sabato 10 agosto 2013


Breaking News 24 09/08/2013 - 08:00
NOTIZIARIO ASIA 
Cina: produzione industriale accelera, +9,7% su anno a luglio
Vendite al dettaglio stabili, +13,2%

Radiocor - Roma, 09 ago - La produzione industriale in Cina ha registrato a luglio un rialzo del 9,7% su anno, rispetto al +8,9% di giugno. Lo ha annunciato il National Bureau of Statistics of the People's Republic of China (Nbs). Sempre a luglio vendite al dettaglio risultano in aumento del 13,2% su anno, di fatto allo stesso ritmo del mese precedente, mentre gli investimenti in capitale fisso sono progrediti del 20,1% tendenziale.

Breaking News 24
NOTIZIARIO ASIA
*** Prada: continua a crescere, +11,6% vendite I sem. a 1,7 miliardi
Area Asia Pacifico +17,7%, Europa +5,7%

Radiocor - Milano, 08 ago - Prada continua a vedere aumentare le vendite. Al 31 luglio 2013, la casa di moda italiana ha registrato ricavi consolidati di 1.727 milioni di euro, con un aumento dell'11,6% rispetto ai 1.547 milioni di euro del primo semestre 2012. A cambi costanti la crescita e' stata del 14,8%. Il dato e' ancora preliminare, con i risultati completi che saranno comunicati dopo l'approvazione del cda, convocato per settembre. Andando a esaminare i canali di vendita, Prada informa che nei negozi a gestione diretta le vendite hanno raggiunto 1.422 milioni di euro, in progresso del 15,6% (+19,5% a cambi costanti), sia grazie alle nuove aperture che alla crescita dei negozi esistenti (+7% la crescita a perimetro costante). Il canale wholesale ha invece registrato una flessione del 3,5% (-3% a cambi costanti), a seguito della decisione del gruppo di ridurre i clienti indipendenti. Per aree geografiche l'Asia Pacific ha visto un aumento delle vendite del 17,7% (+18,6% a cambi costanti), l'America del 13,5% (+16%), e l'Europa del 5,7% (+6,7%). Il Giappone a causa dell'indebolimento dello yen rispetto allo stesso periodo del 2012 appare in controtendenza, tuttavia a cambi costanti la crescita e' stata del 16,4%. Infine, per quanto riguarda i marchi del gruppo, Prada e' crescita del 14,3% (+17,3% a cambi costanti), Miu Miu del 3,7% (+7,8%), Church's del 5,1% (+8,3%), quando Car Shoe, invece, ha riportato una flessione. Nel corso del semestre il gruppo ha aperto 30 nuovi negozi portando il totale dei punti vendita diretti a 491. 'Continueremo a fondare la nostra strategia di crescita di lungo periodo su un'equilibrata espansione internazionale del network retail, sull'efficienza di tutti i processi e sulla costante ricerca di qualita' e innovazione stilistica', ha commentato l'ad di Prada spa, Patrizio Bertelli.

Com-Fla-

sabato 3 agosto 2013

Il Sole 24 ORE - Radiocor 02/08/2013 - 13:52
Cina: Banca Centrale 'apre' a istituzione di banche private
Radiocor - Roma, 02 ago - La banca centrale cinese apre alla possibilita' che nel paese vengano istituite banche private. Il riferimento e' in un rapporto trimestrale sul mercato monetario nel quale, senza ulteriori dettagli, indica che introdurra' dei 'piani di prova' per la costituzione di banche private. La Banca del popolo cinese conferma poi la sua intenzione di proseguire nelle riforme su tassi di interesse e cambi. Nel primo caso, in particolare, verra' gradualmente ampliato l'utilizzo di meccanismi di mercato per determinare i tassi sui depositi. La Banca, inoltre, ha invitato a restringere i cordoni del credito alle imprese maggiormente inquinanti ed energivore nonche' a frenare gli acquisti immobiliari speculativi.    

red-Ggz

Il Sole 24 ORE - Radiocor 01/08/2013 - 08:08
Cina: cresce a luglio la produzione manifatturiera (governo)
Dato contrastante con l'indice realizzato da HSBC

Radiocor - Roma, 01 ago - La produzione manifatturiera accelera in Cina a luglio. Il dato, diffuso dal governo di Pechino, e' l'indice pmi dei direttori degli acquisti compilato dalla Federazione cinese della logistica e degli acquisti (Cflp) che il mese scorso ha fatto segnare un incremento a 50,3 da 50,1 in giugno, segnalando un'espansione dell'attivita' manifatturiera. Il dato tuttavia contrasta con l'indice dei manager d'acquisto di banca HSBC che esclude le imprese statali e che e' sceso a 47,7 a luglio da 48,2 il mese precedente.

SINOGRAPH
lezione Il gelsomino: Riforma battiti rivoluzione
By Francesco Sisci PECHINO - Due anni dopo l'inizio dell'ondata di gelsomino Rivoluzioni rivoluzione in Medio Oriente, la situazione sembra essere andato di nuovo a dove ha cominciato. La maggior parte dei paesi, a partire con l'Egitto, stanno ripristinando una sorta di dittatura o regime autoritario, mentre altri che erano già (o ancora sono) paragoni di regimi malvagi hanno completamente crollate o sono in preda alla guerra civile a bassa o ad alta intensità, come in Libia o in Siria. Inoltre, paesi come la Turchia, che avrebbero dovuto portare stabilità nella regione sono anche stati contaminati dalla diffusione di rivoluzioni. Tutte le popolazioni di questi paesi apparentemente erano desiderosi di avere enormi sconvolgimenti politici per risolvere la loro effettiva mancanza di economica
direzione. Il problema in Egitto e in Siria è stato che i loro apparati economici e istituzionali stavano crollando. Le rivolte del gelsomino non si è fermata la caduta o migliorare la situazione economica in qualsiasi modo, ma abbattendo i vecchi sistemi politici reso le cose peggiori per l'economia e la società. Dal punto di vista della Cina, che due anni fa doveva essere toccato dal contagio gelsomino, i cinesi può dire che sono stati molto meglio senza una rivoluzione, che si tratti di gelsomino, arancio, rosso, o blu. (Ho scritto su questo e il tragico epilogo della rivoluzione dei gelsomini più di due anni fa - vedi Lezioni da Tahrir a Tiananmen , Asia Times Online, 17 Febbraio 2011.) che viene, le rivoluzioni non sono la risposta a problemi sistemici, e viceversa, si potrebbe dire che il popolo d'Egitto, la Libia e la Siria avrebbe potuto essere molto meglio se i regimi locali avevano timbrato le rivoluzioni. Se, per esempio, l'ex leader supremo Hosni Mubarak in Egitto ha avuto allo stesso tempo un giro di vite sulle proteste e emanato le necessarie riforme economiche e politiche, forse il paese sarebbe meglio ora. Naturalmente, il problema, che è la tragedia della regione, è che Mubarak - come Bashar al-Assad in Siria - era solo interessato al giro di vite senza alcuna riforma, ma in ultima analisi, la lezione per la Cina rimane. Che è, rivoluzioni da soli non sono la soluzione al problema, le riforme sono. E questo è ancora più vero quando i cinesi guardare la propria esperienza. Erano nazionalisti di Chiang Kai-shek è riuscito a reprimere i comunisti e realizzare le riforme necessarie nel continente - come hanno fatto a Taiwan, dove sono sbarcati nel 1949 -. Cina potrebbe avere evitato una depressione di 30 anni sotto Mao Eppure, il fallimento delle rivoluzioni del gelsomino in Medio Oriente rappresenta per la Cina una questione più grande di ritrovato amore dell'America per le rivoluzioni. E 'come se la caduta del comunismo ha tolto un peso dalle spalle di rivoluzionario dell'America. Durante il periodo dell'Unione Sovietica comunista, rivoluzione equivaleva ad essere filo-sovietico, e quindi gli americani dovevano essere a favore della repressione o contro-rivoluzioni. Tuttavia, dopo la caduta dell'Unione Sovietica, nessun altro paese è desideroso di portare avanti rivoluzioni di alcun tipo. I cinesi, nonostante l'etichetta comunista sul bavero, sono aspramente contro ogni forma di agitazione che potrebbe cambiare lo status quo. D'altra parte, i cinesi in particolare, e gli asiatici in generale, avendo vissuto sotto l'ombra delle rivoluzioni comuniste per quattro decenni, sono inorriditi e paura di una nuova rivoluzione che potrebbe compromettere il loro modo di vita e gli avanzamenti economici conseguiti finora. Quindi, qual era lo scopo del sostegno americano di rivoluzioni in Medio Oriente? Una risposta potrebbe essere che l'America onestamente pensava che la rivoluzione potesse migliorare la situazione in Egitto. In un certo senso, ci sono ragioni per credere questo: i governi precedenti non erano disposti a muoversi su qualsiasi tipo di riforma, anche quando le riforme sono state amaramente necessario in questi paesi. Pertanto, l'unica scommessa era di provare per una rivoluzione. Eppure, il fallimento di queste rivoluzioni dovrebbe rendere l'America riflettere profondamente su ciò che le strategie possono essere spinti in un dato paese per promuovere le riforme senza un violento scontro o di rivolta. Inoltre, le rivoluzioni del gelsomino lasceranno un'eredità duratura in Medio Oriente. Questi paesi saranno in uno stato di caos per molti anni a venire. Libia e Siria potrebbero essere bloccati in una qualche forma di guerra civile per un decennio. Egitto potrebbe legname su con i suoi terribili problemi economici e le sue strutture sociali e politiche paralizzato per decenni. In questa situazione, l'America, dipendente dalle importazioni di petrolio del Medio Oriente e del gas, sarebbe un tempo sono stati estremamente interessato. Ora, con la prospettiva di diventare energia indipendente attraverso shale gas nel corso dei prossimi quattro o cinque anni, il caos del Medio Oriente diventa una eredità tossica, a sinistra per i cinesi, che stanno crescendo più dipendente dalle importazioni di energia del Medio Oriente. Inoltre, con l'arrivo di gas shale e olio dall'America, il prezzo di estrazione di petrolio e di gas dalla Russia potrebbe diventare pericolosamente elevato rispetto alle esportazioni provenienti dal Medio Oriente, Russia, mettendo in un vicolo cieco. Se la situazione è pacifica in Medio Oriente, petrolio russo potrebbe essere troppo costoso da estrarre ed esportati. Pertanto Mosca ha interesse a mantenere la situazione in Medio Oriente teso, costi di estrazione in modo complessivo del Medio Oriente sarà alto, rendendo così di petrolio e gas dalla Russia competitivo. ciò può essere nell'interesse dell'America, dal momento che pone russo e cinese interessi in contrasto tra loro. Ma curiosamente, potrebbe anche contribuire a realizzare una convergenza di interessi europei e cinesi. L'Europa è anche dipendente da importazioni di petrolio del Medio Oriente, e ha interesse a mantenere bassi i prezzi. Pertanto, oggettivamente, ci potrebbe essere una convergenza delle politiche in Cina e l'Unione europea per rendere il Medio Oriente più stabile, qualcosa che potrebbe anche contenere il loro reciproco vicino di casa -. Russia In questa situazione, che potrebbe avvenire per il momento l'America sceglie il suo prossimo Presidente, che cosa farà l'America fare? Come abbiamo visto, la strategia di rotazione per l'Asia sta fallendo (vedi Abe ottiene voto sfavorevole di fiducia , Asia Times Online, 24 luglio, 2013), più di un decennio di politica di Bush / Obama verso il Medio Oriente è anche cadendo a pezzi ( vedere gli articoli di Spengler su Asia Times Online), e la scoperta del petrolio e del gas di scisto potrebbe spingere l'America a politiche più isolazionista. Ma è impossibile pensare che dopo otto decenni di intervento militante americano nel mondo, Washington decide semplicemente di ritirarsi. Eppure, oggi più che mai, l'America dovrebbe pensare a ciò che vuole nel mondo, oltre ad essere lo spettatore confuso del Far East di aumentare. Finora, l'approccio prudente della Cina nelle proprie politiche e verso il Medio Oriente, per mezzo secolo il campo di battaglia di nuove idee e la politica estera, si è dimostrata più sensibile. Ma questa è una magra consolazione per il mondo, come l'America è e sarà il leader globale per molti decenni a venire. Ed un leader globale confusa è estremamente pericoloso per il leader e tutti gli altri. Per la Cina il fallimento del leader e il modello da seguire in fase di sviluppo sono le cose che portano po 'di felicità. Senza successo l'America, la Cina è più sola, ed è senza un modello da seguire, qualcosa di molto rischioso per un paese ancora nel bel mezzo del tempo di passaggio. Francesco Sisci è editorialista del quotidiano Il Sole 24 Ore italiano La sua e-mail è fsisci@gmail.com (Copyright 2013 Francesco Sisci.)

La Cina stanzia 209 miliardi per rompere la “grande muraglia” dell’inquinamento
Il governo risponde all’ondata di proteste in diverse aree del paese contro la pessima qualità dell’aria; tuttavia, non precisa come gli eco-obiettivi saranno raggiunti. La Cina è il principale consumatore e produttore di carbone al mondo

Il governo di Pechino si appresta a investire 1.700 miliardi di yuan (209 miliardi di euro) per combattere lo smog che soffoca e crea scontento in vaste zone del paese. Il programma quinquennale dell’esecutivo – annunciato dal ministro per l’Ambiente Zhou Shengxian – punta principalmente a ridurre le polveri sottili, come il pm 2,5, capace di penetrare in profondità nei polmoni e che in Cina spesso supera le soglie raccomandate dall’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. Lo riferisce l’agenzia Tmnews.
L’obiettivo, secondo le autorità, è di ridurre le emissioni di pm 2,5 nelle principali città, tra cui la capitale, di circa il 25% in confronto ai livelli registrati nel 2012, entro il 2017. Secondo il piano, le concentrazioni di pm 2,5 a Pechino dovrebbero raggiungere i 60 microgrammi per metro cubo nel 2017, anche se la cifra è ancora molto superiore ai limiti suggeriti dall’Oms. Il rapporto, tuttavia, non precisa come gli obiettivi saranno raggiunti.
Un’ondata molto pesante di inquinamento all’inizio dell’anno ha provocato proteste e lamentele in diverse aree del paese, obbligando il governo cinese ad annunciare delle misure per migliorare la qualità dell’aria.
La Cina è oggi il principale consumatore e produttore di carbone al mondo, con quasi l’80% della sua elettricità prodotta con questo combustibile fossile.

C’è poco da festeggiare. Solo la crisi abbatte lo smog italiano
La conferma arriva dal nuovo report ambientale dell’Istat: meno traffico rispetto all’anno nero dell’inquinamento (il 2011) e – buona notizia – più eco-automobili sulle strade. Ma al centronord tutte le grandi città sforano i limiti europei per le micidiali polveri sottili. Aumenta dell’1% il verde urbano

La crisi abbatte i consumi e, di riflesso, lo smog. Secondo i dati più recenti dell’Istat, in Italia scendono infatti la cattiva qualità dell’aria – con il nord che rimane comunque sotto la cappa delle polveri sottili – così come la densità del traffico, sia per la rinuncia a un mezzo proprio che per il caro-benzina.
Allo stesso tempo aumentano le auto attente all’ambiente e le città, comprese le big, guadagnano sempre più spazi verdi.
Pm 10: “solo” 52 giorni di sforamento – È insomma una fotografia a 360 gradi quella scattata dall’Istat nel nuovo report sui dati ambientali e la qualità dell’ambiente urbano del paese.
I numeri chiave. Scendono i giorni consentiti di sforamento oltre la soglia per l’inquinamento da pm 10: nel 2012 sono stati 52 contro i 59 del 2011 (anno nero dello smog) i capoluoghi dove si è andati oltre i 35 giorni critici. Ma al nord il problema rimane: qui sono i primi dieci comuni inquinati dalle polveri sottili, con le eccezioni Frosinone (seconda) e Siracusa (nona). Riescono invece a fare meglio il centro e il sud. Vanno bene i grandi comuni, dove i picchi diminuiscono quasi ovunque, a parte Bologna (più quattro giorni), Firenze (più dieci) e Napoli (più 24). Ma sotto il tetto dei 35 superamenti, tra le grandi città rimangono soltanto Genova, Bari, Messina e Catania, chiaramente agevolate dal clima e dalla ventilazione.
Le auto ecologiche superano quelle inquinanti – Tra le buone notizie c’è che il parco auto italiano è sempre più ecologico. La diffusione delle autovetture meno inquinanti nel 2012 ha per la prima volta superato quella delle più inquinanti.
In realtà, spiega l’Istat, complessivamente gli italiani sono meno motorizzati: l’anno passato il tasso di motorizzazione è risultato di circa 609 autovetture per mille abitanti, arrestando la crescita ininterrotta degli ultimi dieci anni. Diminuisce anche la domanda di trasporto pubblico (meno 7,4% rispetto all’anno 2011) con il parallelo aumento delle tariffe. La spiegazione principale, secondo il Codacons, si trova nella situazione economica: “È un chiaro indice della grave crisi in corso, insieme con la riduzione degli spostamenti”. Così, il miglioramento della qualità dell’aria sarebbe – secondo l’associazione dei consumatori – sarebbe dovuto principalmente alla riduzione dei veicoli in circolazione.
31,4 metri quadri di verde urbano a testa – Nota lieta, infine, è l’aumento del verde nelle città, anche se in minima percentuale: più 1% rispetto al 2011. Cosa che comunque consente a ciascun cittadino di avere a disposizione in media uno spazio di verde urbano pari a 31,4 metri quadrati.
Nel 2012 il verde urbano rappresenta il 2,8% del territorio dei comuni capoluogo di provincia, pari a oltre 570 milioni di metri quadrati. A elevato profilo green sono 16 comuni, ossia il 13,8% dei capoluoghi: sette in Lombardia (Como, Monza, Brescia, Pavia, Lodi, Cremona e Mantova), oltre a Prato, Matera e Reggio Calabria e sei grandi città come Genova, Trieste, Roma, Napoli, Palermo e Cagliari.