lunedì 8 aprile 2013


COREE: LA POSIZIONE DI PECHINO
COREA DEL NORD, CINA FRUSTRATA E IRRITATA

di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

Pechino, 8 apr. - "L'ingrediente più importante e nuovo nella crisi nord-coreana è il riconoscimento della Cina che l'approccio usato finora nei confronti della Corea del Nord non sta portando frutti". Parola di Kurt Campbell, che fino ad alcune settimane fa era stato il funzionario del dipartimento di Stato statunitense incaricato dell'Asia. Una dichiarazione, questa, che riassume l'atteggiamento di Pechino nei confronti del regime di Kim Jong-un, diviso tra una crescente irritazione e una montante frustrazione per il corso che hanno preso gli eventi. E' sempre più chiaro al Dragone che "ciò che Pyongyang sta facendo sta mettendo a repentaglio la sicurezza cinese" ha affermato Campbell giovedì scorso durante un discorso alla Scuola di Studi Internazionali della John Hopkins University. Inevitabile, allora, che sia in corso "un sottile spostamento nella politica estera cinese" verso un progressivo allontanamento da Pyongyang. Il segnale più chiaro in tal senso è stato il rifiuto di Pechino di mandare un inviato in Corea del Nord per ripristinare buoni rapporti tra i due Paesi. Secondo il quotidiano sud-coreano JoongAng Ilbo, che per primo ne ha dato notizia, la Cina avrebbe risposto alla richiesta di Pyongyang dicendo che se volevano un inviato da Pechino, prima dovevano essere loro a mandare un inviato in Cina, cosa che non era poi avvenuta.

Finora la presa di posizione ufficiale del governo cinese è stata improntata alla ricerca del dialogo tra "tutte le parti coinvolte": i diversi appelli non sono però serviti a fermare la crisi che da giorni tormenta la penisola. Il ministero degli Esteri cinese, tramite il portavoce Hong Lei, ha invitato nei giorni scorsi più volte alla calma e a tenere presente l'obiettivo finale della pace e della stabilità nella penisola, ma il richiamo all'importanza della denuclearizzazione della penisola è arrivato a poche ore dalla decisione di Pyongyang di riaprire l'impianto nucleare di Yongbyon, chiuso nel 2007 dopo i negoziati per il disarmo nucleare nord-coreano.

La frustrazione per l'escalation della crisi si è fatta più palpabile dopo i comunicati delle ultime ore. "Ci opponiamo a parole e atti provocatori provenienti da qualsiasi parte nella regione e non permetteremo situazioni problematiche a un passo dalla Cina" aveva dichiarato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi in un comunicato comparso sul sito del ministero. In una telefonata con il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, Wang aveva poi dichiarato che la crisi deve essere risolta con il dialogo "nonostante l'evolversi della situazione". Alla "grave preoccupazione" manifestata dal ministero degli Esteri hanno poi fatto seguito le parole di ieri di Xi Jinping al discorso di apertura del forum di Boao che si tiene in queste ore sull'isola di Hainan. "Nessuno dovrebbe permettersi di gettare la regione e perfino il mondo intero nel caos per il proprio tornaconto" aveva dichiarato Xi, senza fare riferimento ad alcun Paese in particolare: il suo messaggio è subito stato interpretato dagli esperti come un moto di ostilità nei confronti del regime di Kim Jong-un. La nuova leadership cinese, con Xi Jinping in testa, secondo alcuni non proverebbe nessun particolare affetto nei confronti di Pyongyang, al contrario della classe dirigente che l'ha preceduta. Una disaffezione che trova riscontro anche nel fatto che Kim Jong-un non si è mai recato in visita ufficiale a Pechino da quando, nel dicembre 2011, ha preso il posto di suo padre, Kim Jong-Il, alla guida del Nord.

L'atteggiamento cinese nei confronti di Pyongyang si era fatto sempre più critico dalla fine del 2012, quando Pechino aveva criticato l'ultimo test missilistico nord-coreano, e si era trasformato in una "risoluta opposizione" il 12 febbraio scorso dopo il terzo test nucleare sotterraneo. Da allora i rapporti si erano raffreddati, anche se inizialmente sembrava escluso un peggioramento nei rapporti. Pechino aveva poi appoggiato assieme al resto della comunità internazionale le nuove sanzioni Onu alla Corea del Nord, atto che Pyongyang aveva rigettato formalmente a distanza di poche ore. L'escalation della tensione, aveva poi fatto il resto, segnando sempre più la distanza tra la Corea del Nord e la sua migliore alleata. E partner commerciale: nella prima metà del 2012 gli interscambi tra i due Paesi ammontavano a 3,14 miliardi di dollari, il 24,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2011.

A Pechino, con il progredire dell'escalation, sono sempre di più gli intellettuali che manifestano insofferenza verso lo storico alleato: le posizioni vanno da una generica pressione del Dragone sul suo vicino per l'abbandono del proprio programma nucleare a un deciso taglio dei rapporti. Scaricare, insomma, la Corea del Nord, come vorrebbero i sostenitori della linea dura. Tra loro si può annoverare a buon diritto, Xie Tao, professore associato presso la Foreign Studies University di Pechino, che nei giorni scorsi si era espresso duramente contro il supporto cinese alla dittatura della famiglia Kim in un articolo comparso sul sito web di un think tank cinese. "La Cina deve incolpare se stessa" aveva dichiarato giovedì scorso ad Agi China 24, con riferimento al mancato disarmo nucleare di Pyongyang. La situazione si è ormai deteriorata, secondo lo studioso. "C'è poco che la Cina possa fare in questo momento".

L'indecisione di Pechino verso Pyongyang è legata anche al ruolo della Corea del Nord come argine asiatico all'influenza statunitense nella regione. Un eventuale collasso del regime porterebbe le truppe americane al confine con la Repubblica Popolare e milioni di profughi si riverserebbero nel Dragone. Proprio per evitare questo scenario Pechino ha ammassato da giorni le sue truppe al confine con il Nord. Nonostante gli esperti non ritengano probabile un attacco nord-coreano le date da tenere d'occhio sono due: la prima è il 10 aprile, la data che vertici di Pyongyang avevano comunicato alle rappresentanze diplomatiche presenti nella capitale nord-coreana come termine per lasciare il Paese; la seconda, il 15 aprile, è tradizionalmente una data sensibile per la Corea del Nord, perché è l'anniversario della nascita di Kim Il-sung, fondatore del Paese e nonno dell'attuale leader, che a soli trenta anni sta facendo tremare la Cina (e non solo) con il suo comportamento irriverente.

La possibilità che il suo sia un atteggiamento spaccone sembra implicitamente confermata dai media nord-coreani, che negli scorsi giorni mettevano in risalto sulle prime pagine l'importanza dello sviluppo economico e nucleare del Paese senza però i riferimenti bellicosi dei dispacci della KCNA. Tra i segnali che si possono interpretare in maniera positiva c'è stato il cambio al vertice di uno dei massimi quotidiani di Pyongyang, Il Rodong Shinmun ("Quotidiano dei Lavoratori") e soprattutto la nomina a primo ministro di Pak Pong-ju, alleato dello zio di Kim e promotore delle riforme economiche su stile cinese, che Pechino chiede da anni al Paese. Una mossa che assomiglia a una parziale e piccola apertura verso il potente vicino che Pyongyang non può permettersi di irritare più di quanto non abbia già fatto finora.

HA FATTO BENE IL PRESIDENTE XI JINPING VISTO IL DISASTRO SOCIALE ED ECONOMICO CAUSATO DALLE BANCHE AMERICANE.


XI JINPING IN VIAGGIO DA PRESIDENTE
BRICS IN STALLO SU SUPER-BANCA


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

Pechino, 27 mar. - Non c'è ancora un accordo sulla super-banca per lo sviluppo dei Paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) riuniti nel quinto summit a Durban in Sudafrica, che invece hanno raggiunto intesa sulla creazione di un fondo da cento miliardi di dollari per fare fronte alle crisi valutarie. A fare la parte del leone sarà la Cina, secondo quanto dichiarato dal ministro delle Finanze russo Anton Siluanov. Le prime stime parlano di un contributo del Dragone pari a 41 miliardi di dollari; Russia, India e Brasile entrerebbero nel fondo con 18 miliardi ciascuna, e il Sudafrica con i restanti cinque miliardi. Il nuovo fondo avrà un "positivo effetto precauzionale", ha dichiarato il presidente sudafricano Jacob Zuma, e servirà ad aiutare i Paesi a "prevenire crisi di liquidità nel breve periodo, a fornire sostegno reciproco e a rafforzare la stabilità finanziaria".

In stallo, invece, le negoziazioni sulla creazione della banca di sviluppo annunciata ieri dal ministro delle Finanze sudafricano Pravin Gordhan. Secondo le notizie diffuse ieri, il club delle economie emergenti si era accordato sull'istituzione di una banca della sviluppo per il finanziamento congiunto di progetti infrastrutturali nella quale ogni Paese membro avrebbe versato dieci miliardi di dollari, dando così un capitale iniziale di cinquanta miliardi di dollari al nuovo istituto di credito che, nelle intenzioni dei cinque doveva fare concorrenza alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale dominati dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea. "Abbiamo raggiunto uN ampio consenso -ha dichiarato Xi Jinping- che farà avanzare la cooperazione tra i Brics e aiuterà a stabilizzare la governance globale".

I Paesi riuniti nell'acronimo Brics contano per il 43% della popolazione mondiale, per il 25% del pil globale e detengono riserve in valuta pregiata per 4400 miliardi di dollari. La Cina, che conta per tre quarti del Pil di tutto il gruppo, ha firmato ieri un accordo di scambio di valute con il Brasile (di cui è il primo partner commerciale) di 190 miliardi di yuan e 60 miliardi di reais. L'importanza dei Brics sulla scena mondiale è cresciuta negli ultimi anni, tanto da mettere in discussione la governance globale. Gli scambi commerciali tra i Paesi membri sono cresciuti a 282 miliardi di dollari lo scorso anno dai 27 del 2002, e sono proiettati a raggiungere i 500 miliardi entro il 2015. Gli investimenti diretti esteri hanno toccato quota 263 miliardi di dollari lo scorso anno, contando per il 20% degli FDI a livello globale.

FED, PROSPETTIVE CUPE SULLA CINA

A pochi giorni dalla previsione ottimistica dell'Ocse secondo cui la Cina diventerà la prima economia del mondo già nel 2016, uno studio della Federal Reserve spegne gli entusiasmi del Dragone con uno studio secondo il quale entro il 2030 la crescita cinese potrebbe scendere a un tasso del 6,5% l'anno, o nel peggiore dei casi, addirittura scendere sotto l'1% a causa di un declino nella produzione e del progressivo invecchiamento della società. "Il tasso di crescita del prodotto interno lordo -spiega Jane Haltmaier, autrice della ricerca e senior adviser presso il dipartimento di Finanza Internazionale della Fed- è la somma della crescita nell'impiego e della crescita nella produzione per impiegato. La Cina dovrà affrontare problemi in entrambe queste categorie".

La crescita cinese ha trainato l'economia globale all'indomani della crisi del 2008 e un significativo rallentamento potrebbe avere ripercussioni su tasso di impiego, livello di produzione e utili delle aziende a livello globale. Secondo lo studio della Fed un argine al rallentamento economico cinese, giudicato comunque inevitabile, potrebbe essere costituito dall'aumento tasso d'istruzione. "In molti concordano sul fatto che la crescita economica cinese non possa mantenere gli stessi tassi di crescita dei passati decenni -afferma Haltmaier- Il punto però non è se la crescita rallenterà, ma da quando e in che misura". Secondo i dati delle Nazioni Unite, la popolazione cinese attiva sta diminuendo, ed entro il 2020 potrebbe essere superata da quella non attiva.

Il problema principale, secondo lo studio è che l'80% della popolazione attiva è già impiegata e c'è poco margine per aumentare questa percentuale in futuro, mentre, invece, il numero dei pensionati è destinato a salire. Per aumentare la produttività servirà una maggiore efficienza del comparto industriale: l'alternativa è quella di una crescita drogata dall'eccesso di investimenti, rischio che il Fondo Monetario Internazionale aveva già paventato a novembre dello scorso anno. "L'industria conta attualmente per circa la metà del Pil una percentuale molto più alta che in molti altri Paesi -si legge nello studio- e questo dato suggerisce che le fuoriuscite dal settore primario probabilmente ricadranno su quello terziario dove la produttività è più bassa".


IL FATTORE SOCIALE E LA GOVERNANCE

Le percentuali dei dati economici, però, si scontrano spesso con i fatti della vita reale, che possono prendere direzioni diverse da quelle teorizzate dagli analisti. A contribuire alla crescita cinese ci sarebbe un fattore in più: lo sbilanciamento tra i sessi a favore dei maschi che, secondo le statistiche, sarebbero penalizzati dall'alta concorrenza nel trovare moglie. Uno su nove corre il rischio di rimanere single a vita, e non per propria scelta. Secondo una ricerca condotta da Shang-Jin Wei della Columbia Business School, i giovani cinesi sarebbero motivati a lavorare duramente, risparmiare e a sviluppare un atteggiamento imprenditoriale per avere maggiori chance con il gentil sesso e andare incontro a un matrimonio felice. I genitori delle ragazze, invece, sarebbero incentivati a lavorare più a lungo per lasciare alla figlia una dote più cospicua che le permetta di puntare a un marito di successo. Questi due fattori combinati assieme inciderebbero sul Pil per circa due punti percentuali. Nè lo squilibrio tra i sessi, secondo lo studio, né l'effetto propulsivo di questo fenomeno sociale sulla crescita sono destinati a svanire a breve o a modificare la loro tendenza.

Unito a questo aspetto c'è poi il fattore governativo da tenere presente: la nuova classe dirigente, con il primo ministro Li Keqiang in testa, ha finora dato prova di consapevolezza dei problemi che il Paese deve affrontare nei prossimi dieci anni in cui sarà al governo, e se deciderà di prendere misure anche apparentemente drastiche sulla crescita, le porterà avanti con determinazione, cambiando il corso della propria economia. Grande fiducia nella determinazione della nuova classe dirigente (se terrà fede alle promesse fatte finora) e un fattore sociale ineludibile potrebbero essere alla base della tenuta economica nei prossimi decenni, su cui, in questo momento, sono sempre meno a scommettere.

CULTURA
PECHINO: VIA LIBERA AL CRISTIANESIMO. 
SOLO IN TIBET
Anticipiamo il primo post del nuovo blog di AgiChina24 "Cina 3.0" di Claudia Astarita. Il blog sarà online a partire dalla prossima settimana.

di Claudia Astarita*
Twitter@CastaritaHK

Roma, 05 apr. - La politica religiosa della Repubblica popolare cinese sta diventando sempre più ambigua. Un esempio? Negli ultimi tempi la Cina iniziato a tollerare l’operato dei fondamentalisti cristiani in Tibet. Per due motivi: scardinare il credo locale e avere a disposizione una buona scusa per respingere le accuse della comunità internazionale di aver portato avanti sull’Himalaya una politica di assimilazione feroce e ingiusta.

Eppure, è dal 1949 che Pechino rincorre l’ideale dell’”uniformità religiosa”. Che dal punto di vista cinese significa l’affermazione di uno stato laico in cui l’unico punto di riferimento sia il Partito comunista. Ancora meglio se guidato da un leader carismatico facilmente associabile a una divinità “di fatto”, come è successo nel regno di Mao Zedong e in quello di Deng Xiaoping.

Si è affermata in quegli anni l’idea che qualsiasi credo alternativo andasse equiparato a una minaccia da stroncare sul nascere. Questo per evitare che i cinesi potessero essere liberi di scegliere se affidarsi interamente e totalmente al Grande o al Piccolo Timoniere, anche nei momenti di grande confusione e incertezza come possono essere stati la Rivoluzione Culturale e la tragedia di Tiananmen, o se cercare un conforto più intimo e personale in un credo alternativo.

Il Partito non ha mai fatto discriminazioni ad hoc tra Islam, Buddismo e Cristianesimo. Si è imitato a dichiararli fuori legge, e ha fatto lo stesso con movimenti spirituali come quello del Falun Gong . Per Pechino sono sempre stati tutti uguali, e colpevoli. Di un reato gravissimo: quello di sovversione.

Per capire cosa c’entra questa premessa con il nuovo orientamento del regime dobbiamo spostarci in Tibet, la regione autonoma annessa alla Repubblica popolare nel 1959, che convive da allora con l’esilio del suo leader spirituale, il Dalai Lama Tenzin Gyatso, con una politica di “assimilazione” forzata che si è fatta negli anni sempre più aggressiva, e che quasi sicuramente verrà costretta a rinunciare a uno dei principi base della sua religione, quello della reincarnazione del leader, perché il predestinato (Panchen Lama) riconosciuto da Tenzin Gyatso è stato rapito dalla polizia cinese e sostituito da un rappresentante più vicino a Pechino che, per ovvie ragioni, i tibetani considerano un invasore.

Negli ultimi decenni il Dalai Lama ha cercato in tutti i modi di tutelare il punto di vista del suo popolo, che chiede a gran voce l’autonomia, cercando un compromesso con la Cina nel nome della non violenza. Ebbene: dopo più di sessant’anni di tentativi falliti i tibetani non si fidano più nemmeno di lui. O meglio, pur senza mai metterne in discussione la superiorità di leader spirituale, ne hanno contestato l’efficacia di stratega politico, e hanno iniziato a organizzarsi per tentare di “liberarsi” da soli. Prima organizzando manifestazioni di protesta sempre più violente, poi inaugurando un macabro rituale di auto-immolazioni che ha recentemente superato le cento unità. Quelli dei tibetani sono gesti estremi, ispirati sia dalla disperazione sia dalla (triste) consapevolezza che nessuna potenza straniera metterà mai in discussione i propri legami con la Cina per proteggere una minoranza.

Da quando, nel 2009, le auto-immolazioni sono diventate sempre più frequenti, la quotidianità dei tibetani, purtroppo, è cambiata ben poco. Eppure, dopo cinque anni i giovani martiri dell’Himalaya un risultato lo hanno ottenuto. Anche se, purtroppo, non corrisponde all’obiettivo che si erano prefissati di raggiungere: la comunità internazionale ha chiesto alla Cina di fare qualcosa per fermare questo supplizio, e avendo gli occhi del mondo puntati su di se’ Pechino non può certo ricorrere alla violenza per risolvere il problema. Così ha trovato una strada alternativa: ha autorizzato i missionari fondamentalisti a fare proseliti sul suolo tibetano. Per sfruttare la loro collaborazione per scardinare i principi del buddismo dalle menti di questo gruppo di ribelli. Poco importa che in patria cattolici e protestanti, fondamentalisti e non, siano guardati a vista dalla polizia del regime e sia loro impedita qualsiasi attività. Anche i nemici più temuti possono diventare alleati se si mostrano interessati a combattere, al fianco del regime, per una “giusta” causa.

*Claudia Astarita è docente di politica cinese alla Luiss e a John Cabot University

venerdì 5 aprile 2013

Da non credere è veramente impressionante questo popolo



Turismo: i cinesi spendono 
di più, superati i tedeschi

di Martina Ferrone

Roma, 5 apr.- I turisti cinesi strappano il primo posto ai tedeschi

come top spender e si piazzano in prima posizione. Seguono gli americani, con una spesa di 84 miliardi di dollari a testa nel 2012.  Lo riferisce l'Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) secondo cui “l’ammontare della spesa dei turisti cinesi all’estero è aumentata di ben otto volte dal 2000, ed è passata dai 73 miliardi di dollari nel 2011 ai 102 miliardi nel 2012, con una crescita del 40%”.

Valigia alla mano anche per russi e brasiliani sempre più presenti in aeroporti e città d'arte. La Russia, in particolare, è passata dal settimo al quinto posto, con una spesa di 43 miliardi di dollari e una crescita del  43% rispetto all’anno scorso, e sta raggiungendo la Gran Bretagna, che detiene una spesa di 52 miliardi di dollari. Il Brasile, invece, è passato dal ventinovesimo al dodicesimo posto, con una spesa di 22 miliardi di dollari.

Ma è la Cina, dunque, il mercato con il tasso di crescita del turismo più elevato al mondo, e "il numero dei turisti cinesi che hanno visitato paesi stranieri è passato dai 10 milioni nel 2000 agli 83 milioni nel 2012. Questo è in gran parte dovuto all’aumento del reddito disponibile e ad una diminuzione delle restrizioni sui viaggi”, spiega l’OMT.

Il Segretario Generale dell’Organizzazione, Taleb Rifai, ha affermato: “L’impressionante crescita della spesa cinese per il turismo riflette l’entrata crescente della classe media nel mercato turistico”.
La German Travel Association (DRV) ha detto che ci si aspettava che la Cina avrebbe superato la Germania in termini di spesa, dato che il paese ha una popolazione superiore a quella di Stati Uniti, Russia ed Europa messi insieme. “Ma il fatto che ci abbia superati già adesso e in così poco tempo è stupefacente”, ha detto il presidente della DRV Juergen Buechy.

“I cinesi fanno viaggi di più lunga distanza rispetto ai tedeschi, che prediligono per lo più mete nel Mediterraneo, con una conseguente spesa inferiore”, ha aggiunto Buechy.

Nel Vecchio Continente fortemente colpito dalla crisi e dalla recessione economica, invece, paesi come Italia e Francia tirano la cinghia e riducono il proprio budget per le vacanze, con un calo rispettivamente dell’1% e del 6%.

A gennaio, l’OMT ha dichiarato che lo scorso anno, nonostante il periodo di crisi e incertezza economica, i turisti internazionali hanno superato 1 miliardo di presenze e questo numero è destinato ad aumentare nel 2013.

E' ufficiale la notizia di appena 15 minuti fa ma al Comune di Alghero sono troppo impegnati


Il Sole 24 ORE - Radiocor 05/04/2013 - 13:57
Cina: diventa leader nel mondo per spesa turistica nel 2012
Sorpassati Germania e Stati Uniti. Calo dell'1% per italiani

Radiocor - Parigi, 05 apr - In Cina, oltre al pil, cresce velocemente anche la voglia di viaggiare e Pechino e' diventata l'anno scorso la capitale del turismo mondiale. Come emerge dal rapporto diffuso da Unwto, l'organizzazione delle Nazioni Unite con sede a Madrid che segue i trend del turismo a livello globale, a coronamento di un decennio di continua crescita dei numeri del turismo, i visitatori cinesi hanno speso in tutto il mondo 102 miliardi di dollari l'anno scorso, un incremento della spesa del 41% rispetto ai 73 miliardi di dollari del 2011, che ha permesso al Paese di sorpassare 'pesi massimi' del turismo come Germania e Stati Uniti. Il numero dei turisti cinesi che hanno visitato siti esteri e' salito da 10 milioni circa nel 2000 a 83 milioni nel 2012. Germania e Stati Uniti si sono dovuti accontentare l'anno scorso del secondo posto con una spesa turistica di 84 miliardi di dollari ciascuno. Nel 2005 la Cina era settima al mondo a livello di spesa turistica dietro a Usa, Germania, Gran Bretagna, Francia, Giappone e Italia. A fine 2011 era risalita al terzo posto e l'anno scorso ha conquistato il primo. La spesa per turismo degli italiani e' invece diminuita dell'1% a 26 miliardi di dollari e quella dei francesi del 6% a 38 miliardi di dollari. Tra i Paesi emergenti spicca anche la crescita del mercato turistico in Russia (+32% a 43 miliardi di dollari) e Brasile (22 miliardi). In totale, secondo l'Unwto, l'anno scorso il mercato turistico ha coinvolto circa un miliardo di viaggiatori in tutto il mondo.

Red-mir-

giovedì 4 aprile 2013

Anche questo ci voleva.....Da brivido Big Jim vuole giocare alla guerra


POLITICA INTERNAZIONALE
COREA DEL NORD, "PRONTI ALL'ATTACCO ALL'AMERICA" 
La linea cinese nei confronti di Pyongyang

di Eugenio Buzzetti e Sonia Montrella

Twitter@Eastofnowest
Twitter@SoniaMontrella


Pechino, 4 apr. - La Corea del Nord ha dato il via libera finale all'attacco nucleare nei confronti degli Stati Uniti. Con un comunicato ufficiale alla Casa Bianca e al Pentagono, Pyongyang aveva informato gli Stati Uniti che le minacce "saranno annientate da mezzi di attacco nucleare  più efficaci, piccoli, leggeri e diversificati". Secondo quanto si legge nel dispaccio diffuso dall'agenzia di stampa nord-coreana KCNA, "la spietata operazione delle nostre forze armate rivoluzionarie a questo riguardo ha superato l'esame e la ratifica finale". Il regime retto da Kim Jong-un incolpa direttamente gli Stati Uniti dell'escalation della tensione, e avverte che "il momento dell'esplosione si avvicina rapidamente. Una guerra nucleare potrebbe esplodere nella penisola coreana oggi o domani".

Immediata la risposta statunitense, che "continua a esortare la leadership nord-coreana a cessare le minacce provocatorie e a scegliere la strada della pace rispettando gli obblighi internazionali", secondo quanto si legge in un comunicato della Casa Bianca. In precedenza, il segretario alla Difesa Usa, Chuck Hagel aveva dichiarato di prendere "sul serio" le minacce nord-coreane, e aveva esortato Pyongyang a mettere fine alla "pericolosa retorica".

Dopo l'annuncio del comunicato, Pyongyang ha trasportato dalla costa ovest alla costa est del Paese un missile a medio raggio Musudan che ha una gittata di tre-quattromila chilometri, secondo quanto riferito da fonti militari sud-coreane. Poco prima della diffusione della notizia, il Pentagono aveva confermato il dispiegamento delle unità anti-missilistiche e di un sistema di radar nella loro base militare sull'isola di Guam nell'oceano Pacifico, il bersaglio americano più vicino alla Corea del Nord. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano giapponese Asahi Shimbun, la Corea del Nord avrebbe schierato anche un missile KN-08 a lunga gittata sulla costa orientale, citando fonti locali, di Seul e Washington. Il KN-08 ha fatto la sua prima comparsa durante una parata militare nord-coreana nell'aprile dello scorso anno, ma secondo diversi esperti non sarebbe ancora pronto per l'utilizzo. Per un possibile attacco nord-coreano si guarda alla data del 15 aprile, in coincidenza con l'anniversario della nascita di Kim Il-sung fondatore della Corea del Nord e primo presidente, nonché nonno dell'attuale leader, Kim Jong-un.

Intanto, il blocco del polo industriale di Kaesong è giunto al secondo giorno. La Corea del Nord aveva bandito l'accesso ieri ai lavoratori e ai mezzi sud-coreani in attesa di attraversare il confine per recarsi al centro industriale situato a pochi chilometri dalla frontiera tra i due Paesi divisi dal trentottesimo parallelo. Solo alcuni degli 861 tra tecnici e manager del Sud rimasti all'interno del complesso dove lavorano anche 53mila nord-coreani erano stati rimpatriati nella giornata di ieri. Il ministro della Difesa sud-coreano, Kim Kwan-jin aveva dichiarato di considerare tute le opzioni, compresa quella militare nella circostanza. Secondo l'opinione di diversi funzionari sud-coreani, è però difficile che il Nord decida di prendere come ostaggi i lavoratori del Sud. Duecento di loro dovrebbero lasciare il centro nella giornata di oggi.

LA LINEA CINESE NEI CONFRONTI DI PYONGYANG

Un nuovo invito alla calma unito al "rammarico" per il divieto di ingresso nel polo industriale di Kaesong è stato espresso oggi dal portavoce del ministero degli esteri cinese, Hong Lei. La Cina invitato alla calma più volte nelle ultime ore e si è dichiarata "rammaricata" martedì scorso per la decisione di Pyongyang di riaprire il sito nucleare di Yongbyon, chiuso nel 2007, e che potrebbe essere operativo nei prossimi mesi. Pechino ha dichiarato il suo deciso no a una guerra o al caos nella penisola coreana nella giornata di ieri, tramite il vice ministro degli esteri, Zhang Yesui, che aveva incontrato funzionari delle due Coree e degli Usa. Hong Lei aveva sollecitato tutte le parti a "considerare gli interessi a lungo termine" e a "tenere presente l'obiettivo della denuclearizzazione della penisola", nonostante la decisione di Pyongyang, poche ore prima, di riaprire il sito di Yongbyon.

In un editoriale comparso il 2 aprile scorso sul Global Times -costola del più ufficiale Quotidiano del Popolo, organo del Partito Comunista Cinese- un analista indipendente, Zhu Zhangping, ritiene che sia il test missilistico di Pyongyang del dicembre scorso, che quello nucleare del 12 febbraio avessero come motivazione principale quella di riportare gli Stati Uniti al tavolo delle negoziazioni sul piano internazionale, e rafforzare la leadership di Kim Jong-un all'interno attraverso la propaganda militarista e le azioni mirate contro gli Stati Uniti e la Corea del Sud. "Quello che la Cina dovrebbe fare ora -scrive l'analista- è offrire protezione alla Corea del Nord fornendo, in caso di bisogno, un aiuto nucleare così come gli Stati Uniti fanno con Giappone e Corea del Sud, ma allo stesso tempo, dovrebbe cercare di convincere Pyongyang ad abbandonare i suoi programmi nucleari".

Fino alla crisi degli ultimi giorni, la politica cinese nei confronti del vicino nord-coreano si poteva riassumere in tre no: "no alla guerra, no al caos, no al nucleare". Una delle ragioni per la ricerca della stabilità nella regione si può trovare nei dati commerciali. Nella prima metà del 2012 gli interscambi ammontavano a 3,14 miliardi di dollari, il 24,7% in più rispetto allo stesso periodo del 2011. Ma nonostante il rapporto privilegiato tra Pechino e Pyongyang -con quest'ultima che vede nella Cina il suo più importante alleato- il dissenso negli ambienti intellettuali, anche tra quelli più vicini al Partito, sono molti nel Dragone: c'è chi come Zhang Lianghui, esperto di Corea del Nord alla Scuola Centrale del Partito ritiene che una Corea dotata di ordigni nucleari sia un pericolo anche per la Cina. Ancora più chiaro Zhu Feng, professore di Relazioni Internazionali all'Università di Pechino, secondo cui sarebbe proprio la Cina la prima vittima della nuclearizzazione di Pyongyang, sostenendo che il test nucleare del febbraio scorso va contro gli interessi cinesi e che la Cina dovrebbe essere più esplicita nel manifestare il proprio dissenso da Pyongyang. Shen Dingli aveva poi invocato in un articolo la rottura netta con Pyongyang.

La linea ufficiale sembra però altalenante. Il massimo giornale cinese, il Quotidiano del Popolo, in un articolo delle scorse settimane esprimeva il proprio disaccordo con chi riteneva che i recenti eventi avessero mostrato il fallimento della politica cinese nei confronti del riottoso vicino. Per l'organo del PCC chi si esprimeva in tal senso aveva "secondi fini". Esiste un malessere strisciante nei confronti della Corea del Nord, manifestato da chi ritiene il Paese più un peso che un alleato strategico, ma anche chi si esprime in questo senso sottolinea come uno sganciamento cinese dalla Corea del nord non rappresenti un passo in avanti nella direzione statunitense. Secondo l'opinione di alcuni alti funzionari, come Cui Tiankai, non ci sarebbe un accordo tra le due potenze su una linea comune per trattare la questione. In occasione dei lavori della Conferenza Consultiva Politica del Popolo, Cui aveva dichiarato che la condanna cinese del test nucleare di Pyongyang del 12 febbraio scorso non significava il "raggiungimento di un accordo" tra Cina e Usa per l'imposizione di sanzioni sulla Corea del Nord". Resta da capire come si comporterà il ministero degli esteri di Pechino al di là delle dichiarazioni ufficiali. Il nuovo ministro, Wang Yi, era stato scelto proprio perché esperto di Giappone e di Corea del Nord. Tra il 2007 e il 2008 aveva rappresentato la Cina nei colloqui a sei per il disarmo nucleare di Pyongyang.  Il suo silenzio, finora, rimane assordante.

COREE: 4 MESI DI ESCALATION TRA NORD E SUD

Una penisola senza pace: dalla divisione nel 1945 all'altezza del 38mo parallelo, le due Coree non hanno mai smesso di farsi la guerra. Ci fu il conflitto in Corea del 1950 e l'accordo del 1972 per una riunificazione pacifica, la breve ripresa delle ostilita' nel 1983 dopo un attentato in Birmania contro il presidente sudcoreano.

La tensione e' tornata ai livelli di guardia nel marzo 2010 quando la corvetta sudcoreana Cheonan con 104 persone a bordo venne affondata da un siluro e morirono 46 marinai. Un rapporto del sud sostiene che il siluro era nordcoreano. Nel novembre scorso a surriscaldare i rapporti sono state le manovre congiunte Washington-Seul nel Mar Giallo, con la dura reazione di Pyongyang sfociata in un'escalation militare e verbale senza precedenti.

Questa la cronologia:


12 Dicembre 2012 - la Corea del nord lancia un missile a lunga gittata, dopo il fallimentare tentativo di aprile. La comunità internazione denuncia la mossa del regime, mentre Pyongyang alza i toni della disputa escludendo la possibilità di nuovi negoziati. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu condanna il lancio di dicembre ritenuto "una sfida all'Onu e una violazione delle risoluzioni del Consiglio". Da parte sua la Corea del Nord annuncia l'intenzione di condurre il terzo test nucleare preventivo contro gli Usa.

12 febbraio 2013 - Pyongyang conduce, sotto lo sguardo preoccupato dei vicini del sud, dei cinesi, dei giapponesi e del resto della comunità internazionale, il suo ultimo test nucleare, il terzo dopo quello del 2006 e del 2009. Il test produce scosse sismiche artificiali in Corea del Sud e Giappone di magnitudo 5.1 sulla scala Richter secondo i rilevamenti della o US Geological Survey. "Una provocazione inaccettabile" tuona Washington mentre la Cina "si oppone fermamente" all'iniziativa dell'alleato. "La posizione della Cina -si legge in una nota del ministero degli Esteri- rimane quella di realizzare la denuclearizzazione della penisola, prevenire la proliferazione nucleare e mantenere la pace e la stabilità nella regione".

7 marzo 2013 - Dopo tre settimane di contrattazioni, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si chiude al Palazzo di Vetro per votare il nuovo pacchetto sanzioni contro Pyongyang sostenuto dagli Stati Uniti e, per la prima volta, dalla Cina.Tradizionalmente restia a inimicarsi il vicino, la Cina, che fino ad oggi si era limitata a condannare le iniziative del regime, scende in prima fila. "Bisogna mandare un segnale forte i risposta al fatto che i test nucleari (condotti da Pyongyang) vanno contro il volere della comunità internazionale" ha dichiarato l'ambasciatore cinese all'Onu Li Baodong. Salvo poi asserire il giorno seguente, per bocca del ministro degli Esteri Yang Jiechi,  che l'unica via per risolvere la questione è quella del dialogo e non delle sanzioni. I 15 membri approvano all'unanimità il documento. Il regime, che già poche ore prima l'inizio del meeting aveva minacciato di sferrare un attacco nucleare "preventivo" contro gli Stati Uniti e qualsiasi altra potenza ostile, va su tutte le furie.  

8 marzo 2013 - L'ira dei nordcoreani non tarda a esplodere. La conseguenza è l'annuncio di rendere nullo il patto di non aggressione nel 1991 che impegna alla risoluzione pacifica delle controversie tra le due Coree e alla prevenzione di incidenti militari tra i due Paesi. Non solo: a rischio anche la linea diretta d'emergenza con Seoul.

11 marzo 2013 - Nel sud della penisola le truppe di Seoul e Washington danno il via alle manovre militari congiunte, un'esercitazione denominata 'Key Resolve' e che durerà due settimane. Pyongyang taglia la "linea rossa" telefonica con Seul scagliandosi contro le manovre congiunte, considerate un test per l'invasione del suo territorio e denunciando il Trattato di non aggressione con Seoul.

19 marzo 2013 - Bombardieri Usa B-2 sorvolano la penisola coreana

20 marzo 2013 - Vengono sabotate le reti informatiche del Sud Corea, sospettata Pyongyang

27 marzo 2013 - la Corea del Nord taglia anche la linea di comunicazione militare con Seul: tutti i contatti intergovernativi e militari tra i due Paesi sono ufficialmente sospesi. "Da oggi le comunicazioni militari Nord-Sud saranno tagliate", rende noto l'agenzia ufficiale Kcna, citando un ufficiale militare. "Nella situazione in cui una guerra può scoppiare in qualsiasi momento, non c'e' alcun bisogno di mantenere le comunicazioni militari Nord-Sud", spiega poi al telefono un funzionario alla controparte sudcoreana prima che la linea fosse disconnessa; la fonte ha aggiunto che il collegamento rimarrà interrotto fino a quando "continueranno gli atti anacronistici e ostili" da parte di Seul.

30 marzo 2013 - La Corea del Nord annuncia di essere entrata in "stato di guerra" con il Sud.

31 marzo 2013 - La Corea del Sud annuncia nuove manovre militari congiunte con gli Usa nel mese aprile. Pyongyangminaccia: colpiremo le 3 basi Usa in Giappone. In risposta, gli Stati Uniti fanno sapere di aver spostato un numero imprecisato di caccia 'stealth' F-22 Raptor dal Giappone alla Corea del Sud.

1 aprile 2013 - La Corea del Sud si dice pronta a rispondere "con forza" a qualsiasi attacco sul suo territorio.

2 aprile 2013 - La Corea del Nord annuncia la decisione di riavviare l'impianto nucleare di Yongbyon, sede di un reattore messo a riposo nel 2007.

3 aprile 2013 - Pyongyang annuncia il blocco dell'accesso al complesso di Kaesong, zona industriale comune, operativa dal 2004, che si trova in territorio nordcoreano a 10 chilometri dalla frontiera. Un'iniziativa analoga era stata intrapresa nel marzo 2009 come protesta per  un'esercitazione militare congiunta tra Seul e gli Stati Uniti, ma il blocco era durato solo 24 ore.

mercoledì 3 aprile 2013

Italia Cina due storie simili



SINOGRAPH  Italia di Internet politica minaccia la Cina
Mentre dibattito online in Cina rappresenta un potenziale terreno di formazione per il futuro dialogo democratico, i pericoli della politica di Internet può essere visto nella crescita del "Movimento 5 Stelle" in Italia. Le voci prevalenti nel movimento di Beppe Grillo sono quelli più attivi sul web, e che pubblicano i commenti più pungenti. Tali, politica vulcaniche caotiche portano solo le masse a cercare leader radicali. - Francesco Sisci (3-apr-'13)

http://www.atimes.com/atimes/China/CHIN-01-030413.html

PECHINO - E ', se si vuole, la storia solita di due paesi: uno molto grande e piuttosto piccolo, uno sovrappopolata, uno di medie dimensioni, uno desiderosi di avere successo, i timidi altri. Entrambi sono antiche civiltà, pizza, spaghetti, e mangiatori di riso, superstizioso e appassionato di petardi, Marco Polo, l'arte e la buona cucina. Sì, i paesi sono la Cina e l'Italia, legato ormai in modo strano da rispettive - e indipendenti -. Recenti sviluppi politici e sociali

l'Italia nel secolo scorso è stato un banco di prova per esperimenti con nuove soluzioni politiche che hanno conseguenze globali. Il fascismo è nato in Italia nel 1920, anche se fiorì anche altrove e ha causato l'inizio della seconda guerra mondiale. Nel 1970, l'italiano filo-sovietico Partito Comunista sostenuto governi di coalizione che comprendeva filo-americani partiti, dimostrando che il comunismo potrebbe essere adattato ad un ambiente democratico. Così, ispirato riforme in URSS di Gorbaciov qualche anno più tardi, cosa che ha portato al crollo del comunismo in Europa del tutto.

Ci si chiede quindi se la nuova entità politica italiana il "MoVimento 5 Stelle", creato dal comico-gir-politico Beppe Grillo, porterà anche a qualcosa d'altro - e ciò che potrebbe essere. Il "MoVimento 5 Stelle" ha ottenuto un grande successo alle recenti elezioni italiane, pur rifiutando di entrare in contatto con gli elettori attraverso colloqui e dibattiti in TV, i mezzi tradizionali di campagna politica per gli ultimi cinque decenni.

Essa corteggiato voti per mezzo di vecchio stile incontri pubblici e di chat web moderne e Tweets sparato attraverso Internet e telefoni cellulari. Lui ed i suoi seguaci ha spiegato che questa è la democrazia web. In realtà, vi è qualcosa di estremamente moderno nel movimento politico di Grillo. Certo, il presidente americano Barack Obama ha capito l'importanza del web e basata su canzoni distribuite su slogan Facebook e Twitter. Ma lui continuava in TV e impegnati in tutte le attività della campagna tradizionali.

Grillo, al contrario, ha rifiutato apparizioni televisive, dibattiti politici, e persino interviste sulla stampa italiana, e questa sua immagine ingrandita, portandolo quasi il 25% dei voti. Internet è ed è stato il motivo di dibattiti interni. I candidati sono stati selezionati attraverso le elezioni finte sul web tra i sostenitori di Grillo, le discussioni politiche si sono svolte in chat web piuttosto che in ambienti fumosi. Non ci sono stati incontri, senza le cellule, e non comitati direttivi.

In realtà, questo non è l'unico elemento nuovo del partito di Grillo. Contrariamente a tutte le pratiche del passato, Grillo e il suo partner principale, Gianroberto Casalegno, ha scelto di non candidarsi al Parlamento. Nonostante ciò, questi due extra-parlamentari leader controllare tutti i loro deputati eletti in parlamento attraverso una serie di accordi vincolanti. Nel frattempo, i pochi leader migliori decidere la linea del partito in riunioni informali su telefonate. It non può suonare bene - la parte che sembra più un ente privato che un'organizzazione per promuovere il cambiamento politico ed effettiva partecipazione popolare -., Ma non ha finora fornito una organizzazione che funziona in modo simile, se non migliore, i vecchi sistemi di partito

che è, il partito di Grillo ha organizzato solo su Internet, senza alcuna delle trappole tradizionali della politica vecchi stile. Quindi questo tipo di associazione potrebbe anche essere possibile in qualsiasi paese in cui sono vietati organizzazioni di partito tradizionale, ma Internet e le telecomunicazioni sono molto sviluppati - quindi perché non la Cina?

Certo, Pechino ha da tempo individuato i pericoli potenzialmente pericolosi di organizzare su Internet, in particolare grazie agli avvertimenti dei finora sfortunata "rivoluzioni del gelsomino" in Tunisia, Egitto e Siria. Cina imparato che rivolte nel Xinjiang e Tibet sono stati resi possibili dalla rete Internet, e quindi ha deciso di non chiudere o vietare il web, ma di gestirlo, attraverso una serie di controlli che impediscono grandi proteste.

Tuttavia, il caso Bo Xilai ha dimostrato che il partito è ora vulnerabile non solo per l'opposizione dall'esterno (per esempio, pro-indipendenza proteste in Tibet o Xinjiang), ma anche le sfide per l'attuale leadership dall'interno. I membri del partito insoddisfatto con le politiche attuali, non ancora "anti-rivoluzionaria'', gruppo può, in chat web, gruppi, e le reti organizzate attraverso popolari siti web cinesi sociali, come QQ, Wechat, o anche Taobao.

Ecco politico, sociale, e dibattiti economici sono così diffusi e pervasivi che sono impossibili da controllare. Poi la politica finora è stato, saggiamente, di far emergere questi dibattiti più o meno liberamente al fine di rendere l'opposizione chiara e quindi fornire un monito per la guida di possibile pericoli. Questi pericoli possono essere nelle politiche che devono essere in posizione o persone che dovrebbero essere reclutati nella leadership o messo da parte.

In un certo senso, quindi, questi dibattiti web in Cina stanno diventando il campo di allenamento per una maggiore dibattito politico democratico, anche senza dibattiti aperti in TV o sui giornali, che rimangono molto prudenti rispetto al web. Qui la gente di leadership di partito, membri del partito, e comuni stanno imparando ad impegnarsi con gli altri e di sentirsi impegnati nel paese e la sua politica. Così tutti iniziare a sviluppare un più ampio senso di appartenenza, o  guishugan  (vedi  Xi deve dare inizio alla festa , Asia Times Online, 22 dicembre 2012).

, ma nell'esperienza di Grillo ci sono altri elementi che possono essere preoccupante per la Cina o di qualsiasi altro paese la sperimentazione con la democrazia web. Nell'esperienza Grillo, si può vedere che le voci prevalenti del movimento sono i più attivi sul web, registrando il più in chat, il più vocale, e quelli con i commenti più pungenti.

In un certo senso , è quella stessa situazione vede l'emergere di leadership in una folla, come la letteratura premio Nobel Elias Canetti ha osservato nei suoi classici  Messe e di potenza . Nella sua caotica, esuberante, lava-come forma, le masse trovano il loro leader tra i più estreme, radicali, gente vivace e scartare, rifiutare, e persino distruggere le più ragionevoli, le menti più fresche.

Ciò è evidente nella retorica di Grillo, che è piena di ironia, battute e osservazioni stravaganti, che il lettore non sa se prendere al valore nominale o meno. Non esiste un'analisi fredda o proposte chiare, ma slogan destinato a suscitare emozioni per i tempi-rivoluzionarie e di non governare un paese. Questo linguaggio è simile a quello stile della Rivoluzione Culturale etichettatura si possono trovare in molti cinesi chat room, dove le persone chiamano l'un l'altro i nomi invece di sezionare gli argomenti e offrendo soluzioni ai numerosi problemi del paese.

In Cina, la retorica pubblica sembra non si sono evoluti dai tempi della Rivoluzione Culturale, e si pervade lo spirito di molti intellettuali che credono, come durante la Rivoluzione Culturale, che l'unico un rivoluzionario può essere un critico del governo e che lo status quo in esame deve essere rovesciato. Può essere vero o no, ma questo è in realtà in contrasto con l'esperienza di . degli ultimi tre decenni, che hanno dimostrato il valore e risultati positivi dalle riforme incrementali

Eppure le credenze di questi intellettuali cinesi provengono dalla tradizione comunista, che ignora l'impatto delle riforme sul cambiamento - e la Cina è governata da un partito che si chiama comunista. Nel frattempo, le riforme, che sono stati gli strumenti di governo e di cambiamento di Pechino per gli ultimi 30 anni, sono considerati l'unico mezzo per il cambiamento in paesi capitalisti, che si oppongono apertamente il comunismo e la sua rivoluzione. Ci sono un sacco di ironia, e molto spazio per migliorare.

Poi, in un certo senso, per eliminare il pericolo latente rivoluzionario di così gran parte della retorica Internet, che funziona con la logica di una folla esuberante, il partito al governo attuale deve chiaramente separata dal retaggio della sua comunista . radici rivoluzionarie Lo spirito di questo è stato evidente infatti per secoli i cinesi: le regole e la retorica necessaria per ottenere il potere (tradizionalmente conducendo una rivolta contadina, come ha fatto Liu Bang, fondatore della dinastia Han, e Mao Zedong) non può essere le stesse regole e la retorica utilizzata per mantenere il potere. Questi elementi sono chiari alla Cina, come Pechino è chiaro circa la presa sul serio di Internet e la sua influenza politica in servizio interno processo decisionale.

Questo ci riporta in Italia. Se il percorso per future riforme è più o meno evidente in Cina, non è affatto chiaro in Italia, dove nessuno finora è stato in grado di controllare l'effetto valanga del Grillo / Internet sulla politica italiana. Nessuno ha sfidato Grillo sul suo terreno casa, Internet, e nessuno lo ha sfidato per la sua retorica rivoluzionaria, sia attraverso la realizzazione di alcune delle riforme ragionevoli lui proposte (ridurre gli enormi costi della politica italiana) o per contestare una parte della sua demagogia (un salario minimo per "essere un'' cittadino, un misura che possa marcire la spina dorsale dell'economia italiana).

Poi, con o senza Grillo, il desiderio di rivoluzione è in crescita in Italia. Il tessuto sociale ed economico del paese è certamente troppo forte per suggerire una vera e propria rivoluzione in Italia. Con circa cinque milioni di piccole e medie imprese, oltre l'80% delle persone che possiedono almeno una casa, e lavori umili concesse a cittadini di seconda classe (circa due milioni di immigrati stranieri con diritto di poca o nessuna), non c'è proprio nessuno che vuole davvero di trasformare il paese a testa in giù. Ma questo non significa che non ci siano aspirazioni di cambiamento radicale, e finora solo Grillo è stato in grado di dare una voce e una forma a questa aspirazione, in quanto l'economia nazionale è a spirale verso il basso e fare tutto peggio.

Ecco, non vi è alcuna percorso chiaro in anticipo. Nessuno è chiaro su ciò che Grillo vuole fare, se ottiene il potere, probabilmente egli stesso non lo sa. Nessuno è chiaro l'impatto che striscia crisi economiche a Cipro e la Slovenia potrebbe avere sugli equilibri debole politica in Italia e quindi sulla solidità globale dell'euro.

Ciò rende la situazione molto critica in Italia per tutti, ma è difficile intervenire e sapere cosa riserva il futuro per il paese, mentre i venti rivoluzionari diventano più forti.

Anche in questo caso la Cina è diversa. Considerando che la leadership è forte e impostare obiettivi a lungo termine per i prossimi 10 o 20 anni, la sua società è e si sente debole. La maggior parte delle persone hanno una casa o un pezzo di terra (oltre l'80% della popolazione), ma si tratta di diritti acquisiti di recente, e molte persone restano dubbi su di loro. Molti hanno fatto i soldi, ma anti-corruzione campagne sono state di routing su molti a causa di alleanze politiche per questo o quel partito capo. Molti con i soldi sono stati quindi fuggire dal paese e si sentono incerti sulle loro fortune.

Nel frattempo, gli altri sono in arrivo, sgomitare la loro strada attraverso quelli che stanno lasciando. Plus, valori sociali, culturali, etici e stanno cambiando ad un ritmo veloce, in modo che una generazione avverte i suoi valori non sono più valide per il prossimo, e nel giro di pochi anni, c'è poco o nulla da trasmettere. Questi elementi creano un gruppo instabile di affari  leader e anche una base instabile per l'interazione sociale e morale. In politica, ci sono feroci lotte di potere, ma è tutto nascosto, il che rende difficile per chiunque di misurare o controllare, e anche rendendo difficile prevedere come si dovrebbe impostare le vele di opportunità di business.

In altre parole, la società cinese è instabile come la dirigenza cerca di mostrare fermezza. E così è vero, se la dirigenza dovesse dividere, tutto il paese sarebbe tremare e agitare. Ma poi di nuovo, se la leadership rimane unita, la massa della società si sposterà in avanti.

Nulla di tutto questo è chiaro in Italia. Grillo potrebbe guidare l'Italia fuori dall'euro, e quindi avviare una ripartizione della moneta e di una crisi finanziaria globale con implicazioni imprevedibili.

Francesco Sisci  è un editorialista del quotidiano italiano Il Sole 24 Ore La sua e-mail è fsisci@gmail.com