista.
Questo era allora il capitalismo, soprattutto nella sua proiezione bancaria ma non soltanto, e la sinistra riformatrice che aveva Gobetti e i fratelli Rosselli nel suo Dna ma si era anche nutrita del pensiero liberale di Croce e di Luigi Einaudi. Non dimentichiamoci che quest'ultimo fu il primo governatore della Banca d'Italia dopo la caduta del fascismo, poi ministro del Bilancio con De Gasperi e infine primo presidente della Repubblica.
Napolitano, militante e poi dirigente del Pci, deriva direttamente dalla cultura di Croce e di Einaudi. Adesso queste cose sembrano assurdità, ma allora la realtà era quella e fu quella a fare dell'Italia una democrazia e del capitalismo un sistema che apprezzava e sosteneva lo Stato sociale, il welfare e l'economia sociale di mercato.
Poi dalla fine dei Sessanta in giù, la situazione è cambiata, la partitocrazia ha occupato le istituzioni, una piccola parte della sinistra ha inclinato verso il terrorismo, mentre un'altra parte si è corrotta insieme al ventre molle della Dc e il capitalismo ha cambiato natura. Invece di costruire imprese, le ha dissanguate. Il capitalismo reale ha ceduto il posto alla finanza speculativa. I legami tra affari e politica non furono più culturali ma corruttivi e intanto il popolo sovrano diventava "gente", folla emotiva, materiale umano disponibile per i demagoghi e gli avventurieri.
Questo è purtroppo il paese. L'incontro con i discendenti del periodo migliore del Novecento mi ha al tempo stesso dato conforto e profonda tristezza, sperando che i figli emulino i padri ma disperando che riescano a educare la gente e farle riscoprire il popolo sovrano che è tutt'altra cosa.
Vorrei tanto che i giovani s'innamorassero di quest'idea ma se continuano a preferire l'avventura e gli avventurieri, allora non saremo più una nave ma una zattera con quel che ne segue.
* * *
Poi, prima di ripartire per Roma, la sera sono andato con mia moglie allo spettacolo di Nicoletta Braschi al teatro Parenti. Il programma era un testo di Samuel Beckett intitolato "Giorni felici". Nicoletta è una grande attrice di teatro, il testo da lei recitato è terribile ma splendido nella sua terribilità. Poi abbiamo cenato insieme a lei e a suo marito Roberto Benigni, con Franco Marcoaldi e Nadia Fusini.
Una volta scrissi che Benigni, quando Napolitano se ne andrà anche lui sulla panchina del Pincio come auspica Grillo, potrebbe benissimo andare al Quirinale.
Naturalmente era una battuta ma la cultura di Roberto e di Nicoletta è tremendamente seria e quello che pensa e come ama il nostro paese Benigni è esattamente quello che penso ed amo anch'io. Non siamo molti ma, come dice Beckett, la vita è fatta di poche cose. L'importante sarebbe di saperle scegliere e spero che questo avvenga.
sabato 16 novembre 2013
Avendo bisogno di carne di maiale, la Cina acquista un fornitore statunitense
CON MICHAEL J. DE LA MERCED E DAVID BARBOZA
20:49 | Aggiornato
La domanda di carne di maiale in Cina riflette la sua economia in forte espansione e la crescente classe media. Ma che in rapida crescita l'appetito ha teso i suoi sistemi di produzione alimentare, che porta a guasti e un certo numero di sicurezza alimentare scandali.
Ora il più grande produttore di carne di maiale in Cina, in cerca di rifornimenti abbondanti e competenze tecniche, ha accettato di acquistare Smithfield Foods , il gigante di carne 87-year-old con sede in Virginia con marchi come Armour e terreni agricoli, per 4,7 miliardi di dollari in contanti.
Se completato, l'accordo che è stato annunciato il Mercoledì sarebbe la più grande acquisizione di una società americana dalla preoccupazione cinese. Ma deve prima superare lo scetticismo a Washington - e potenzialmente vicino processo di esame da parte degli Stati Uniti le autorità di regolamentazione. Sia Smithfield e il suo corteggiatore, Shuanghui internazionale, ha detto che presenterà l'accordo per la revisione da parte del Committee on Foreign Investment negli Stati Uniti, o CFIUS, un gruppo di agenzie di governo con il compito di offerte di compensazione per la sicurezza nazionale.
Documenti Comunicato stampa
Cina Giochi con il cibo estende la sua portata, già Mighty
In genere, il comitato si occupa di acquisizioni che coinvolgono tecnologia o risorse naturali vitali. Catena di approvvigionamento alimentare della nazione non è specificamente menzionato nel suo mandato, ma la giurisdizione del pannello è considerato ampio. Tra le offerte che ha esaminato e approvato in questi ultimi mesi sono il progetto di acquisizione di Nexen Energy da una compagnia petrolifera cinese e la proposta di vendita di controllo di Sprint Nextel per una società di telecomunicazioni giapponese.
Il comitato può esaminare se Shuanghui ha legami con organizzazioni come l'esercito cinese, così come se rotoli clienti di Smithfield includono informazioni sensibili come le posizioni delle installazioni militari sicure.
"C'è una differenza tra una società straniera acquisto Boeing e un acquisto di un chiosco di hot dog ", ha detto Jonathan Gafni, presidente di Compass Point Analytics, che è stato coinvolto con il comitato di investimento esterna quando lui era un ufficiale della National Intelligence vice. "Ma dipende da che angolo lo stand è acceso."
Eppure, si aspetta che l'accordo per passare adunata.
Altri ostacoli sono in agguato. Una acquisizione da parte di una società cinese - a causa delle ben pubblicizzati scandali sulla sicurezza alimentare di questo paese - potrebbe indurre preoccupazioni tra i consumatori americani e gruppi di consumatori, che possono preoccuparsi che Shuanghui in ultima analisi, esportare la carne di maiale che produce in Cina, negli Stati Uniti.
Smithfield e Shuanghui ha detto che l'accordo aveva lo scopo di fare il contrario: aumentare le esportazioni di prodotti americani in Cina, già il terzo più grande mercato di esportazione della nazione per la carne di maiale. Il consumo di carne in Cina è esploso negli ultimi dieci anni a causa di una classe media in crescita e un cambiamento nella dieta di riso e verdure di più proteine.
Il New York Times
"Questa operazione ci permetterà di accedere Asia in grande stile," C. Larry Papa, amministratore delegato di Smithfield, ha detto in un'intervista telefonica. "Questo è un affare di esportazione, e sono molto interessati ad esportare prodotti di fuori degli Stati Uniti"
Anche così, molti critici di Mercoledì affare timore che la società cinese può finalmente cercare di vendere la carne per gli Stati Uniti.
"Stanno già cercando di inviare i loro prodotti di pollo qui", ha detto Stanley Pittore, presidente del Consiglio congiunto nazionale di ispezione degli alimenti sindacati locali, che rappresenta gli ispettori federali. "Quindi sono del parere questo sta per ottenere il loro piede nella porta, facendo loro sostengono, Siamo una società con sede in America ora, e quindi perché si tenta di bloccare noi?"
La Cina non è estranea a reclami circa la qualità degli alimenti. Negli ultimi anni, il governo cinese ha annunciato un giro di vite sui produttori di cibo mentre si occupa anche di un focolaio di influenza aviaria e le immagini di migliaia di suini morti galleggiano nel fiume Huangpu a Shanghai.
Il vantaggio di acquisire Smithfield è che sarebbe dare ai consumatori cinesi un maggiore accesso alle carni importate che soddisfa gli standard più severi di sicurezza alimentare.
E la Cina sta lottando per produrre la propria offerta. Produzione nazionale è considerato inefficiente e costoso. Aziende agricole sono più piccoli, e produzione e di trasformazione sono meno sofisticati.
Anche se la Cina, il più grande mercato del mondo per la carne di maiale, è iniziata l'introduzione di aziende di grandi dimensioni e impianti di trattamento, il paese è ancora dominato da aziende a conduzione familiare in stile e strozzature logistiche che aumentano il costo di produzione di prodotti a base di carne di maiale e di altri.
"Non sono molto efficiente nella produzione di esso, ed è per questo che stanno importando da noi," ha detto David Warner, un portavoce del National Pork Producers Consiglio, un gruppo commerciale con sede a Washington.
In confronto, gli Stati Uniti hanno ampi grano e lo spazio per enormi allevamenti di maiale. Lo scorso anno, i produttori americani esportati circa 866 milioni dollari in prodotti di carne di maiale in Cina, il 14 per cento di tutte le esportazioni degli Stati Uniti di maiale.
Alcuni esperti hanno detto che la proprietà di cibo cinese non dovrebbe pregiudicare la sicurezza alimentare a Smithfield. L'azienda ha avuto un buon record di agenti patogeni di controllo, ha detto Bill Marler, un avvocato di Seattle-based che rappresenta le vittime di malattie di origine alimentare.
"Hanno avuto pochi richiami, e nessuno che io sappia che sono stati sempre legati a malattie," ha detto.
D'altra parte, Shuanghui, che va anche con il nome inglese Shineway Group, ha lottato con problemi di qualità alimentare.
Due anni fa, la più grande società di televisione di stato cinese, China Central Television, in onda un'inchiesta che ha accertato che Shuanghui vendeva carne di maiale prodotta con clenbuterolo, che è vietato come additivo alimentare negli Stati Uniti, l' Unione europea e la Cina a causa della salute rischi.
Quell'anno, il paese ha arrestato decine di persone per la produzione, la vendita e l'utilizzo di clenbuterolo, che si crede di produrre carne più magra.
Shuanghui è scusato e ha promesso di migliorare il suo programma di sicurezza alimentare.
Fondata quasi 20 anni fa, l'azienda è stata una impresa statale fino a una divisione di Goldman Sachs e CDH Investments, una delle principali della Cina di private equity aziende, ha pagato più di $ 100 milioni parecchi anni fa per comprare fuori l'interesse del governo.
Shuanghui ha ora una società quotata in borsa e di altre divisioni alimentari con un patrimonio di più di $ 5 miliardi.
Affare di mercoledì compie una grande ambizione del governo cinese, per incoraggiare le imprese ad avventurarsi all'estero per acquisire beni, risorse e competenze tecniche. In Nord America, Africa e Australia, le aziende cinesi, a filo con denaro contante, stanno comprando terre e risorse per aiutare un paese che è afflitto da carenze idriche e breve di terreni coltivabili, una situazione aggravata da una lunga struttura esecuzione e boom delle infrastrutture.
Nel settore della carne, poche aziende profilano più grande di Smithfield, un impero la cui attività si estendono dalla allevamento dei maiali alla loro trasformazione in prosciutto e carne di maiale per una vasta gamma di clienti. Nata come impianto di confezionamento nella città della Virginia che condivide il nome della società, da allora è cresciuta fino a diventare un colosso che raccolto 13 miliardi dollari di fatturato l'anno scorso.
Secondo i termini della transazione, Shuanghui pagherà 34 dollari una quota di Smithfield, che è il 31 per cento al di sopra del prezzo di chiusura delle azioni della società il Martedì.
Smithfield e Shuanghui hanno a lungo avuto legami, e nel corso degli ultimi quattro anni le aziende discusso modi per cementare un'alleanza. Shuanghui è stato particolarmente desiderosi di trovare il modo di aumentare la quantità di carne di maiale potrebbe importare dagli Stati Uniti.
Alla fine dell'anno scorso, il signor Papa, amministratore delegato di Smithfield, ha detto che i due hanno discusso l'acquisto di partecipazioni in loro. Intorno al mese di marzo, un consigliere di Shuanghui chiama Smithfield e ha offerto un approccio diverso: l'acquisizione a titolo definitivo della società americana.
"Hanno detto, 'Larry, facciamo questa cosa accada. Pensiamo che si sta andando a piace '", il signor Papa ha detto.
Ma Smithfield aveva ricevuto proposte di acquisto di altri due pretendenti stranieri prima di firmare l'accordo con Shuanghui, secondo persone informate sulla questione.
Smithfield è stata assistita da Barclays e gli studi legali Simpson Thacher & Bartlett e McGuireWoods. Shuanghui è stata assistita da Morgan Stanley e gli studi legali Paul Hastings e Troutman Sanders.
Michael Moss e Mark Scott contribuito reporting.
CON MICHAEL J. DE LA MERCED E DAVID BARBOZA
20:49 | Aggiornato
La domanda di carne di maiale in Cina riflette la sua economia in forte espansione e la crescente classe media. Ma che in rapida crescita l'appetito ha teso i suoi sistemi di produzione alimentare, che porta a guasti e un certo numero di sicurezza alimentare scandali.
Ora il più grande produttore di carne di maiale in Cina, in cerca di rifornimenti abbondanti e competenze tecniche, ha accettato di acquistare Smithfield Foods , il gigante di carne 87-year-old con sede in Virginia con marchi come Armour e terreni agricoli, per 4,7 miliardi di dollari in contanti.
Se completato, l'accordo che è stato annunciato il Mercoledì sarebbe la più grande acquisizione di una società americana dalla preoccupazione cinese. Ma deve prima superare lo scetticismo a Washington - e potenzialmente vicino processo di esame da parte degli Stati Uniti le autorità di regolamentazione. Sia Smithfield e il suo corteggiatore, Shuanghui internazionale, ha detto che presenterà l'accordo per la revisione da parte del Committee on Foreign Investment negli Stati Uniti, o CFIUS, un gruppo di agenzie di governo con il compito di offerte di compensazione per la sicurezza nazionale.
Documenti Comunicato stampa
Cina Giochi con il cibo estende la sua portata, già Mighty
In genere, il comitato si occupa di acquisizioni che coinvolgono tecnologia o risorse naturali vitali. Catena di approvvigionamento alimentare della nazione non è specificamente menzionato nel suo mandato, ma la giurisdizione del pannello è considerato ampio. Tra le offerte che ha esaminato e approvato in questi ultimi mesi sono il progetto di acquisizione di Nexen Energy da una compagnia petrolifera cinese e la proposta di vendita di controllo di Sprint Nextel per una società di telecomunicazioni giapponese.
Il comitato può esaminare se Shuanghui ha legami con organizzazioni come l'esercito cinese, così come se rotoli clienti di Smithfield includono informazioni sensibili come le posizioni delle installazioni militari sicure.
"C'è una differenza tra una società straniera acquisto Boeing e un acquisto di un chiosco di hot dog ", ha detto Jonathan Gafni, presidente di Compass Point Analytics, che è stato coinvolto con il comitato di investimento esterna quando lui era un ufficiale della National Intelligence vice. "Ma dipende da che angolo lo stand è acceso."
Eppure, si aspetta che l'accordo per passare adunata.
Altri ostacoli sono in agguato. Una acquisizione da parte di una società cinese - a causa delle ben pubblicizzati scandali sulla sicurezza alimentare di questo paese - potrebbe indurre preoccupazioni tra i consumatori americani e gruppi di consumatori, che possono preoccuparsi che Shuanghui in ultima analisi, esportare la carne di maiale che produce in Cina, negli Stati Uniti.
Smithfield e Shuanghui ha detto che l'accordo aveva lo scopo di fare il contrario: aumentare le esportazioni di prodotti americani in Cina, già il terzo più grande mercato di esportazione della nazione per la carne di maiale. Il consumo di carne in Cina è esploso negli ultimi dieci anni a causa di una classe media in crescita e un cambiamento nella dieta di riso e verdure di più proteine.
Il New York Times
"Questa operazione ci permetterà di accedere Asia in grande stile," C. Larry Papa, amministratore delegato di Smithfield, ha detto in un'intervista telefonica. "Questo è un affare di esportazione, e sono molto interessati ad esportare prodotti di fuori degli Stati Uniti"
Anche così, molti critici di Mercoledì affare timore che la società cinese può finalmente cercare di vendere la carne per gli Stati Uniti.
"Stanno già cercando di inviare i loro prodotti di pollo qui", ha detto Stanley Pittore, presidente del Consiglio congiunto nazionale di ispezione degli alimenti sindacati locali, che rappresenta gli ispettori federali. "Quindi sono del parere questo sta per ottenere il loro piede nella porta, facendo loro sostengono, Siamo una società con sede in America ora, e quindi perché si tenta di bloccare noi?"
La Cina non è estranea a reclami circa la qualità degli alimenti. Negli ultimi anni, il governo cinese ha annunciato un giro di vite sui produttori di cibo mentre si occupa anche di un focolaio di influenza aviaria e le immagini di migliaia di suini morti galleggiano nel fiume Huangpu a Shanghai.
Il vantaggio di acquisire Smithfield è che sarebbe dare ai consumatori cinesi un maggiore accesso alle carni importate che soddisfa gli standard più severi di sicurezza alimentare.
E la Cina sta lottando per produrre la propria offerta. Produzione nazionale è considerato inefficiente e costoso. Aziende agricole sono più piccoli, e produzione e di trasformazione sono meno sofisticati.
Anche se la Cina, il più grande mercato del mondo per la carne di maiale, è iniziata l'introduzione di aziende di grandi dimensioni e impianti di trattamento, il paese è ancora dominato da aziende a conduzione familiare in stile e strozzature logistiche che aumentano il costo di produzione di prodotti a base di carne di maiale e di altri.
"Non sono molto efficiente nella produzione di esso, ed è per questo che stanno importando da noi," ha detto David Warner, un portavoce del National Pork Producers Consiglio, un gruppo commerciale con sede a Washington.
In confronto, gli Stati Uniti hanno ampi grano e lo spazio per enormi allevamenti di maiale. Lo scorso anno, i produttori americani esportati circa 866 milioni dollari in prodotti di carne di maiale in Cina, il 14 per cento di tutte le esportazioni degli Stati Uniti di maiale.
Alcuni esperti hanno detto che la proprietà di cibo cinese non dovrebbe pregiudicare la sicurezza alimentare a Smithfield. L'azienda ha avuto un buon record di agenti patogeni di controllo, ha detto Bill Marler, un avvocato di Seattle-based che rappresenta le vittime di malattie di origine alimentare.
"Hanno avuto pochi richiami, e nessuno che io sappia che sono stati sempre legati a malattie," ha detto.
D'altra parte, Shuanghui, che va anche con il nome inglese Shineway Group, ha lottato con problemi di qualità alimentare.
Due anni fa, la più grande società di televisione di stato cinese, China Central Television, in onda un'inchiesta che ha accertato che Shuanghui vendeva carne di maiale prodotta con clenbuterolo, che è vietato come additivo alimentare negli Stati Uniti, l' Unione europea e la Cina a causa della salute rischi.
Quell'anno, il paese ha arrestato decine di persone per la produzione, la vendita e l'utilizzo di clenbuterolo, che si crede di produrre carne più magra.
Shuanghui è scusato e ha promesso di migliorare il suo programma di sicurezza alimentare.
Fondata quasi 20 anni fa, l'azienda è stata una impresa statale fino a una divisione di Goldman Sachs e CDH Investments, una delle principali della Cina di private equity aziende, ha pagato più di $ 100 milioni parecchi anni fa per comprare fuori l'interesse del governo.
Shuanghui ha ora una società quotata in borsa e di altre divisioni alimentari con un patrimonio di più di $ 5 miliardi.
Affare di mercoledì compie una grande ambizione del governo cinese, per incoraggiare le imprese ad avventurarsi all'estero per acquisire beni, risorse e competenze tecniche. In Nord America, Africa e Australia, le aziende cinesi, a filo con denaro contante, stanno comprando terre e risorse per aiutare un paese che è afflitto da carenze idriche e breve di terreni coltivabili, una situazione aggravata da una lunga struttura esecuzione e boom delle infrastrutture.
Nel settore della carne, poche aziende profilano più grande di Smithfield, un impero la cui attività si estendono dalla allevamento dei maiali alla loro trasformazione in prosciutto e carne di maiale per una vasta gamma di clienti. Nata come impianto di confezionamento nella città della Virginia che condivide il nome della società, da allora è cresciuta fino a diventare un colosso che raccolto 13 miliardi dollari di fatturato l'anno scorso.
Secondo i termini della transazione, Shuanghui pagherà 34 dollari una quota di Smithfield, che è il 31 per cento al di sopra del prezzo di chiusura delle azioni della società il Martedì.
Smithfield e Shuanghui hanno a lungo avuto legami, e nel corso degli ultimi quattro anni le aziende discusso modi per cementare un'alleanza. Shuanghui è stato particolarmente desiderosi di trovare il modo di aumentare la quantità di carne di maiale potrebbe importare dagli Stati Uniti.
Alla fine dell'anno scorso, il signor Papa, amministratore delegato di Smithfield, ha detto che i due hanno discusso l'acquisto di partecipazioni in loro. Intorno al mese di marzo, un consigliere di Shuanghui chiama Smithfield e ha offerto un approccio diverso: l'acquisizione a titolo definitivo della società americana.
"Hanno detto, 'Larry, facciamo questa cosa accada. Pensiamo che si sta andando a piace '", il signor Papa ha detto.
Ma Smithfield aveva ricevuto proposte di acquisto di altri due pretendenti stranieri prima di firmare l'accordo con Shuanghui, secondo persone informate sulla questione.
Smithfield è stata assistita da Barclays e gli studi legali Simpson Thacher & Bartlett e McGuireWoods. Shuanghui è stata assistita da Morgan Stanley e gli studi legali Paul Hastings e Troutman Sanders.
Michael Moss e Mark Scott contribuito reporting.
venerdì 15 novembre 2013
DECRESCITA
10 consigli per liberarci dal consumismo e muoverci verso la decrescita
Dalla televisione al telefonino, dall'automobile ai voli aerei, dalla grande distribuzione al consumo di carne. Bruno Clémentine e Vincent Cheynet hanno provato a stilare una lista (aperta) di consigli per liberarci dai condizionamenti che ci costringono ancora nella società dei consumi.
1. Liberarsi dalla televisione
Per entrare nella decrescita, la prima tappa è prendere coscienza dei propri condizionamenti. Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarcene. Così come la società dei consumi riduce l’uomo alla sua dimensione economica – consumatore -, la televisione riduce l’informazione alla superficie, l’immagine.
Media della passività, quindi della sottomissione, non smette di far regredire gli individui. Per sua natura, la televisione richiede la rapidità, non tollera i discorsi approfonditi. La televisione inquina al momento della sua produzione, durante l’utilizzo e poi come rifiuto.
Noi le preferiamo la nostra vita interiore, la creatività, imparare a fare musica, fare ed assistere a spettacoli viventi... Per tenerci informati abbiamo delle scelte: la radio, la lettura, il teatro, il cinema, incontrare gente, ecc.
2. Liberarsi dall’automobile
Più che un oggetto, l’automobile è il simbolo della società dei consumi. Riservata al 20% degli abitanti della terra, i più ricchi, porta inesorabilmente al suicidio ecologico per la distruzione delle risorse naturali (necessarie per la sua produzione) o per i diversi tipi di inquinamento tra cui l’aumento dell’effetto serra. L’automobile provoca guerre per il petrolio di cui l’ultima per data è il conflitto iracheno. L’automobile porta anche come conseguenza una guerra sociale che provoca un morto ogni ora solamente in Francia. L’automobile è uno dei flagelli ecologici e sociali del nostro tempo.
Noi le preferiamo: il rifiuto dell’ipermobilità. La volontà di abitare vicino al luogo di lavoro. Camminare a piedi, andare in bicicletta, prendere il treno, utilizzare i trasporti collettivi.
3. Liberarsi dal telefonino
Il sistema genera dei bisogni che diventano delle dipendenze. Ciò che è artificiale diventa naturale. Come numero di oggetti della società dei consumi, il telefonino è un falso bisogno creato apposta dalla pubblicità. “Con la telefonia mobile, siete mobilitabili in un istante”. Assieme al telefonino butteremo via i forni a micro-onde, le falciatrici a motore, e tutti gli oggetti inutili della società dei consumi.
Noi preferiamo al telefonino la posta, la parola, ma soprattutto cercheremo di vivere per noi stessi invece di cercare di riempire il vuoto esistenziale con degli oggetti.
4. Rifiutare l’aereo
Rifiutare di prendere l’aereo, è prima di tutto rompere con l’ideologia dominante che considera un diritto inalienabile l’utilizzo di questo mezzo di trasporto. Però, meno del 10% degli esseri umani hanno già preso l’aereo. Meno dell’1% lo utilizza tutti gli anni. Questo 1%, la classe dominante, sono i ricchi dei paesi ricchi. Sono loro che detengono i media e fissano le regole della società. L’aereo è il mezzo di trasporto più inquinante per passeggero trasportato. A causa dell’alta velocità, sballa la nostra percezione delle distanze.
Noi preferiamo andare meno lontano, ma meglio, a piedi, sul carretto a cavallo, in bicicletta o in treno, in barca a vela, con ogni veicolo senza motore.
5. Boicottare la grande distribuzione
La grande distribuzione è inscindibile dall’automobile. Disumanizza il lavoro, inquina e sfigura le periferie, uccide i centri delle città, favorisce l’agricoltura intensiva, centralizza il capitale, ecc. La lista dei flagelli che rappresenta è troppo lunga per essere elencata qui.
Noi le preferiamo: prima di tutto consumare meno, l’autoproduzione alimentare (l’orto), poi le botteghe di quartiere, le cooperative, l’artigianato. Questo ci porterà anche a consumare meno e a rifiutare i prodotti industriali.
6. Mangiare poca carne
O meglio, mangiare vegetariano. Le condizioni di vita riservate agli animali di allevamento rivela la barbarie tecno-scientifica della nostra civiltà. L’alimentazione carnea è anche un grosso problema ecologico. È meglio nutrirsi direttamente dei cereali che utilizzare il terreno agricolo per nutrire animali destinati al macello. Mangiare vegetariano, o comunque mangiare meno carne, ci porta anche una miglior igiene alimentare, meno ricca in calorie.
7. Consumare prodotti locali
Quando si compra una banana delle Antille, si consuma anche il petrolio necessario al suo trasporto verso i nostri paesi ricchi. Produrre e consumare localmente è una delle condizioni migliori per entrare nel movimento di decrescita, non in senso egoistico, chiaramente, ma al contrario perché ogni popolazione ritrovi la sua capacità di autosufficienza. Per esempio, quando un contadino africano coltiva delle noci di cacao per arricchire qualche dirigente corrotto, non coltiva di che nutrirsi e nutrire la sua comunità
8. Politicizzarsi
La società dei consumi ci lascia la scelta: tra Pepsi-Cola e Coca-Cola o tra caffè Lavazza e caffè “equo” di Max Havelaar. Ci lascia delle scelte da consumatori. Il mercato non è né di destra, né di centro né di sinistra: lui impone la sua dittatura finanziaria avendo come obiettivo di rifiutare qualunque contraddittorio o conflitto di idee. La realtà sarà l’economia: gli umani si sottomettano. Questo totalitarismo è paradossalmente imposto in nome della libertà, di consumare. Lo status di consumatore è addirittura superiore a quello di essere umano...
Noi preferiamo politicizzarci, come persone, nelle associazioni, nei partiti, per combattere la dittatura delle fabbriche. La democrazia esige una conquista permanente. Muore quando viene abbandonata dai cittadini. È ora di propagare l’idea della decrescita.
9. Sviluppo della persona
La società dei consumi ha bisogno di consumatori servili e sottomessi che non desiderino più essere degli umani a tutto tondo. Questi non possono più esistere che grazie all’abbrutimento, per esempio davanti alla televisione, ai 'divertimenti' o al consumo di psicofarmaci (Prozac…)
Al contrario, la decrescita economica ha come condizione uno sviluppo sociale ed umano. Arricchirsi sviluppando la propria vita interiore. Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta vi possiederanno. Cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, ecco la vera forza.
10. Coerenza
Le idee sono fatte per essere vissute. Se non siamo capaci di metterle in pratica, serviranno solo a far vibrare il nostro ego. Siamo tutti a bagno nel compromesso, ma cercheremo di tendere alla maggior coerenza. È la scommessa della credibilità dei nostri discorsi. Cambiamo ed il mondo cambierà.
Questa lista sicuramente non è esaustiva. A voi completarla. Ma se non ci impegniamo a tendere verso la ricerca della coerenza, ci ridurremo a lamentarci ipocritamente sulle conseguenze del nostro stile di vita. Evidentemente non c’è un modo per vivere 'immacolati' sulla Terra. Siamo tutti a bagno nel compromesso, e va bene così.
Articolo di Bruno Clémentine e Vincent Cheynet, tratto da La decrescita
Fonte originale: Casseurs de pub
10 consigli per liberarci dal consumismo e muoverci verso la decrescita
Dalla televisione al telefonino, dall'automobile ai voli aerei, dalla grande distribuzione al consumo di carne. Bruno Clémentine e Vincent Cheynet hanno provato a stilare una lista (aperta) di consigli per liberarci dai condizionamenti che ci costringono ancora nella società dei consumi.
1. Liberarsi dalla televisione
Per entrare nella decrescita, la prima tappa è prendere coscienza dei propri condizionamenti. Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarcene. Così come la società dei consumi riduce l’uomo alla sua dimensione economica – consumatore -, la televisione riduce l’informazione alla superficie, l’immagine.
Media della passività, quindi della sottomissione, non smette di far regredire gli individui. Per sua natura, la televisione richiede la rapidità, non tollera i discorsi approfonditi. La televisione inquina al momento della sua produzione, durante l’utilizzo e poi come rifiuto.
Noi le preferiamo la nostra vita interiore, la creatività, imparare a fare musica, fare ed assistere a spettacoli viventi... Per tenerci informati abbiamo delle scelte: la radio, la lettura, il teatro, il cinema, incontrare gente, ecc.
2. Liberarsi dall’automobile
Più che un oggetto, l’automobile è il simbolo della società dei consumi. Riservata al 20% degli abitanti della terra, i più ricchi, porta inesorabilmente al suicidio ecologico per la distruzione delle risorse naturali (necessarie per la sua produzione) o per i diversi tipi di inquinamento tra cui l’aumento dell’effetto serra. L’automobile provoca guerre per il petrolio di cui l’ultima per data è il conflitto iracheno. L’automobile porta anche come conseguenza una guerra sociale che provoca un morto ogni ora solamente in Francia. L’automobile è uno dei flagelli ecologici e sociali del nostro tempo.
Noi le preferiamo: il rifiuto dell’ipermobilità. La volontà di abitare vicino al luogo di lavoro. Camminare a piedi, andare in bicicletta, prendere il treno, utilizzare i trasporti collettivi.
3. Liberarsi dal telefonino
Il sistema genera dei bisogni che diventano delle dipendenze. Ciò che è artificiale diventa naturale. Come numero di oggetti della società dei consumi, il telefonino è un falso bisogno creato apposta dalla pubblicità. “Con la telefonia mobile, siete mobilitabili in un istante”. Assieme al telefonino butteremo via i forni a micro-onde, le falciatrici a motore, e tutti gli oggetti inutili della società dei consumi.
Noi preferiamo al telefonino la posta, la parola, ma soprattutto cercheremo di vivere per noi stessi invece di cercare di riempire il vuoto esistenziale con degli oggetti.
4. Rifiutare l’aereo
Rifiutare di prendere l’aereo, è prima di tutto rompere con l’ideologia dominante che considera un diritto inalienabile l’utilizzo di questo mezzo di trasporto. Però, meno del 10% degli esseri umani hanno già preso l’aereo. Meno dell’1% lo utilizza tutti gli anni. Questo 1%, la classe dominante, sono i ricchi dei paesi ricchi. Sono loro che detengono i media e fissano le regole della società. L’aereo è il mezzo di trasporto più inquinante per passeggero trasportato. A causa dell’alta velocità, sballa la nostra percezione delle distanze.
Noi preferiamo andare meno lontano, ma meglio, a piedi, sul carretto a cavallo, in bicicletta o in treno, in barca a vela, con ogni veicolo senza motore.
5. Boicottare la grande distribuzione
La grande distribuzione è inscindibile dall’automobile. Disumanizza il lavoro, inquina e sfigura le periferie, uccide i centri delle città, favorisce l’agricoltura intensiva, centralizza il capitale, ecc. La lista dei flagelli che rappresenta è troppo lunga per essere elencata qui.
Noi le preferiamo: prima di tutto consumare meno, l’autoproduzione alimentare (l’orto), poi le botteghe di quartiere, le cooperative, l’artigianato. Questo ci porterà anche a consumare meno e a rifiutare i prodotti industriali.
6. Mangiare poca carne
O meglio, mangiare vegetariano. Le condizioni di vita riservate agli animali di allevamento rivela la barbarie tecno-scientifica della nostra civiltà. L’alimentazione carnea è anche un grosso problema ecologico. È meglio nutrirsi direttamente dei cereali che utilizzare il terreno agricolo per nutrire animali destinati al macello. Mangiare vegetariano, o comunque mangiare meno carne, ci porta anche una miglior igiene alimentare, meno ricca in calorie.
7. Consumare prodotti locali
Quando si compra una banana delle Antille, si consuma anche il petrolio necessario al suo trasporto verso i nostri paesi ricchi. Produrre e consumare localmente è una delle condizioni migliori per entrare nel movimento di decrescita, non in senso egoistico, chiaramente, ma al contrario perché ogni popolazione ritrovi la sua capacità di autosufficienza. Per esempio, quando un contadino africano coltiva delle noci di cacao per arricchire qualche dirigente corrotto, non coltiva di che nutrirsi e nutrire la sua comunità
8. Politicizzarsi
La società dei consumi ci lascia la scelta: tra Pepsi-Cola e Coca-Cola o tra caffè Lavazza e caffè “equo” di Max Havelaar. Ci lascia delle scelte da consumatori. Il mercato non è né di destra, né di centro né di sinistra: lui impone la sua dittatura finanziaria avendo come obiettivo di rifiutare qualunque contraddittorio o conflitto di idee. La realtà sarà l’economia: gli umani si sottomettano. Questo totalitarismo è paradossalmente imposto in nome della libertà, di consumare. Lo status di consumatore è addirittura superiore a quello di essere umano...
Noi preferiamo politicizzarci, come persone, nelle associazioni, nei partiti, per combattere la dittatura delle fabbriche. La democrazia esige una conquista permanente. Muore quando viene abbandonata dai cittadini. È ora di propagare l’idea della decrescita.
9. Sviluppo della persona
La società dei consumi ha bisogno di consumatori servili e sottomessi che non desiderino più essere degli umani a tutto tondo. Questi non possono più esistere che grazie all’abbrutimento, per esempio davanti alla televisione, ai 'divertimenti' o al consumo di psicofarmaci (Prozac…)
Al contrario, la decrescita economica ha come condizione uno sviluppo sociale ed umano. Arricchirsi sviluppando la propria vita interiore. Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta vi possiederanno. Cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, ecco la vera forza.
10. Coerenza
Le idee sono fatte per essere vissute. Se non siamo capaci di metterle in pratica, serviranno solo a far vibrare il nostro ego. Siamo tutti a bagno nel compromesso, ma cercheremo di tendere alla maggior coerenza. È la scommessa della credibilità dei nostri discorsi. Cambiamo ed il mondo cambierà.
Questa lista sicuramente non è esaustiva. A voi completarla. Ma se non ci impegniamo a tendere verso la ricerca della coerenza, ci ridurremo a lamentarci ipocritamente sulle conseguenze del nostro stile di vita. Evidentemente non c’è un modo per vivere 'immacolati' sulla Terra. Siamo tutti a bagno nel compromesso, e va bene così.
Articolo di Bruno Clémentine e Vincent Cheynet, tratto da La decrescita
Fonte originale: Casseurs de pub
Il Sole 24 ORE - Radiocor 14/11/2013 - 08:32
Mizuho: alza previsioni anno dopo +133% utile netto primo semestre
Radiocor - Roma, 14 nov - Il gruppo bancario giapponese Mizuho, sotto i riflettori per un caso di prestiti alla mafia, ha annunciato un balzo del 133% del suo utile netto semestrale ed ha, quindi, alzato le previsioni annuali, grazie all'impennata dei mercati giapponesi. Per i sei mesi da aprile a settembre, Mizuho ha registrato un utile netto di 429 miliardi di yen (3,3 miliardi di euro) e la mega-banca spera di portarlo a 600 miliardi di yen al termine dell'esercizio a marzo 2014, alzando la stima precedente di una crescita di 500 miliardi di yen.
Red-Ale
Mizuho: alza previsioni anno dopo +133% utile netto primo semestre
Radiocor - Roma, 14 nov - Il gruppo bancario giapponese Mizuho, sotto i riflettori per un caso di prestiti alla mafia, ha annunciato un balzo del 133% del suo utile netto semestrale ed ha, quindi, alzato le previsioni annuali, grazie all'impennata dei mercati giapponesi. Per i sei mesi da aprile a settembre, Mizuho ha registrato un utile netto di 429 miliardi di yen (3,3 miliardi di euro) e la mega-banca spera di portarlo a 600 miliardi di yen al termine dell'esercizio a marzo 2014, alzando la stima precedente di una crescita di 500 miliardi di yen.
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giovedì 14 novembre 2013
I pm: Giannini (Isvap) corrotto da Ligresti per non controllare
corrieresera giovedì 14 novembre 2013
MILANO - Otto anni di cecità sull’assicurazione dei Ligresti da parte del suo controllore Isvap, e in cambio la promessa nel 2011 di un posto all’Antitrust passante da una raccomandazione di Salvatore Ligresti presso l’allora premier Berlusconi: è questo lo schema dell’avviso di conclusione delle indagini nel quale la Procura di Milano contesta all’ex presidente dell’Isvap, Giancarlo Giannini, fino a una certa data l’ipotesi di reato di corruzione in concorso con il supposto corruttore Ligresti, e dopo invece l’ipotesi di calunnia ai danni di Ligresti.
Il primo periodo è molto lungo nella lettura dei pm Luigi Orsi e Alfredo Robledo. Dal 2002, cioè da quando il gruppo Ligresti assume il controllo di Fondiaria, fino all’agosto 2010 Giannini è accusato di aver evitato che l’”Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo” (Isvap) facesse ispezioni nell’assicurazione. E quando l’ispezione arrivò, nell’ottobre 2010, essa sarebbe stata una «iniziativa tardiva» perché assunta a distanza di un anno da quando il dirigente dell’area Vigilanza dell’Isvap, Giovanni Cucinotta, aveva iniziato a segnalato il 29 ottobre 2009 che Fonsai presentava rilevanti anomalie nelle riserve sinistri della rc auto.
La Procura contesta inoltre a Giannini di aver rallentato e ostacolato l’ispezione cercando di dissuadere il capo dell’ispettorato Ignazio Bertuglia che voleva subito dedicarsi alle sospette consulenze pagate da Fonsai a Salvatore e Jonella Ligresti: «Ha preso i soldi, e allora?», sarebbe stata la risposta a Bertuglia di Giannini, che avrebbe anche cosmeticamente rivolto all’amministratore di Fondiaria, Emanuele Erbetta, l’invito a a «inondare di carte» l’Isvap.
In cambio di questo occhio di favore per otto anni da parte di Giannini, l’accusa assume (sulla base del racconto fatto da Salvatore Ligresti) che il presidente dell’Isvap nel 2011, e almeno sino a novembre, abbia accettato la promessa di ottenere, una volta scaduto dal proprio ruolo, un nuovo incarico stavolta come presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato: promessa per la quale Ligresti afferma di essersi speso presso l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Quando però alla fine del 2011 si manifesta l’inizio del crollo dei Ligresti, ecco che Giannini — secondo l’accusa — molla chi pure aveva favorito e coperto per anni e, allo scopo di occultare le proprie omissioni, il 18 aprile 2012 denuncia alla magistratura che l’ispezione Isvap sarebbe stata ostacolata dai dati occultati da Ligresti: per la Procura questa di Giannini è calunnia di Ligresti, giacché lo avrebbe accusato di aver occultato qualcosa che invece «la tardiva e inefficace vigilanza» del presidente stesso di Isvap avrebbe per anni fatto finta di non vedere.
Giannini, difeso da Giampiero Biancolella, assicura di poter dimostrare che non ci furono ritardi nelle ispezioni e che la raccomandazione di Ligresti non avrebbe riscontri. La difesa di Ligresti, con l’avvocato Gianluigi Tizzoni, argomenta come i 28 milioni di consulenze liquidate da Fonsai vadano a suo avviso parametrate al valore (un miliardo di euro) del progetto fiorentino sull’area Castello, abortito dopo l’inchiesta sfociata di recente a Firenze nell’assoluzione di Ligresti.
Luigi Ferrarella
lferrarella@corriere.it
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